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Legge Opg, operatori della salute mentale protagonisti non custodi.

 La lettera aperta a Governo e Regioni di FP CGIL  e FP CGIL Medici

 

Superamento Ospedale Psichiatrici Giudiziari “meno Rems più servizi di salute mentale”: alcune Regioni si stanno muovendo ...

Uno dei punti qualificanti della legge 81/2014, che ha convertito con modifiche il Decreto Legge 52/2014, è lo spostamento del focus dalle misure di sicurezza detentive alle misure di sicurezza alternative alla detenzione, con l'obbligo per le Asl di formulare entro il 15 luglio progetti di presa in carico per la dimissione degli attuali internati, motivando in maniera circostanziata le eventuali circostanze che li non rendono possibili. Questo ha rimesso finalmente il processo di superamento degli Opg nei binari della L.180.
Da quanto enunciato consegue per le Regioni la possibilità, prevista esplicitamente dalla nuova legge (*) , di diminuire il numero dei posti delle Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza detentive o “mini Opg”) e di riconvertire il budget verso i Dipartimenti di salute mentale. Va ricordato che le Regioni, tutte tranne il Veneto, avevano previsto un numero di 1022 di Rems, che supera il numero dei 894 internati - di cui 91 donne presenti al 9 gennaio nei sei Opg.
Abbiamo notizie, seppure informali, che alcune Regioni si stanno muovendo positivamente verso questo obbiettivo:

  • la Toscana che prevederebbe di diminuire il numero dei posti di Rems, passando dai 28 già deliberati a 7-10 in una sezione del carcere di Empoli.
  • In questa direzione pare muoversi pure la Lombardia, che aveva già deliberato 240 posti di Rems tra Castiglione, 120, e l'altra metà in reparti di due ospedali e di un ex manicomio, Limbiate (anche se qui l’impresa è ardua: i numeri previsti di Rems sono un’enormità …)
  • La regione Emilia Romagna ha già dichiarato che rispetterà i termini della proroga per chiudere l'Opg in relazione ai suoi cittadini, indipendentemente dalla apertura della Rems.
  • nfine la regione Friuli Venezia Giulia, già prima della legge, con delibera n. 744 del 17 aprile 2014, aveva rimodulato la precedente delibera del luglio 2013, che prevedeva 10 posti nella struttura di Maniago (Pn), in posti da mettere a disposizione della magistratura per l'esecuzione delle Misure di sicurezza detentiva, così allocati: 4 posti nella struttura residenziale di Maniago, 4 posti in una struttura sanitaria di accoglienza di Udine, 2 posti in una struttura struttura sanitaria di accoglienza di Duino Aurisina (Ts). Si tratta quindi di posti, che pur rispondendo ai requisiti della L.9/12, saranno allocati in strutture della salute mentale, qui di non "dedicate".

Ci auguriamo che altre Regioni assumano queste scelte, ma per questo è necessario che la scadenza del 15 giugno, prevista dalla legge per rivedere i progetti regionali sulle Rems, non sia inderogabile.

Peraltro alcune Regioni, quali il Piemonte (che si è dichiarata disponibile a ridurre le Rems) e l'Abruzzo, non avranno a quella data ancora le nuove Giunte, quindi potranno eventualmente solo fare una dichiarazione di intenti per la diminuzione dei posti di Rems, come sollecitano i comitati Stopopg locali.


(*) Decreto Legge 52/2014 coordinato con Legge 81/2014 Articolo 1 comma 1 bis: Entro il 15 giugno 2014, le regioni possono modificare i programmi presentati in precedenza al fine di provvedere alla riqualificazione dei dipartimenti di salute mentale, di contenere il numero complessivo di posti letto da realizzare nelle strutture sanitarie di cui al comma 2 e di destinare le risorse alla realizzazione o riqualificazione delle sole strutture pubbliche”;

OGGETTO: RICHIESTA INCONTRO superamento ospedali psichiatrici giudiziari

Roma, 3 giugno 2014

Al Sottosegretario alla Salute on. Vito De Filippo

 

Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari alla prova del voto e della civiltà

 

di Anita Eusebi

Quasi fosse tutto uno scherzo estremo e pessimo, a partire dal decreto-legge del 22 dicembre 2011, n. 211, poi convertito con modificazioni dalla legge del 17 febbraio del 2012, n. 9, che fissava la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) al 31 marzo 2013, tale scadenza – ne avevamo parlato – sembrava essere stata in ultimo prorogata al 1° aprile 2017 su richiesta avanzata della Conferenza delle Regioni, in ragione dei tempi necessari per la costruzione delle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (rems).

Di risposta, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso 31 marzo 2014 un decreto-legge che, pur comprendendo e accogliendo in parte le preoccupazioni delle regioni, ha limitato l’ennesima proroga a un solo anno, ribadendo la necessità del definitivo superamento degli OPG in tempi rapidi, sulla scia di quanto discusso anche pochi giorni prima in occasione del convegno organizzato dalla Commissione Sanità del Senato della Repubblica Impegni per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Insomma, gli OPG chiuderanno il 31 marzo 2015.

Una proroga che è stata firmata dallo stesso Napolitano “con estremo rammarico”, ma insieme con “sollievo per gli interventi previsti nel decreto-legge per evitare ulteriori slittamenti e inadempienze, nonché per mantenere il ricovero in ospedale giudiziario soltanto quando non sia possibile assicurare altrimenti cure adeguate alla persona internata”. Anche Stefano Cecconi, portavoce di StopOPG, ha criticato la vergogna dell’ulteriore proroga e ribadito l’assoluta necessità di porre dei vincoli ben precisi ad essa, norme più stringenti a garanzia dell’effettivo superamento degli OPG e al tempo stesso del rafforzamento dei servizi di salute mentale sul territorio, a sostegno di percorsi e progetti individuali. Di qui la proposta di StopOPG di apportare degli emendamenti al decreto-legge del 31 marzo 2014, n. 52, relativo appunto alla proroga dei termini per il superamento degli OPG, per assicurarne maggiore incisività.

Dopo aver superato l’esame delle commissioni Giustizia e Sanità del Senato lo scorso 17 aprile, il testo del decreto con le modifiche richieste è stato discusso e approvato in Senato il 24 aprile, e pur non risolvendo tutte le criticità, costituisce certamente un miglioramento dell’attuale normativa. L’esame del provvedimento è stato quindi inviato in commissione alla Camera, dove il dibattito iniziato lo scorso 12 maggio è stato ora rinviato ad altra seduta. Tra le principali novità apportate dagli emendamenti al decreto: la possibilità per le regioni di rivedere i programmi sulle rems, riducendo i posti letto e reinvestendo i finanziamenti a favore dei servizi di salute mentale; l’obbligo dei programmi di dimissione; l’adozione di norma di misure alternative all’internamento; le condizioni socio-economiche di una persona e la mancanza di un progetto terapeutico non devono più giustificare pericolosità sociale, internamento e proroghe; la misura di sicurezza non può avere durata superiore a quella della pena, dunque un no chiaro ai cosiddetti ‘ergastoli bianchi’.

“Così il faticoso processo del superamento degli OPG può rientrare nei binari della legge 180, che chiudendo i manicomi restituì dignità, diritti e speranze a tante persone – ha dichiarato Cecconi –, anche se c’è naturalmente un grande lavoro da fare, nel solco sempre della legge 180, per dare forza ai servizi socio-sanitari e di salute mentale e rendere quantomeno residuale la necessità di regionalizzazione tramite le rems”. La 180, una legge che, approvata dal Parlamento il 13 maggio del 1978, solo pochi giorni fa ha festeggiato i suoi 36 anni. “Oggi di nuovo i parlamentari sono chiamati come allora a rispondere alla stessa domanda: ma questi internati, queste persone con disturbo mentale che hanno commesso un reato, sono o non sono cittadini? Valgono per loro i diritti della Costituzione? – ha commentato lo psichiatra Peppe Dell’Acqua – E malgrado tutto, questa legge comincia ad aprire degli spiragli e gli internati stanno diventando cittadini”.

Malgrado soprattutto un’accesa polemica dell’ultimo minuto: alcuni emendamenti sembrano infatti prestare il fianco a difficoltà interpretative e perplessità, emerse in particolare nelle prese di posizione da un lato dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) e del Coordinamento dei Magistrati di Sorveglianza (CONAMS) in un comunicato congiunto, e dall’altro di alcune società scientifiche di psichiatria ed epidemiologia firmatarie di una lettera aperta al ministro Lorenzin. Tra tutti, l’emendamento più contestato è quello secondo cui l’attribuzione della pericolosità sociale deve basarsi solo su criteri soggettivi e non socio-economici: le condizioni di vita individuale, familiare e sociale, sostengono i firmatari, "da sempre assumono importanza fondamentale nelle valutazioni della pericolosità sociale di tutti i soggetti siano o non siano essi infermi di mente".

L’Unione delle Camere Penali Italiane risponde alle critiche avanzate da ANM e CONAMS e puntualizza che questo provvedimento serve a fare in modo che la legge sia uguale per tutti, per i ricchi e per i poveri. E non tornare al celebre “chi non ha non è”. D’altro canto le società scientifiche rimproverano che l'utilizzo esclusivo di criteri soggettivi per determinare la pericolosità sociale di un individuo prefigurino il ritorno di un certo ‘lombrosianesimo’. “È un’accusa che non sta in piedi – replica Dell’Acqua –, l’emendamento dice semplicemente che le condizioni sociali ed economiche non devono portare con disinvoltura all’etichetta di socialmente pericoloso”.

Se alcune preoccupazioni sono certamente comprensibili e una seria riflessione comunque non guasta, altre lo sono davvero molto meno: l’accostamento da parte delle società scientifiche della lotta per il superamento degli OPG alle vicende ‘Di Bella’ e ‘Stamina’, tristemente note, resta assolutamente di cattivo gusto.

 

link al documento originale

Il Pensiero lungo di Aldo Moro

 

9 maggio 2014

“Durante i lavori della Costituente, il tema della condizione dell’infermo di mente fa capolino una prima volta in una proposta del giovane Aldo Moro che trovò subito seguito:

nessun trattamento sanitario può essere obbligatorio se non per legge. Non sono ammesse pratiche sanitarie lesive della dignità umana.

Questo il testo di un suo emendamento da cui prese forma, dopo alcune correzioni minori, il secondo comma dell’articolo 32 della Costituzione italiana. Moro illustrò le ragioni che lo inducevano ad avanzare la proposta, rilevando che:

si tratta di un problema di libertà individuale che non può non essere garantito dalla Costituzione, quello cioè di affermare che non possono essere imposte obbligatoriamente ai cittadini pratiche sanitarie, se non vi sia una disposizione legislativa, impedendo, per conseguenza, che disposizioni del genere possano essere prese dalle autorità senza l’intervento della legge.

Poi proseguiva:

Importante è anche l’altra parte dell’emendamento. Non soltanto ci si riferisce alla legge per determinare che i cittadini non possono essere assoggettati altrimenti a pratiche sanitarie, ma si pone anche un limite al legislatore, impedendo pratiche sanitarie lesive della dignità umana. L’esperienza storica recente dimostra l’opportunità che nella Costituzione italiana sia sancito un simile principio.”

Da: Il pensiero lungo. Franco Basaglia e la Costituzione. Daniele Piccione, Ed. Alpha Beta Verlag, Collana 180 Archivio Critico della Salute Mentale.

Oggi 9 Maggio, come non ricordare il ritrovamento del corpo di Aldo Moro.

Giovanissimo partecipa all’Assemblea Costituente facendosi promotore e anticipatore di quei principi che circa trent’anni dopo daranno corpo alla Legge 180.

Nell’assurda prigionia è costretto a vivere sulla sua pelle proprio la perdita di quei diritti e di quella libertà che aveva cercato di tutelare, di quella dignità che aveva posto come limite invalicabile nel rapporto tra il cittadino e le istiruzioni.

Quattro giorni dopo, il 13 Maggio 1978, la Legge 180, rifacendosi proprio a quei principi costituzionali, affermerà che:

“Gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari. Nei casi di cui per legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono e essere disposti dall’ autorità sanitaria nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura.”

(Art.1 L.180/1978)

Fonte: http://www.news-forumsalutementale.it/il-pensiero-lungo-di-aldo-moro/

La libertà è terapeutica. di Giuseppe Dell'Acqua (intervistato da Piazza Grande, il giornale di strada)

Piazza Grande, il giornale di strada

 

La libertà è terapeutica è una frase che continua a starci a cuore ed è la ragione per cui in tanti continuiamo a lavorare per buttare giù quest’ultimo muro che sono gli Opg”. A parlare è Giuseppe Dell’Acqua, psichiatra, classe ’47, salernitano d’origine ma friulano d’adozione. Allievo di Franco Basaglia e iniziatore, assieme a lui e a un ristretto gruppo di menti illuminate, di quel modello triestino che ha ridato dignità ai malati psichiatrici. Quella frase era scritta a caratteri cubitali sui muri dell’ex manicomio di Trieste ed è l’essenza dell’idea che i percorsi terapeutici non possono essere efficaci se coercitivi. “Per libertà bisogna intendere restituzione di diritto, ritorno o comunque ingresso nella cornice costituzionale per le persone che soffrono di disturbi mentali e a maggior ragione, per quelli che soffrono di disturbo mentale e hanno commesso un reato – dice Dell’Acqua – Ricordo anni fa un convegno aperto dal Cardinal Martini che partiva da uno slogan che faceva il verso al nostro, ovvero: ‘La cittadinanza è terapeutica’. Sono questi i punti fondamentali: libertà e cittadinanza, i diritti ed i bisogni primari, la libertà e quindi i bisogni radicali, restituire dignità, possibilità di innamorarsi, di sognare, tutto questo è terapeutico”.

Gli Opg saranno sostituiti dalle Rems, Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria. Quali differenze ci sono?

Queste strutture, come pensate dal legislatore, non sono diverse dagli Opg, dovrebbero essere soltanto più piccole e, nella fantasia di chi ha scritto quella legge, più belle, meglio arredate e più ‘sanitarizzate’. Anche se fosse così non cambierebbe molto. Allora mi domanderà, qual è la soluzione? Il problema è l’insensatezza colossale dell’Opg, di come vi si entra, di come si perdono i diritti, di come non si esce e di come si esce, forse, un giorno. È un meccanismo insensato che nasce da una preposizione ideologica, quella di dire che il malato di mente non è in grado di intendere e di volere, non ha responsabilità. Quando togliamo responsabilità a una persona la riduciamo all’inesistenza. Anche con le Rems. Il problema è capire se siamo in grado di spostare le risorse per rafforzare i Servizi di salute mentale territoriali, per garantire la presa in carico dei cittadini che hanno commesso un reato e hanno bisogno di cura, come di quelli che non hanno commesso reati.

E le Residenze sanitarie psichiatriche?

In realtà quel cambiamento di 35 anni fa presupponeva e presuppone, come il “modello triestino”, lo spostamento della cura e della riabilitazione nei luoghi di vita e non in luoghi speciali. Tutto questo ridurrebbe drasticamente o azzererebbe la necessità di un Opg. Oggi a Trieste negli Opg non c’è nessuno, nel Friuli che più o meno attua questo modello, c’è il numero più basso di presenze rispetto all’intera realtà nazionale. Le Residenze protette stanno alle Rems come quest’ultime agli Opg: rotto il grande istituto manicomiale ne abbiamo creati tanti altri, più piccoli e belli, ma sempre troppo strutturati. Le strutture non sono né terapeutiche né riabilitative. Oggi dopo 35 anni le persone nella maggior parte dei casi permangono negli Opg per periodi indefiniti, siamo arrivati a 25-30 anni. Non vi è una reale attività terapeutica, è delegata dal pubblico ai privati che, se va bene, sono buone cooperative, ma se va male non hanno le necessarie competenze. E poi queste residenze costano tantissimo, coprono il 70-80% dei bilanci per la salute mentale delle Regioni. Si spendono 5-6 mila euro al mese a posto letto per negare l’esistenza delle persone. Spendendo gli stessi soldi si potrebbero fare progetti differenti, far lavorare queste persone in cooperative con percorsi assistenziali e riabilitativi di tutt’altra natura, con un Dipartimento di salute mentale forte e capace di tenere la regia di tutti gli interventi e senza il pubblico debba delegare.

Quindi una soluzione è lasciare il paziente nella sua quotidianità?

Non solo a casa sua, ma anche in un gruppo di convivenza. Restituire i diritti significa restituire a una persona il diritto a essere processato e a essere punito. Siamo noi a dover capire se questa pena è il carcere. Questo non è scandaloso, perché si possono curare le persone in carcere, non è che negli Opg si curano meglio le persone anzi sono i Servizi di salute mentale che dovrebbero entrare nelle carceri. In questo modo le persone potrebbero essere titolari di un progetto terapeutico sotto forma per esempio di una misura di sicurezza come la libertà vigilata, lavorare alla mattina, al centro di salute mentale al pomeriggio, al gruppo teatrale o agli allenamenti di calcio e seguire le indicazioni terapeutiche del medico del centro. Per quale ragione i detenuti comuni vengono curati come le persone non detenute, mentre chi ha commesso un reato e ha un disturbo mentale, deve essere curato con uno strumento e all’interno di un luogo non terapeutico e dannoso come l’Opg? Fermo restando che il progetto terapeutico deve prevedere le cure e la riabilitazione ma anche la garanzia della sicurezza sociale.

Non si rischia così di creare sezioni speciali e ritornare al concetto dei vecchi manicomi?

Rimanere in carcere e aver bisogno di cure psichiatriche è qualcosa di diverso che andare nei manicomi criminali anche nel caso si facesse una sezione speciale. In carcere io continuo a essere una persona, ho il diritto a essere un cittadino, ho diritto alla certezza della pena anche se sono all’interno di un percorso terapeutico mirato. Il concetto è questo: chi commette un reato va in carcere dove, se necessario, viene curato sino a che non esce o va in una Rems. Queste devono essere poche e specializzate e offrire un programma riabilitativo: la permanenza nelle Rems sarà temporanea, da 18 a 33 mesi al massimo. Con la certezza della pena e delle terapie si ridà dignità alla persona.

a cura di Maurizio Tonellotto

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12 maggio 2014

 

Salute Mentale, CGIL: suscita ancora speranze la Legge 180 !

L'importante è che abbiamo dimostrato che l'impossibile può diventare possibile. Franco Basaglia

 

 

 

 

 

 

 

 

La legge 180, approvata il 13 maggio 1978, ha posto fine a secoli di abusi. Con la liberazione delle persone internate nei manicomi ha restituito cittadinanza e dignità. Abolendo la funzione repressiva della psichiatria ha dato un contributo formidabile allo sviluppo della democrazia e delle libertà nel nostro Paese. Il valore della legge 180 sta proprio nella sua spinta liberatrice e nella visione di società solidale e giusta che descrive.

Certo sappiamo bene quale siano la fatica, le inadempienze e i ritardi nell’attuare la legge 180 e nel garantire il diritto alla salute e alle cure. E per questo dobbiamo continuare la mobilitazione contro le assurde politiche di austerity che colpiscono il welfare e per ottenere risorse per la salute mentale. Per garantire 24 ore su 24 la “presa in carico” delle persone e dei loro familiari nei servizi territoriali, con Centri di Salute Mentale accoglienti, servizi domiciliari e residenziali e per l’inclusione lavorativa, abitativa e sociale: per riconoscere così diritti e piena cittadinanza.

In queste ore siamo impegnati, nel comitato stopOPG, affinché il Parlamento approvi finalmente la nuova legge per chiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari: questa è un’altra tappa di civiltà, che a 36 anni dalla legge 180 suscita nuove speranze a chi crede che la tutela della salute sia un diritto fondamentale, in una società che include, che accoglie, che soccorre, in cui ogni essere umano ha piena cittadinanza.

 

p. CGIL nazionale
Vera Lamonica Segretaria confederale
Stefano Cecconi  Responsabile Politiche della Salute

 

 

Roma, 13 maggio 2014

Resoconto del dibattito sulla conversione in Legge del decreto 52/2014 OPG in Aula alla Camera oggi 12.5.2014

In allegato il Resoconto del dibattito sulla conversione in Legge del decreto 52/2014 OPG in Aula alla Camera oggi 12.5.2014

Il seguito del dibattito è stato rinviato ad altra seduta.

Sono riportati gli interventi dei Relatori di maggioranza (Mattiello e Patriarca) e del sottosegretario alla Giustizia Ferri, a favore dell’approvazione del testo come uscito dal Senato. Quindi gli interventi dei deputati Miotto (PD), Binetti (SC), Beni (PD), Bianchi (NCD), Giuliani (PD), Piazzoni (SEL), i quali, pur con diverse argomentazioni, si dichiarano a favore del provvedimento. Infine, gli interventi dei deputati D’Alessandro (Forza Italia), Businarolo,  Andrea Cecconi, Baroni (Mov5 stelle) e Rondini (Lega Nord), anche qui con diverse argomentazioni, contrari al provvedimento.

Confermiamo che serve fare presto e bene, approvando il testo uscito dal Senato e lavorando per applicare la nuova legge.

Come abbiamo già scritto “… sappiamo che resta da modificare il Codice Penale per abolire l’OPG e la logica del “doppio binario”, che separa il destino degli autori di reato “folli” da quello dei “sani”, come accadeva al tempo dei manicomi. Tuttavia, se ora la legge verrà approvata potremo pensare che veramente nel 2015 si chiuderanno gli Opg, scandalo per un paese appena civile, senza la loro regionalizzazione (tramite le Rems, che a questo punto devono diventare quantomeno residuali) e che il numero delle persone internate potrà essere ridotto ad un numero esiguo. … C’è naturalmente un grande lavoro da fare, nel solco della legge 180, per dare forza ai servizi socio sanitari e di salute mentale, non dimenticando la situazione spesso drammatica dei detenuti in carcere”.

Un caro saluto

Stefano Cecconi

Considerazioni sulle prese di posizione di una parte dell’establishment della psichiatria italiana in ordine alle modalità di chiusura e superamento degli Opg (di Luigi Benevelli)

Nella discussione in corso alla Camera sulla conversione del Decreto legge 52/2104, ha fatto irruzione il grido di allarme di una parte dell’establishment della psichiatria italiana che intende porre paletti e distinguo nell’attribuzione delle competenze ( e delle responsabilità) della gestione dei percorsi di salute delle persone internate negli ospedali psichiatrici giudiziari.
Premetto che anch’io giudico inaccettabile e offensiva l’associare coloro che non hanno mai smesso di battersi per la chiusura dei manicomi giudiziari  con i Di Bella e i Vanoni, liquidarli come fuori dalla “scienza medica” e dalla “psichiatria scientifica”: a quando l’azione dei sei Presidenti  per la espulsione dagli Ordini e dai Collegi professionali di colleghi ignoranti  e sconsiderati che minaccerebbero con le loro idee bizzarre  l’integrità delle persone e la sicurezza delle comunità?  
I firmatari della lettera alla ministra Lorenzin (vedi Quotidiano Sanità) precisano che i servizi di salute mentale, in quanto servizi sanitari, possono occuparsi solo di pazienti psichiatrici adulti e non certo di problemi giudiziari e nemmeno di “controllo sociale”. A sostegno di tale condizione si cita il fatto che le Regioni, nell’applicazione della 833/78 si sono date articolazioni organizzative e amministrative  per le quali, anche se non sempre e non da tutte le parti, l’assistenza ai cittadini con “disturbi cerebrali organici” o “dipendenze patologiche” è affidata a squadre di professionisti sanitari ad hoc  e separata da quelle che si occupano di “psichiatria adulti”. I firmatari dell’appello sembrano assumere come “naturali”, “scientificamente fondate” tali separazioni, e negare l’esistenza di aree di confine da attraversare, la possibilità di utili sinergie. Certo, la psichiatria è tutt’altro che onnipotente, ma appare singolare la spinta ad asserragliarsi nella propria “casamatta” proprio quando si prospetta l’esigenza di costruire, allargare percorsi per persone che soffrono di gravi problemi di salute mentale, forte stigma. Per di più, le persone internate negli opg sono per gran parte note ai Dsm che, al di là del come le hanno assistite prima che commettessero il reato, avrebbero dovuto già da tempo averle seguite (almeno per la parte “sanitaria”) anche nei luoghi di internamento. Come noto, gli “ergastoli bianchi” conseguono a proroghe  della attestazione di “pericolosità sociale” per il fatto che non c’è nessuno che si occupi efficacemente di offrire alternative all’internamento. Addirittura i firmatari della lettera pensano a un circuito assistenziale separato, di custodia, per persone, come abbiamo visto, per gran parte a loro note, in quanto autrici di reato. Sarebbe interessante sapere che cosa concretamente si stia facendo, nel rispetto della legge che ha attribuito alle Regioni l’assistenza sanitaria penitenziaria, per assicurare la presenza di servizi di salute mentale nelle carceri italiane.
E quanto al rifiuto di assumersi compiti di “controllo sociale”, sarebbe utile alla chiarezza della discussione che ci si dicesse dei protocolli adottati negli Spdc italiani a regolamentare le contenzioni meccaniche dei pazienti, intese come “terapie”, o ci si riferisse delle collaborazioni offerte, a Milano ma non solo, ad amministrazioni locali che chiedevano elenchi di pazienti in carico ai Dsm giudicati “pericolosi”.
La “reazione” dei sottoscrittori della lettera alla ministra ci mostra quello che sappiamo da tempo, che l’Opg fa comodo a molti, anche fra gli operatori dei servizi di salute mentale e che, se non ci fossero stati la denuncia del senatore Marino e l’impegno delle associazioni che aderiscono al cartello Stopopg a rilanciare l’urgenza della chiusura, saremmo ancora qui con meno speranze di riuscire a farcela.
Purtroppo questa ultima uscita ci dice anche che una parte dell’establishment della psichiatria italiana è ancora lontano dall’accettare di misurarsi  con le questioni e le culture della “salute mentale”.

 

Luigi Benevelli

Mantova, 10 maggio 2014
 

Conversione in legge del Decreto Legge 52/2014 sul superamento OPG, primo resoconto del dibattito in Aula al Senato.

Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 236 del 23/04/2014

SENATO DELLA REPUBBLICA------ XVII LEGISLATURA ------

236a SEDUTA PUBBLICA - RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 23 APRILE 2014 (Pomeridiana)

Fonte: Senato
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=hotresaula
 

Superamento Ospedali Psichiatrici Giudiziari: Friuli Venezia Giulia anticipa applicazione legge, regione free OPG …

“Anche dalla nota trasmessa ai Presidenti delle Regioni da StopOPG (Marco Cavallo) emerge una richiesta di predisporre strutture e individuare terapie diverse da quelle al momento ipotizzabili”… Così inizia la Delibera della Giunta Regionale del FVR sul superamento degli OPG …vai alla DELIBERA (allegato)

Lo scorso 7 marzo la Giunta presieduta da Deborah Serracchiani, in coerenza con un emendamento presentato da Franco Rotelli, che presiede la commissione sanità del consiglio regionale, ha approvato una nota di indirizzo in previsione del superamento degli attuali Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

Anche dalla nota affidata a Marco Cavallo alla partenza da Trieste dalla stessa Serracchiani e trasmessa ai Presidenti delle Regioni emerge la richiesta di predisporre percorsi e individuare terapie diverse da quelle al momento ipotizzabili. In particolare si ipotizzano misure diverse da quelle detentive, e in genere restrittive della libertà personale, a favore di altri programmi terapeutici individualizzati che sembrano coerenti con l’impostazione oggi seguita per tutti i percorsi psichiatrici introdotta dalla riforma Basaglia.

Nel corso della seduta di Giunta l’Assessore alla Sanità ha fatto presente che il primo programma presentato dalla Regione al Ministero della Salute verrà rimodulato nell’ottica di favorire l’esecuzione di misure di sicurezza alternative all’ospedale psichiatrico giudiziario, contribuendo alla costruzione di progetti terapeutico riabilitativi individuali. Ha evidenziato che l’esiguo numero di persone friulane e giuliane, attualmente internate in OPG, sono già tutte prese in carico dai servizi per la salute mentale i quali, in collaborazione con la Magistratura di Sorveglianza, hanno formulato specifici programmi terapeutico riabilitativi individuali finalizzati ad accompagnarle verso situazioni alternative, con tempistiche diverse nel rispetto dei bisogni individuali di cura e riabilitazione.

È di questi giorni l’approvazione della legge di proroga. Quanto si legge tra gli articoli e gli emendamenti rafforza gli indirizzi della regione FVG. Potrebbe essere la prima OPG free?

Fonte: Forum Salute Mentale

Approvati dalle Commissioni Giustizia e Sanità del Senato importanti emendamenti al decreto-legge 52/2014 sul superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari

Una breve sintesi

Gli emendamenti approvati migliorano le norme sul superamento degli OPG. Ora bisogna insistere: le Regioni devono impegnarsi per superare gli OPG senza riprodurre la logica manicomiale che si avrebbe con il proliferare delle Rems (che a questo punto possono e devono diventare quantomeno “residuali”).

Cosa prevedono gli emendamenti:

Le Regioni (tramite le Asl e i loro Servizi di salute mentale) devono presentare, entro giugno 2014, i programmi individualizzati di dimissione dagli Opg, per renderle effettivamente possibili.

  • D’ora in avanti la misura di sicurezza provvisoria non può essere disposta in Opg, mentre oggi costituisce una quota rilevante degli internamenti “impropri”.
  • Indicazione ai magistrati (anche di sorveglianza) di disporre di norma l’esecuzione di misura di sicurezza alternativa all’internamento in OPG, la sola mancanza di programmi terapeutico riabilitativi individuali o la precarietà dello condizioni di vita non costituisce elemento idoneo a supportare il giudizio di pericolosità sociale: cioè non può esserci internamento perché i servizi sociosanitari non prendono in carico il malato.
  • Il baricentro degli interventi per superare gli OPG inizia finalmente a spostarsi sulle “misure alternative” (come prevedono le sentenze della Corte Costituzionale) e sui progetti di cura e riabilitazione per le persone anziché sui miniOpg (le Rems). E perciò un apposito emendamento dispone che le regioni possono modificare i programmi presentati in precedenza (sarebbe meglio dire “devono”): per destinare i finanziamenti alla riqualificazione dei DSM e contenere il numero complessivo di posti letto nelle Rems (con risorse solo per strutture pubbliche). Sono poi previsti corsi di formazione per gli operatori del settore (per i quali però bisogna disporre con chiarezza che non svolgono funzioni di custodia). Inoltre, il rispetto delle impegni per il superamento degli OPG vale come adempimento sul rispetto dei LEA, quindi serve anche per premi e sanzioni. Forse si può tentare di più, magari ponendo anche un termine alle proroghe della misura di sicurezza, causa dei famigerati “ergastoli bianchi”.
  • Infine è prevista l’attivazione del Tavolo per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, che relaziona al Parlamento ogni 3 mesi.

 

Certo sappiamo che resta da modificare il Codice Penale per abolire l’OPG e la logica del “doppio binario”, che separa il destino degli autori di reato “folli” da quello dei “sani”, come accadeva al tempo dei manicomi. Tuttavia, se ora la legge verrà approvata in aula al Senato (e poi alla Camera), potremo pensare che veramente nel 2015 si chiuderanno gli Opg, scandalo per un paese appena civile, senza la loro regionalizzazione (tramite le Rems) e che il numero delle persone internate potrà essere ridotto ad un numero esiguo.

C’è naturalmente un grande lavoro da fare, nel solco della legge 180, per dare forza ai servizi socio sanitari e di salute mentale, non dimenticando la situazione spesso drammatica dei detenuti in carcere. Anche per questo sarebbe utile prevedere la stipula di protocolli di collaborazione Regioni/Magistratura per facilitare l’attuazione delle norme.

La pagina web del Senato con gli ordini del giorno e gli emendamenti: c’è scritto quali sono stati approvati

p. stopOPG
Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice

La XII Commissione Igiene e Sanità del Senato ha approvato all’unanimità un’importante risoluzione, che impegna il Governo a rendere “più forti” le norme sul superamento degli OPG.

La XII Commissione Igiene e Sanità del Senato ha approvato all’unanimità un’importante risoluzione, che impegna il Governo a rendere “più forti” le norme sul superamento degli OPG.

Avevamo chiesto che dopo il Decreto di proroga della chiusura degli OPG il Parlamento stabilisse norme più stringenti nella conversione in legge della proroga . Questo è un primo importante segnale.

Riportiamo i principali impegni che la risoluzione del Senato assegna al Governo

 

ALLEGATI:

  1. Commento alla Risoluzione
  2. La Risoluzione della XII Commissione del Senato sugli OPG

 

 


 

Commento del Comitato StopOPG

La XII Commissione Igiene e Sanità del Senato - Affare assegnato 234” (ndR: relativo agli OPG) - ha approvato all’unanimità un’importante Risoluzione, che impegna il Governo a rendere “più forti” le norme sul superamento degli OPG.

Avevamo chiesto che dopo il Decreto di proroga della chiusura degli OPG il Parlamento stabilisse norme più stringenti nella conversione in legge della proroga . Questo è un primo importante segnale.

Riportiamo i principali impegni che la risoluzione del Senato assegna al Governo:

  • PROROGA: disporre che il termine per la chiusura definitiva degli OPG sia prorogato non oltre la data ultimativa del 1° aprile  2015.
  • DIMISSIONI: disporre che entro il 15 giugno 2014 le Regioni trasmettono al Ministero Salute e all’Autorità Giudiziaria i Programmi individualizzati di dimissione (degli internati al 31.3.2014), documentando puntualmente le ragioni che dovessero sostenere invece il ricovero in Opg (definito comunque come: eccezionale e transitorio). Questa disposizione è oggetto di verifica al tavolo degli adempimenti LEA (N.d.R.: quindi anche per premi e sanzioni alle Regioni).
  • RICONVERSIONE PROGRAMMI REMS/FONDI CONTO CAPITALE: disporre che entro il 15 giugno 2014 le Regioni possano rimodulare i programmi per l’utilizzo dei fondi in conto capitale, per riqualificare i Dipartimenti di Salute Mentale, limitare i posti letto nelle REMS, evitare ristrutturazione/realizzazione di strutture private.
  • SBOCCARE RISORSE CORRENTI: Accelerare l’assegnazione alle regioni delle risorse di parte corrente (N.d.R.: 38 milioni 2012 e 55 milioni all’anno dal 2013 in poi), che è fondamentale per la formazione e il reclutamento del personale dei servizi di salute mentale.
  • DURATA MASSIMA PERMANENZA NELLE REMS: introdurre una disposizione volta a fissare la durata massima della permanenza nelle REMS dei soggetti che siano giudicati pericolosi socialmente (N.d.R.: ciò vale per i futuri internati e non per gli attuali. Importante: perché indirettamente fissa un termine alla Misura di Sicurezza, e indebolisce la possibilità di proroga).
  • VIETATO RICOVERO PROVVISORIO E MISURA DI SICUREZZA PROVVISORIA IN REMS: vietare esplicitamente che nelle REMS possa aver luogo il ricovero provvisorio o l’applicazione provvisoria delle misure di sicurezza ai sensi dell’articolo 206 del Codice penale e secondo il procedimento di cui agli articoli 312 e 313 del Codice di procedura penale
  • COMMISSARIAMENTO REGIONI: nel caso in cui alla scadenza del termine del 1° aprile 2015 risultino ancora persone ricoverate negli OPG, il Governo, … provveda in via sostitutiva al fine di assicurare il superamento definitivo degli OPG;
  • CABINA REGIA SUPERAMENTO OPG: istituire una cabina di regia in cui siano rappresentate tutte le istituzioni coinvolte nel processo di superamento degli OPG, con funzioni di monitoraggio, stimolo e coordinamento, e con obbligo di periodica relazione al Parlamento.

Bisogna che gli impegni si traducano in norme certe e restano da “perfezionare” anche alcune parti del Decreto Legge 52/2014 di proroga (es. Protocolli d’intesa Regioni/Magistratura per favorire l’esecuzione di misure di sicurezza alternative a OPG (e Rems) previste all’articolo 1).

 

3 aprile 2014 - A cura di: Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Peppe Dell’Acqua, Denise Amerini

 

 

 

 

OPG chiusura rinviata con decreto: si protrae sofferenza, il Parlamento stabilisca norme più stringenti nella conversione in legge della proroga.

Comunicato stampa stopOPG

 

Roma, 1 aprile 2013.
Il primo aprile scadeva il termine fissato dalla legge per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari e invece, come previsto, il Governo ha approvato un decreto di proroga per un altro anno. Si protrae così la grande sofferenza per  le persone, quasi  mille, ancora internati nei sei Opg presenti sul territorio nazionale, definiti dal Presidente della Repubblica Napolitano strutture indegne per un Paese civile.

Avevamo detto che non era accettabile una proroga senza fissare precisi vincoli. In questo senso il nuovo decreto contiene due importanti novità: 1) tra sei mesi “commissariamento”per le regioni inadempienti 2) dovere del Giudice (anche di sorveglianza) di verificare se in luogo del ricovero in un OPG può essere adottata nei confronti dell’infermo di mente una diversa misura di sicurezza. Bisognerà capire quanto queste norme siano effettivamente “vincolanti”, ma, indubbiamente, si tratta di primi passi nella direzione auspicata. Anche se non bastano.

Ora lavoreremo in sede di conversione del decreto in legge per introdurre disposizioni più stringenti (es. obbligo dei progetti di cura e riabilitazione individuali), che favoriscano le dimissioni e le misure alternative alla detenzione, che, insieme al non invio in Opg delle misure di sicurezza provvisorie, possono davvero “svuotare” l’Opg. Ciò vuol dire far diventare le REMS - i cosiddetti “mini Opg” regionali previsti dalla legge - “inutili” o quantomeno residuali. Per questo i finanziamenti destinati alla chiusura degli OPG vanno utilizzati subito per potenziare i servizi di salute mentale; ciò vale non solo per gli internati ma per tutti i cittadini, per rendere a pieno titolo efficace la Legge 180. Da ultimo deve essere fissato un termine alla misura di sicurezza, per porre fine ai tanti “ergastoli bianchi”.

Sappiamo che per abolire l’Opg, e fermare nuovi internamenti, bisogna cambiare il codice Rocco. A maggior ragione è importante che intanto il decreto riporti l’attuale processo di superamento degli Opg “nella carreggiata” della Legge 180, che chiudendo i manicomi ha tracciato la strada per restituire diritti e cittadinanza.

p. stopOPG nazionale

Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice

  sul Decreto di proroga   

 

DOCUMENTI

 

RASSEGNA STAMPA

   

 

 

Roma, 27 3 2014. StopOPG al Senato: intervento di Stefano Cecconi

 

Ringrazio la Presidente senatrice De Biasi, e i componenti della Commissione Igiene e Sanità del Senato, per aver organizzato questo seminario, su un argomento difficile per la politica, e che anzi possiamo definire scabroso.

Siamo ad un bivio decisivo: il primo aprile scadrà il termine fissato dalla legge per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Ma le Regioni, responsabili dell'assistenza sanitaria alle persone internate, non sono ancora pronte, nonostante le proroghe già concesse. E infatti il Governo ha già annunciato un nuovo decreto di proroga. Si protrae così la grande sofferenza per gli internati nei sei Opg presenti sul territorio nazionale, definiti dal Presidente della Repubblica Napolitano strutture indegne per un Paese civile.

I ritardi nella chiusura degli OPG sono dovuti ad un errore che era insito nella legge 9/2012 ma che è stato accentuato da un’interpretazione riduttiva delle norme: tutta l’attenzione si è concentrata sulla costruzione delle REMS come “sostituzione” dell’OPG. Ma l’OPG non si supera con dei “mini OPG” regionali, quali sono le Rems ! Si supera costruendo percorsi di cura e di riabilitazione che svuotino l’OPG e impediscano nuovi internamenti (in Opg e in Rems).

Per questo vi dico che non è accettabile una proroga senza fissare precisi vincoli.

Se il decreto si farà, deve contenere disposizioni stringenti, che favoriscano le dimissioni e le misure alternative alla detenzione. E disposizioni chiare per bloccare gli ingressi impropri in Opg (ad es. misura di sicurezza provvisoria) e porre fine alle proroghe, dovute in gran parte non alla pericolosità della persona ma all’incuria delle istituzioni che dovrebbero farsi carico dell’assistenza. Ciò è possibile anche fissando un termine alla misura di sicurezza: non può essere superiore alla durata della “corrispondente” pena detentiva. Oggi non è così e lo provano appunto le ripetute proroghe della misura, che conducono fino agli “ergastoli bianchi”.

Per prima il decreto deve creare una cabina di regia tra istituzioni (Ministeri della Salute e della Giustiza, Regioni), per guidare il superamento degli Opg e far scattare le funzioni commissariali. Quindi, come previsto dalle norme e dalle sentenze della Corte Costituzionale, permettere le dimissioni di gran parte degli attuali internati e prevenire futuri internamenti: con l’utilizzo di comunità, residenze, alloggi protetti, ecc, che garantiscono le cure necessarie e che permettono il recupero. Per questo il decreto deve “imporre” a tutte le regioni (Asl e Dipartimenti di Salute Mentale) la presentazione dei Progetti terapeutico riabilitativi individuali PTRI, già previsti dalla legge ma non obbligatori. Sono questi Progetti che permettono alla Magistratura di optare per misure alternative alla detenzione. Per questa operazione vanno utilizzati i finanziamenti destinati alla chiusura degli OPG, portarla a termine vuol dire potenziare i servizi di salute mentale per tutti i cittadini, non solo per gli internati. Ciò significa far diventare le REMS – i cosiddetti “mini Opg” regionali previsti dalla legge 9/2012 - “inutili” o quantomeno residuali e transitorie. Qui infatti sta uno degli errori alla base del ritardo: Governo e Regioni hanno interpretato il superamento degli OPG come mera regionalizzazione degli stessi. Con un dato paradossale: nelle REMS programmate in tutte le regioni sono previsti mille posti, più degli attuali internati ! (sono 894 secondo il DAP). Il decreto deve cambiare questa impostazione, anche per scongiurare che il personale sanitario sia adibito a funzioni di custodia anziché di cura.

Infine, sappiamo che è indispensabile una modifica sostanziale del Codice Rocco. Altrimenti resta “aperto il rubinetto” che alimenta gli Opg, mantenendo separati i destini dei “folli” da quelli dei “sani”, secondo la logica manicomiale. Chi commette un reato deve essere giudicato, scontare una pena se colpevole, e se ha bisogno di cure essere assegnato ad un “luogo” adatto, sapendo bene che né carcere né manicomio sono luoghi di cura.

Non possiamo però attendere la modifica dei Codici, il decreto intanto deve riportare l’attuale processo di superamento degli Opg “nella carreggiata della legge 180”. Nella strada segnata da Franco Basaglia, quando Marco Cavallo sfondando il primo muro del manicomio di Trieste iniziò a restituire cittadinanza a migliaia di uomini e di donne.

Stefano Cecconi

stopOPG al Senato: report del seminario “Impegni per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Per non sprecare una occasione di crescita civile del Paese"

 

© Archivio fotografico, Senato della Repubblica

 

 

il Report dell'iniziativa

Il seminario, organizzato il 27 marzo 2014 alle ore 13:30 a Roma (Sala Zuccari via della Dogana vecchia, 29), dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato presieduta da Emilia Grazia De Biasi, si è aperto con gli interventi del Presidente del Senato Pietro Grasso e del Sindaco di Roma Ignazio Marino

Durante i lavori sono intervenuti per il comitato stopOPG, tra gli altri: Peppe Dell’Acqua, Federico Scarpa, Girolamo Digilio e don Pippo Insana. Nella tavola rotonda presieduta dalla senatrice De Biasi, con il Vice Ministro della Giustizia Costa, il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo e l’Assessore Carlo Lusenti in rappresentanza delle Regioni, è intervenuto per stopOPG Stefano Cecconi
Alla presidenza del Seminario: i Vice Presidenti della XII Commissione senatori Maurizio Romani e Maria Rizzotti, e la senatrice Nerina Dirindin.
Straordinaria l’interpretazione che l’attore Danilo Carlo Nigrelli ha fatto de “Il Dialogo di Marco Cavallo e il Drago con gli Internati di Montelupo…”
Nell’occasione stopOPG ha presentato il documento "Le proposte: NO a proroghe senza vincoli, per l’ effettivo superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e il rafforzamento dei servizi di salute mentale"

Al Seminario erano presenti Rappresentanti delle Associazioni componenti il Comitato stopOPG nazionale:
Antigone: Patrizio Gonnella
A Buon Diritto: Grazia Serra, Valentina Calderone
Ass. Casa Accoglienza Barcellona P.diG.: Don Pippo Insana
CGIL: Stefano Cecconi, Nicola Marongiu, Claudio Cervellini
Cittadinanzattiva: Francesca Moccia, Adriano Amadei
CNV Giustizia: Don Sandro Spriano
Fondazione Basaglia: Maria Grazia Giannichedda
Forum Droghe: Giorgio Bignami
Forum Salute Mentale: Peppe Dell’Acqua, Federico Scarpa, Anita Eusebi
Forum Nazionale per il diritto alla salute delle persone private della libertà: Vincenzo Saulino
FP CGIL: Cecilia Taranto, Denise Amerini
FP CGIL Medici: Massimo Cozza
LegaCoop Sociali: Gianluigi Bettoli
Unasam: Girolamo Digilio

Inoltre erano presenti rappresentanti dei Comitati stopOPG regionali di: Piemonte,  Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna

 

I Documenti

Gli Interventi

Audio Video

Le Immagini

la Rassegna Stampa

I Materiali

 

                          

   

 

 

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