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Il Pensiero lungo di Aldo Moro

 

9 maggio 2014

“Durante i lavori della Costituente, il tema della condizione dell’infermo di mente fa capolino una prima volta in una proposta del giovane Aldo Moro che trovò subito seguito:

nessun trattamento sanitario può essere obbligatorio se non per legge. Non sono ammesse pratiche sanitarie lesive della dignità umana.

Questo il testo di un suo emendamento da cui prese forma, dopo alcune correzioni minori, il secondo comma dell’articolo 32 della Costituzione italiana. Moro illustrò le ragioni che lo inducevano ad avanzare la proposta, rilevando che:

si tratta di un problema di libertà individuale che non può non essere garantito dalla Costituzione, quello cioè di affermare che non possono essere imposte obbligatoriamente ai cittadini pratiche sanitarie, se non vi sia una disposizione legislativa, impedendo, per conseguenza, che disposizioni del genere possano essere prese dalle autorità senza l’intervento della legge.

Poi proseguiva:

Importante è anche l’altra parte dell’emendamento. Non soltanto ci si riferisce alla legge per determinare che i cittadini non possono essere assoggettati altrimenti a pratiche sanitarie, ma si pone anche un limite al legislatore, impedendo pratiche sanitarie lesive della dignità umana. L’esperienza storica recente dimostra l’opportunità che nella Costituzione italiana sia sancito un simile principio.”

Da: Il pensiero lungo. Franco Basaglia e la Costituzione. Daniele Piccione, Ed. Alpha Beta Verlag, Collana 180 Archivio Critico della Salute Mentale.

Oggi 9 Maggio, come non ricordare il ritrovamento del corpo di Aldo Moro.

Giovanissimo partecipa all’Assemblea Costituente facendosi promotore e anticipatore di quei principi che circa trent’anni dopo daranno corpo alla Legge 180.

Nell’assurda prigionia è costretto a vivere sulla sua pelle proprio la perdita di quei diritti e di quella libertà che aveva cercato di tutelare, di quella dignità che aveva posto come limite invalicabile nel rapporto tra il cittadino e le istiruzioni.

Quattro giorni dopo, il 13 Maggio 1978, la Legge 180, rifacendosi proprio a quei principi costituzionali, affermerà che:

“Gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari. Nei casi di cui per legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono e essere disposti dall’ autorità sanitaria nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura.”

(Art.1 L.180/1978)

Fonte: http://www.news-forumsalutementale.it/il-pensiero-lungo-di-aldo-moro/

La libertà è terapeutica. di Giuseppe Dell'Acqua (intervistato da Piazza Grande, il giornale di strada)

Piazza Grande, il giornale di strada

 

La libertà è terapeutica è una frase che continua a starci a cuore ed è la ragione per cui in tanti continuiamo a lavorare per buttare giù quest’ultimo muro che sono gli Opg”. A parlare è Giuseppe Dell’Acqua, psichiatra, classe ’47, salernitano d’origine ma friulano d’adozione. Allievo di Franco Basaglia e iniziatore, assieme a lui e a un ristretto gruppo di menti illuminate, di quel modello triestino che ha ridato dignità ai malati psichiatrici. Quella frase era scritta a caratteri cubitali sui muri dell’ex manicomio di Trieste ed è l’essenza dell’idea che i percorsi terapeutici non possono essere efficaci se coercitivi. “Per libertà bisogna intendere restituzione di diritto, ritorno o comunque ingresso nella cornice costituzionale per le persone che soffrono di disturbi mentali e a maggior ragione, per quelli che soffrono di disturbo mentale e hanno commesso un reato – dice Dell’Acqua – Ricordo anni fa un convegno aperto dal Cardinal Martini che partiva da uno slogan che faceva il verso al nostro, ovvero: ‘La cittadinanza è terapeutica’. Sono questi i punti fondamentali: libertà e cittadinanza, i diritti ed i bisogni primari, la libertà e quindi i bisogni radicali, restituire dignità, possibilità di innamorarsi, di sognare, tutto questo è terapeutico”.

Gli Opg saranno sostituiti dalle Rems, Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria. Quali differenze ci sono?

Queste strutture, come pensate dal legislatore, non sono diverse dagli Opg, dovrebbero essere soltanto più piccole e, nella fantasia di chi ha scritto quella legge, più belle, meglio arredate e più ‘sanitarizzate’. Anche se fosse così non cambierebbe molto. Allora mi domanderà, qual è la soluzione? Il problema è l’insensatezza colossale dell’Opg, di come vi si entra, di come si perdono i diritti, di come non si esce e di come si esce, forse, un giorno. È un meccanismo insensato che nasce da una preposizione ideologica, quella di dire che il malato di mente non è in grado di intendere e di volere, non ha responsabilità. Quando togliamo responsabilità a una persona la riduciamo all’inesistenza. Anche con le Rems. Il problema è capire se siamo in grado di spostare le risorse per rafforzare i Servizi di salute mentale territoriali, per garantire la presa in carico dei cittadini che hanno commesso un reato e hanno bisogno di cura, come di quelli che non hanno commesso reati.

E le Residenze sanitarie psichiatriche?

In realtà quel cambiamento di 35 anni fa presupponeva e presuppone, come il “modello triestino”, lo spostamento della cura e della riabilitazione nei luoghi di vita e non in luoghi speciali. Tutto questo ridurrebbe drasticamente o azzererebbe la necessità di un Opg. Oggi a Trieste negli Opg non c’è nessuno, nel Friuli che più o meno attua questo modello, c’è il numero più basso di presenze rispetto all’intera realtà nazionale. Le Residenze protette stanno alle Rems come quest’ultime agli Opg: rotto il grande istituto manicomiale ne abbiamo creati tanti altri, più piccoli e belli, ma sempre troppo strutturati. Le strutture non sono né terapeutiche né riabilitative. Oggi dopo 35 anni le persone nella maggior parte dei casi permangono negli Opg per periodi indefiniti, siamo arrivati a 25-30 anni. Non vi è una reale attività terapeutica, è delegata dal pubblico ai privati che, se va bene, sono buone cooperative, ma se va male non hanno le necessarie competenze. E poi queste residenze costano tantissimo, coprono il 70-80% dei bilanci per la salute mentale delle Regioni. Si spendono 5-6 mila euro al mese a posto letto per negare l’esistenza delle persone. Spendendo gli stessi soldi si potrebbero fare progetti differenti, far lavorare queste persone in cooperative con percorsi assistenziali e riabilitativi di tutt’altra natura, con un Dipartimento di salute mentale forte e capace di tenere la regia di tutti gli interventi e senza il pubblico debba delegare.

Quindi una soluzione è lasciare il paziente nella sua quotidianità?

Non solo a casa sua, ma anche in un gruppo di convivenza. Restituire i diritti significa restituire a una persona il diritto a essere processato e a essere punito. Siamo noi a dover capire se questa pena è il carcere. Questo non è scandaloso, perché si possono curare le persone in carcere, non è che negli Opg si curano meglio le persone anzi sono i Servizi di salute mentale che dovrebbero entrare nelle carceri. In questo modo le persone potrebbero essere titolari di un progetto terapeutico sotto forma per esempio di una misura di sicurezza come la libertà vigilata, lavorare alla mattina, al centro di salute mentale al pomeriggio, al gruppo teatrale o agli allenamenti di calcio e seguire le indicazioni terapeutiche del medico del centro. Per quale ragione i detenuti comuni vengono curati come le persone non detenute, mentre chi ha commesso un reato e ha un disturbo mentale, deve essere curato con uno strumento e all’interno di un luogo non terapeutico e dannoso come l’Opg? Fermo restando che il progetto terapeutico deve prevedere le cure e la riabilitazione ma anche la garanzia della sicurezza sociale.

Non si rischia così di creare sezioni speciali e ritornare al concetto dei vecchi manicomi?

Rimanere in carcere e aver bisogno di cure psichiatriche è qualcosa di diverso che andare nei manicomi criminali anche nel caso si facesse una sezione speciale. In carcere io continuo a essere una persona, ho il diritto a essere un cittadino, ho diritto alla certezza della pena anche se sono all’interno di un percorso terapeutico mirato. Il concetto è questo: chi commette un reato va in carcere dove, se necessario, viene curato sino a che non esce o va in una Rems. Queste devono essere poche e specializzate e offrire un programma riabilitativo: la permanenza nelle Rems sarà temporanea, da 18 a 33 mesi al massimo. Con la certezza della pena e delle terapie si ridà dignità alla persona.

a cura di Maurizio Tonellotto

redazione@piazzagrande.it    www.piazzagrande.it/giornale/

12 maggio 2014

 

Salute Mentale, CGIL: suscita ancora speranze la Legge 180 !

L'importante è che abbiamo dimostrato che l'impossibile può diventare possibile. Franco Basaglia

 

 

 

 

 

 

 

 

La legge 180, approvata il 13 maggio 1978, ha posto fine a secoli di abusi. Con la liberazione delle persone internate nei manicomi ha restituito cittadinanza e dignità. Abolendo la funzione repressiva della psichiatria ha dato un contributo formidabile allo sviluppo della democrazia e delle libertà nel nostro Paese. Il valore della legge 180 sta proprio nella sua spinta liberatrice e nella visione di società solidale e giusta che descrive.

Certo sappiamo bene quale siano la fatica, le inadempienze e i ritardi nell’attuare la legge 180 e nel garantire il diritto alla salute e alle cure. E per questo dobbiamo continuare la mobilitazione contro le assurde politiche di austerity che colpiscono il welfare e per ottenere risorse per la salute mentale. Per garantire 24 ore su 24 la “presa in carico” delle persone e dei loro familiari nei servizi territoriali, con Centri di Salute Mentale accoglienti, servizi domiciliari e residenziali e per l’inclusione lavorativa, abitativa e sociale: per riconoscere così diritti e piena cittadinanza.

In queste ore siamo impegnati, nel comitato stopOPG, affinché il Parlamento approvi finalmente la nuova legge per chiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari: questa è un’altra tappa di civiltà, che a 36 anni dalla legge 180 suscita nuove speranze a chi crede che la tutela della salute sia un diritto fondamentale, in una società che include, che accoglie, che soccorre, in cui ogni essere umano ha piena cittadinanza.

 

p. CGIL nazionale
Vera Lamonica Segretaria confederale
Stefano Cecconi  Responsabile Politiche della Salute

 

 

Roma, 13 maggio 2014

Resoconto del dibattito sulla conversione in Legge del decreto 52/2014 OPG in Aula alla Camera oggi 12.5.2014

In allegato il Resoconto del dibattito sulla conversione in Legge del decreto 52/2014 OPG in Aula alla Camera oggi 12.5.2014

Il seguito del dibattito è stato rinviato ad altra seduta.

Sono riportati gli interventi dei Relatori di maggioranza (Mattiello e Patriarca) e del sottosegretario alla Giustizia Ferri, a favore dell’approvazione del testo come uscito dal Senato. Quindi gli interventi dei deputati Miotto (PD), Binetti (SC), Beni (PD), Bianchi (NCD), Giuliani (PD), Piazzoni (SEL), i quali, pur con diverse argomentazioni, si dichiarano a favore del provvedimento. Infine, gli interventi dei deputati D’Alessandro (Forza Italia), Businarolo,  Andrea Cecconi, Baroni (Mov5 stelle) e Rondini (Lega Nord), anche qui con diverse argomentazioni, contrari al provvedimento.

Confermiamo che serve fare presto e bene, approvando il testo uscito dal Senato e lavorando per applicare la nuova legge.

Come abbiamo già scritto “… sappiamo che resta da modificare il Codice Penale per abolire l’OPG e la logica del “doppio binario”, che separa il destino degli autori di reato “folli” da quello dei “sani”, come accadeva al tempo dei manicomi. Tuttavia, se ora la legge verrà approvata potremo pensare che veramente nel 2015 si chiuderanno gli Opg, scandalo per un paese appena civile, senza la loro regionalizzazione (tramite le Rems, che a questo punto devono diventare quantomeno residuali) e che il numero delle persone internate potrà essere ridotto ad un numero esiguo. … C’è naturalmente un grande lavoro da fare, nel solco della legge 180, per dare forza ai servizi socio sanitari e di salute mentale, non dimenticando la situazione spesso drammatica dei detenuti in carcere”.

Un caro saluto

Stefano Cecconi

Considerazioni sulle prese di posizione di una parte dell’establishment della psichiatria italiana in ordine alle modalità di chiusura e superamento degli Opg (di Luigi Benevelli)

Nella discussione in corso alla Camera sulla conversione del Decreto legge 52/2104, ha fatto irruzione il grido di allarme di una parte dell’establishment della psichiatria italiana che intende porre paletti e distinguo nell’attribuzione delle competenze ( e delle responsabilità) della gestione dei percorsi di salute delle persone internate negli ospedali psichiatrici giudiziari.
Premetto che anch’io giudico inaccettabile e offensiva l’associare coloro che non hanno mai smesso di battersi per la chiusura dei manicomi giudiziari  con i Di Bella e i Vanoni, liquidarli come fuori dalla “scienza medica” e dalla “psichiatria scientifica”: a quando l’azione dei sei Presidenti  per la espulsione dagli Ordini e dai Collegi professionali di colleghi ignoranti  e sconsiderati che minaccerebbero con le loro idee bizzarre  l’integrità delle persone e la sicurezza delle comunità?  
I firmatari della lettera alla ministra Lorenzin (vedi Quotidiano Sanità) precisano che i servizi di salute mentale, in quanto servizi sanitari, possono occuparsi solo di pazienti psichiatrici adulti e non certo di problemi giudiziari e nemmeno di “controllo sociale”. A sostegno di tale condizione si cita il fatto che le Regioni, nell’applicazione della 833/78 si sono date articolazioni organizzative e amministrative  per le quali, anche se non sempre e non da tutte le parti, l’assistenza ai cittadini con “disturbi cerebrali organici” o “dipendenze patologiche” è affidata a squadre di professionisti sanitari ad hoc  e separata da quelle che si occupano di “psichiatria adulti”. I firmatari dell’appello sembrano assumere come “naturali”, “scientificamente fondate” tali separazioni, e negare l’esistenza di aree di confine da attraversare, la possibilità di utili sinergie. Certo, la psichiatria è tutt’altro che onnipotente, ma appare singolare la spinta ad asserragliarsi nella propria “casamatta” proprio quando si prospetta l’esigenza di costruire, allargare percorsi per persone che soffrono di gravi problemi di salute mentale, forte stigma. Per di più, le persone internate negli opg sono per gran parte note ai Dsm che, al di là del come le hanno assistite prima che commettessero il reato, avrebbero dovuto già da tempo averle seguite (almeno per la parte “sanitaria”) anche nei luoghi di internamento. Come noto, gli “ergastoli bianchi” conseguono a proroghe  della attestazione di “pericolosità sociale” per il fatto che non c’è nessuno che si occupi efficacemente di offrire alternative all’internamento. Addirittura i firmatari della lettera pensano a un circuito assistenziale separato, di custodia, per persone, come abbiamo visto, per gran parte a loro note, in quanto autrici di reato. Sarebbe interessante sapere che cosa concretamente si stia facendo, nel rispetto della legge che ha attribuito alle Regioni l’assistenza sanitaria penitenziaria, per assicurare la presenza di servizi di salute mentale nelle carceri italiane.
E quanto al rifiuto di assumersi compiti di “controllo sociale”, sarebbe utile alla chiarezza della discussione che ci si dicesse dei protocolli adottati negli Spdc italiani a regolamentare le contenzioni meccaniche dei pazienti, intese come “terapie”, o ci si riferisse delle collaborazioni offerte, a Milano ma non solo, ad amministrazioni locali che chiedevano elenchi di pazienti in carico ai Dsm giudicati “pericolosi”.
La “reazione” dei sottoscrittori della lettera alla ministra ci mostra quello che sappiamo da tempo, che l’Opg fa comodo a molti, anche fra gli operatori dei servizi di salute mentale e che, se non ci fossero stati la denuncia del senatore Marino e l’impegno delle associazioni che aderiscono al cartello Stopopg a rilanciare l’urgenza della chiusura, saremmo ancora qui con meno speranze di riuscire a farcela.
Purtroppo questa ultima uscita ci dice anche che una parte dell’establishment della psichiatria italiana è ancora lontano dall’accettare di misurarsi  con le questioni e le culture della “salute mentale”.

 

Luigi Benevelli

Mantova, 10 maggio 2014
 

Conversione in legge del Decreto Legge 52/2014 sul superamento OPG, primo resoconto del dibattito in Aula al Senato.

Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 236 del 23/04/2014

SENATO DELLA REPUBBLICA------ XVII LEGISLATURA ------

236a SEDUTA PUBBLICA - RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 23 APRILE 2014 (Pomeridiana)

Fonte: Senato
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=hotresaula
 

Superamento Ospedali Psichiatrici Giudiziari: Friuli Venezia Giulia anticipa applicazione legge, regione free OPG …

“Anche dalla nota trasmessa ai Presidenti delle Regioni da StopOPG (Marco Cavallo) emerge una richiesta di predisporre strutture e individuare terapie diverse da quelle al momento ipotizzabili”… Così inizia la Delibera della Giunta Regionale del FVR sul superamento degli OPG …vai alla DELIBERA (allegato)

Lo scorso 7 marzo la Giunta presieduta da Deborah Serracchiani, in coerenza con un emendamento presentato da Franco Rotelli, che presiede la commissione sanità del consiglio regionale, ha approvato una nota di indirizzo in previsione del superamento degli attuali Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

Anche dalla nota affidata a Marco Cavallo alla partenza da Trieste dalla stessa Serracchiani e trasmessa ai Presidenti delle Regioni emerge la richiesta di predisporre percorsi e individuare terapie diverse da quelle al momento ipotizzabili. In particolare si ipotizzano misure diverse da quelle detentive, e in genere restrittive della libertà personale, a favore di altri programmi terapeutici individualizzati che sembrano coerenti con l’impostazione oggi seguita per tutti i percorsi psichiatrici introdotta dalla riforma Basaglia.

Nel corso della seduta di Giunta l’Assessore alla Sanità ha fatto presente che il primo programma presentato dalla Regione al Ministero della Salute verrà rimodulato nell’ottica di favorire l’esecuzione di misure di sicurezza alternative all’ospedale psichiatrico giudiziario, contribuendo alla costruzione di progetti terapeutico riabilitativi individuali. Ha evidenziato che l’esiguo numero di persone friulane e giuliane, attualmente internate in OPG, sono già tutte prese in carico dai servizi per la salute mentale i quali, in collaborazione con la Magistratura di Sorveglianza, hanno formulato specifici programmi terapeutico riabilitativi individuali finalizzati ad accompagnarle verso situazioni alternative, con tempistiche diverse nel rispetto dei bisogni individuali di cura e riabilitazione.

È di questi giorni l’approvazione della legge di proroga. Quanto si legge tra gli articoli e gli emendamenti rafforza gli indirizzi della regione FVG. Potrebbe essere la prima OPG free?

Fonte: Forum Salute Mentale

Approvati dalle Commissioni Giustizia e Sanità del Senato importanti emendamenti al decreto-legge 52/2014 sul superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari

Una breve sintesi

Gli emendamenti approvati migliorano le norme sul superamento degli OPG. Ora bisogna insistere: le Regioni devono impegnarsi per superare gli OPG senza riprodurre la logica manicomiale che si avrebbe con il proliferare delle Rems (che a questo punto possono e devono diventare quantomeno “residuali”).

Cosa prevedono gli emendamenti:

Le Regioni (tramite le Asl e i loro Servizi di salute mentale) devono presentare, entro giugno 2014, i programmi individualizzati di dimissione dagli Opg, per renderle effettivamente possibili.

  • D’ora in avanti la misura di sicurezza provvisoria non può essere disposta in Opg, mentre oggi costituisce una quota rilevante degli internamenti “impropri”.
  • Indicazione ai magistrati (anche di sorveglianza) di disporre di norma l’esecuzione di misura di sicurezza alternativa all’internamento in OPG, la sola mancanza di programmi terapeutico riabilitativi individuali o la precarietà dello condizioni di vita non costituisce elemento idoneo a supportare il giudizio di pericolosità sociale: cioè non può esserci internamento perché i servizi sociosanitari non prendono in carico il malato.
  • Il baricentro degli interventi per superare gli OPG inizia finalmente a spostarsi sulle “misure alternative” (come prevedono le sentenze della Corte Costituzionale) e sui progetti di cura e riabilitazione per le persone anziché sui miniOpg (le Rems). E perciò un apposito emendamento dispone che le regioni possono modificare i programmi presentati in precedenza (sarebbe meglio dire “devono”): per destinare i finanziamenti alla riqualificazione dei DSM e contenere il numero complessivo di posti letto nelle Rems (con risorse solo per strutture pubbliche). Sono poi previsti corsi di formazione per gli operatori del settore (per i quali però bisogna disporre con chiarezza che non svolgono funzioni di custodia). Inoltre, il rispetto delle impegni per il superamento degli OPG vale come adempimento sul rispetto dei LEA, quindi serve anche per premi e sanzioni. Forse si può tentare di più, magari ponendo anche un termine alle proroghe della misura di sicurezza, causa dei famigerati “ergastoli bianchi”.
  • Infine è prevista l’attivazione del Tavolo per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, che relaziona al Parlamento ogni 3 mesi.

 

Certo sappiamo che resta da modificare il Codice Penale per abolire l’OPG e la logica del “doppio binario”, che separa il destino degli autori di reato “folli” da quello dei “sani”, come accadeva al tempo dei manicomi. Tuttavia, se ora la legge verrà approvata in aula al Senato (e poi alla Camera), potremo pensare che veramente nel 2015 si chiuderanno gli Opg, scandalo per un paese appena civile, senza la loro regionalizzazione (tramite le Rems) e che il numero delle persone internate potrà essere ridotto ad un numero esiguo.

C’è naturalmente un grande lavoro da fare, nel solco della legge 180, per dare forza ai servizi socio sanitari e di salute mentale, non dimenticando la situazione spesso drammatica dei detenuti in carcere. Anche per questo sarebbe utile prevedere la stipula di protocolli di collaborazione Regioni/Magistratura per facilitare l’attuazione delle norme.

La pagina web del Senato con gli ordini del giorno e gli emendamenti: c’è scritto quali sono stati approvati

p. stopOPG
Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice

La XII Commissione Igiene e Sanità del Senato ha approvato all’unanimità un’importante risoluzione, che impegna il Governo a rendere “più forti” le norme sul superamento degli OPG.

La XII Commissione Igiene e Sanità del Senato ha approvato all’unanimità un’importante risoluzione, che impegna il Governo a rendere “più forti” le norme sul superamento degli OPG.

Avevamo chiesto che dopo il Decreto di proroga della chiusura degli OPG il Parlamento stabilisse norme più stringenti nella conversione in legge della proroga . Questo è un primo importante segnale.

Riportiamo i principali impegni che la risoluzione del Senato assegna al Governo

 

ALLEGATI:

  1. Commento alla Risoluzione
  2. La Risoluzione della XII Commissione del Senato sugli OPG

 

 


 

Commento del Comitato StopOPG

La XII Commissione Igiene e Sanità del Senato - Affare assegnato 234” (ndR: relativo agli OPG) - ha approvato all’unanimità un’importante Risoluzione, che impegna il Governo a rendere “più forti” le norme sul superamento degli OPG.

Avevamo chiesto che dopo il Decreto di proroga della chiusura degli OPG il Parlamento stabilisse norme più stringenti nella conversione in legge della proroga . Questo è un primo importante segnale.

Riportiamo i principali impegni che la risoluzione del Senato assegna al Governo:

  • PROROGA: disporre che il termine per la chiusura definitiva degli OPG sia prorogato non oltre la data ultimativa del 1° aprile  2015.
  • DIMISSIONI: disporre che entro il 15 giugno 2014 le Regioni trasmettono al Ministero Salute e all’Autorità Giudiziaria i Programmi individualizzati di dimissione (degli internati al 31.3.2014), documentando puntualmente le ragioni che dovessero sostenere invece il ricovero in Opg (definito comunque come: eccezionale e transitorio). Questa disposizione è oggetto di verifica al tavolo degli adempimenti LEA (N.d.R.: quindi anche per premi e sanzioni alle Regioni).
  • RICONVERSIONE PROGRAMMI REMS/FONDI CONTO CAPITALE: disporre che entro il 15 giugno 2014 le Regioni possano rimodulare i programmi per l’utilizzo dei fondi in conto capitale, per riqualificare i Dipartimenti di Salute Mentale, limitare i posti letto nelle REMS, evitare ristrutturazione/realizzazione di strutture private.
  • SBOCCARE RISORSE CORRENTI: Accelerare l’assegnazione alle regioni delle risorse di parte corrente (N.d.R.: 38 milioni 2012 e 55 milioni all’anno dal 2013 in poi), che è fondamentale per la formazione e il reclutamento del personale dei servizi di salute mentale.
  • DURATA MASSIMA PERMANENZA NELLE REMS: introdurre una disposizione volta a fissare la durata massima della permanenza nelle REMS dei soggetti che siano giudicati pericolosi socialmente (N.d.R.: ciò vale per i futuri internati e non per gli attuali. Importante: perché indirettamente fissa un termine alla Misura di Sicurezza, e indebolisce la possibilità di proroga).
  • VIETATO RICOVERO PROVVISORIO E MISURA DI SICUREZZA PROVVISORIA IN REMS: vietare esplicitamente che nelle REMS possa aver luogo il ricovero provvisorio o l’applicazione provvisoria delle misure di sicurezza ai sensi dell’articolo 206 del Codice penale e secondo il procedimento di cui agli articoli 312 e 313 del Codice di procedura penale
  • COMMISSARIAMENTO REGIONI: nel caso in cui alla scadenza del termine del 1° aprile 2015 risultino ancora persone ricoverate negli OPG, il Governo, … provveda in via sostitutiva al fine di assicurare il superamento definitivo degli OPG;
  • CABINA REGIA SUPERAMENTO OPG: istituire una cabina di regia in cui siano rappresentate tutte le istituzioni coinvolte nel processo di superamento degli OPG, con funzioni di monitoraggio, stimolo e coordinamento, e con obbligo di periodica relazione al Parlamento.

Bisogna che gli impegni si traducano in norme certe e restano da “perfezionare” anche alcune parti del Decreto Legge 52/2014 di proroga (es. Protocolli d’intesa Regioni/Magistratura per favorire l’esecuzione di misure di sicurezza alternative a OPG (e Rems) previste all’articolo 1).

 

3 aprile 2014 - A cura di: Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Peppe Dell’Acqua, Denise Amerini

 

 

 

 

OPG chiusura rinviata con decreto: si protrae sofferenza, il Parlamento stabilisca norme più stringenti nella conversione in legge della proroga.

Comunicato stampa stopOPG

 

Roma, 1 aprile 2013.
Il primo aprile scadeva il termine fissato dalla legge per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari e invece, come previsto, il Governo ha approvato un decreto di proroga per un altro anno. Si protrae così la grande sofferenza per  le persone, quasi  mille, ancora internati nei sei Opg presenti sul territorio nazionale, definiti dal Presidente della Repubblica Napolitano strutture indegne per un Paese civile.

Avevamo detto che non era accettabile una proroga senza fissare precisi vincoli. In questo senso il nuovo decreto contiene due importanti novità: 1) tra sei mesi “commissariamento”per le regioni inadempienti 2) dovere del Giudice (anche di sorveglianza) di verificare se in luogo del ricovero in un OPG può essere adottata nei confronti dell’infermo di mente una diversa misura di sicurezza. Bisognerà capire quanto queste norme siano effettivamente “vincolanti”, ma, indubbiamente, si tratta di primi passi nella direzione auspicata. Anche se non bastano.

Ora lavoreremo in sede di conversione del decreto in legge per introdurre disposizioni più stringenti (es. obbligo dei progetti di cura e riabilitazione individuali), che favoriscano le dimissioni e le misure alternative alla detenzione, che, insieme al non invio in Opg delle misure di sicurezza provvisorie, possono davvero “svuotare” l’Opg. Ciò vuol dire far diventare le REMS - i cosiddetti “mini Opg” regionali previsti dalla legge - “inutili” o quantomeno residuali. Per questo i finanziamenti destinati alla chiusura degli OPG vanno utilizzati subito per potenziare i servizi di salute mentale; ciò vale non solo per gli internati ma per tutti i cittadini, per rendere a pieno titolo efficace la Legge 180. Da ultimo deve essere fissato un termine alla misura di sicurezza, per porre fine ai tanti “ergastoli bianchi”.

Sappiamo che per abolire l’Opg, e fermare nuovi internamenti, bisogna cambiare il codice Rocco. A maggior ragione è importante che intanto il decreto riporti l’attuale processo di superamento degli Opg “nella carreggiata” della Legge 180, che chiudendo i manicomi ha tracciato la strada per restituire diritti e cittadinanza.

p. stopOPG nazionale

Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice

  sul Decreto di proroga   

 

DOCUMENTI

 

RASSEGNA STAMPA

   

 

 

Roma, 27 3 2014. StopOPG al Senato: intervento di Stefano Cecconi

 

Ringrazio la Presidente senatrice De Biasi, e i componenti della Commissione Igiene e Sanità del Senato, per aver organizzato questo seminario, su un argomento difficile per la politica, e che anzi possiamo definire scabroso.

Siamo ad un bivio decisivo: il primo aprile scadrà il termine fissato dalla legge per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Ma le Regioni, responsabili dell'assistenza sanitaria alle persone internate, non sono ancora pronte, nonostante le proroghe già concesse. E infatti il Governo ha già annunciato un nuovo decreto di proroga. Si protrae così la grande sofferenza per gli internati nei sei Opg presenti sul territorio nazionale, definiti dal Presidente della Repubblica Napolitano strutture indegne per un Paese civile.

I ritardi nella chiusura degli OPG sono dovuti ad un errore che era insito nella legge 9/2012 ma che è stato accentuato da un’interpretazione riduttiva delle norme: tutta l’attenzione si è concentrata sulla costruzione delle REMS come “sostituzione” dell’OPG. Ma l’OPG non si supera con dei “mini OPG” regionali, quali sono le Rems ! Si supera costruendo percorsi di cura e di riabilitazione che svuotino l’OPG e impediscano nuovi internamenti (in Opg e in Rems).

Per questo vi dico che non è accettabile una proroga senza fissare precisi vincoli.

Se il decreto si farà, deve contenere disposizioni stringenti, che favoriscano le dimissioni e le misure alternative alla detenzione. E disposizioni chiare per bloccare gli ingressi impropri in Opg (ad es. misura di sicurezza provvisoria) e porre fine alle proroghe, dovute in gran parte non alla pericolosità della persona ma all’incuria delle istituzioni che dovrebbero farsi carico dell’assistenza. Ciò è possibile anche fissando un termine alla misura di sicurezza: non può essere superiore alla durata della “corrispondente” pena detentiva. Oggi non è così e lo provano appunto le ripetute proroghe della misura, che conducono fino agli “ergastoli bianchi”.

Per prima il decreto deve creare una cabina di regia tra istituzioni (Ministeri della Salute e della Giustiza, Regioni), per guidare il superamento degli Opg e far scattare le funzioni commissariali. Quindi, come previsto dalle norme e dalle sentenze della Corte Costituzionale, permettere le dimissioni di gran parte degli attuali internati e prevenire futuri internamenti: con l’utilizzo di comunità, residenze, alloggi protetti, ecc, che garantiscono le cure necessarie e che permettono il recupero. Per questo il decreto deve “imporre” a tutte le regioni (Asl e Dipartimenti di Salute Mentale) la presentazione dei Progetti terapeutico riabilitativi individuali PTRI, già previsti dalla legge ma non obbligatori. Sono questi Progetti che permettono alla Magistratura di optare per misure alternative alla detenzione. Per questa operazione vanno utilizzati i finanziamenti destinati alla chiusura degli OPG, portarla a termine vuol dire potenziare i servizi di salute mentale per tutti i cittadini, non solo per gli internati. Ciò significa far diventare le REMS – i cosiddetti “mini Opg” regionali previsti dalla legge 9/2012 - “inutili” o quantomeno residuali e transitorie. Qui infatti sta uno degli errori alla base del ritardo: Governo e Regioni hanno interpretato il superamento degli OPG come mera regionalizzazione degli stessi. Con un dato paradossale: nelle REMS programmate in tutte le regioni sono previsti mille posti, più degli attuali internati ! (sono 894 secondo il DAP). Il decreto deve cambiare questa impostazione, anche per scongiurare che il personale sanitario sia adibito a funzioni di custodia anziché di cura.

Infine, sappiamo che è indispensabile una modifica sostanziale del Codice Rocco. Altrimenti resta “aperto il rubinetto” che alimenta gli Opg, mantenendo separati i destini dei “folli” da quelli dei “sani”, secondo la logica manicomiale. Chi commette un reato deve essere giudicato, scontare una pena se colpevole, e se ha bisogno di cure essere assegnato ad un “luogo” adatto, sapendo bene che né carcere né manicomio sono luoghi di cura.

Non possiamo però attendere la modifica dei Codici, il decreto intanto deve riportare l’attuale processo di superamento degli Opg “nella carreggiata della legge 180”. Nella strada segnata da Franco Basaglia, quando Marco Cavallo sfondando il primo muro del manicomio di Trieste iniziò a restituire cittadinanza a migliaia di uomini e di donne.

Stefano Cecconi

stopOPG al Senato: report del seminario “Impegni per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Per non sprecare una occasione di crescita civile del Paese"

 

© Archivio fotografico, Senato della Repubblica

 

 

il Report dell'iniziativa

Il seminario, organizzato il 27 marzo 2014 alle ore 13:30 a Roma (Sala Zuccari via della Dogana vecchia, 29), dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato presieduta da Emilia Grazia De Biasi, si è aperto con gli interventi del Presidente del Senato Pietro Grasso e del Sindaco di Roma Ignazio Marino

Durante i lavori sono intervenuti per il comitato stopOPG, tra gli altri: Peppe Dell’Acqua, Federico Scarpa, Girolamo Digilio e don Pippo Insana. Nella tavola rotonda presieduta dalla senatrice De Biasi, con il Vice Ministro della Giustizia Costa, il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo e l’Assessore Carlo Lusenti in rappresentanza delle Regioni, è intervenuto per stopOPG Stefano Cecconi
Alla presidenza del Seminario: i Vice Presidenti della XII Commissione senatori Maurizio Romani e Maria Rizzotti, e la senatrice Nerina Dirindin.
Straordinaria l’interpretazione che l’attore Danilo Carlo Nigrelli ha fatto de “Il Dialogo di Marco Cavallo e il Drago con gli Internati di Montelupo…”
Nell’occasione stopOPG ha presentato il documento "Le proposte: NO a proroghe senza vincoli, per l’ effettivo superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e il rafforzamento dei servizi di salute mentale"

Al Seminario erano presenti Rappresentanti delle Associazioni componenti il Comitato stopOPG nazionale:
Antigone: Patrizio Gonnella
A Buon Diritto: Grazia Serra, Valentina Calderone
Ass. Casa Accoglienza Barcellona P.diG.: Don Pippo Insana
CGIL: Stefano Cecconi, Nicola Marongiu, Claudio Cervellini
Cittadinanzattiva: Francesca Moccia, Adriano Amadei
CNV Giustizia: Don Sandro Spriano
Fondazione Basaglia: Maria Grazia Giannichedda
Forum Droghe: Giorgio Bignami
Forum Salute Mentale: Peppe Dell’Acqua, Federico Scarpa, Anita Eusebi
Forum Nazionale per il diritto alla salute delle persone private della libertà: Vincenzo Saulino
FP CGIL: Cecilia Taranto, Denise Amerini
FP CGIL Medici: Massimo Cozza
LegaCoop Sociali: Gianluigi Bettoli
Unasam: Girolamo Digilio

Inoltre erano presenti rappresentanti dei Comitati stopOPG regionali di: Piemonte,  Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna

 

I Documenti

Gli Interventi

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Le Immagini

la Rassegna Stampa

I Materiali

 

                          

   

 

 

Gisella Trincas eletta Presidente UNASAM

Comunicato stampa

 

Prosegue l’impegno delle associazioni dei familiari che lottano per il pieno riconoscimento della dignità e del diritto alla guarigione per le persone con sofferenza mentale

 

Gisella Trincas, presidente dell'associazione sarda per l'attuazione della riforma psichiatrica è stata eletta presidente UNASAM, L'Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale. L’Assemblea dei Soci dell’UNASAM ha eletto il nuovo consiglio direttivo confermando Antonella Barbagallo Vice Presidente e  Giancarlo Castagnoli Tesoriere e Segretario. I componenti del nuovo consiglio direttivo nazionale sono Alessandro Sirolli, Pasqualino Cirino, Anna Maria De Angelis, Nicola Scola, Roberto Pezzano, Valerio Canzian, Carmela Azzano e Cosimo Venerito. I Presidenti Onorari sono Ernesto Muggia e Girolamo Digilio.

 

L’assemblea dell’Unasam denuncia la costante violazione dei diritti umani delle persone che vivono l’esperienza della sofferenza mentale e invita il mondo della politica a considerare la salute mentale come bene primario da tutelare. Unasam sollecita il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e di tutti i luoghi di internamento. Obbiettivo principale dell’Unasam è il riconoscimento alle persone della propria dignità, libertà, e del diritto a guarire e vivere come tutti nella società. L'Unasam non vuole nuove leggi, ma l’applicazione urgente delle buone leggi che in Italia sono state fatte.

 

Bologna, Venerdì 7 Marzo 2014.

G.U. 25-1-2014 : Progetto regionale Lombardia. Comunicati stampa Camera penale e Partito Democratico Milano

Comunicato stampa

Comunicato della Camera Penale di Milano e  il comunicato stampa del Gruppo Consiliare Partito Democratico del Comune di Milano (a firma Alessandro Giungi Presidente della Sottocommissione Carceri e Mirko Mazzali Vice Presidente della Sottocommissione Carceri), relativi alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 25 febbraio 2014 del decreto del 14 gennaio 2014 con il quale il Ministero della salute ha approvato il progetto regionale della Lombardia di costruzione di 4 strutture (Rems) che andranno a sostituire l'attuale Ospedale psichiatrico giudiziario.

 

StopOPG: NO a proroghe senza vincoli: proposte per l’ effettivo superamento degli OPG e il rafforzamento dei servizi di salute mentale

 

Per continuare il confronto che abbiamo aperto con il Ministero della Salute, della Giustizia e con il Parlamento, dopo gli incontri avvenuti a novembre e a dicembre 2013, crediamo utile avanzare alcune proposte. Come è noto, la Conferenza delle Regioni ha proposto un emendamento alla legge "milleproroghe" con cui chiede di rinviare al 1 aprile del 2017 la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Peraltro nella stessa Relazione al Parlamento sugli OPG dei Ministri della Salute e della Giustizia si scriveva apertamente della necessità di una simile proroga. La motivazione alla base della richiesta di proroga “di almeno quattro anni” è la necessità di tempi ulteriori “per avviare le procedure di gara per la scelta del progettista e dell’impresa esecutrice dei lavori” per la costruzione delle Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza  ( REMS).

Ribadiamo che rinviare ancora una volta la chiusura degli OPG - luoghi "indegni per un paese civile", come li ha definiti il Presidente Napolitano - è grave in sé, ma riteniamo sia intollerabile con una simile motivazione, che interpreta il superamento degli OPG come mera regionalizzazione degli stessi, e quindi come questione di “lavori pubblici”, innanzi tutto.  Con un dato paradossale: nelle REMS programmate dalle Regioni sono previsti mille posti, più degli attuali internati in OPG dato che la mobilitazione degli ultimi anni ha invertito il trend di crescita degli internamenti e ridotto a 836 il numero di persone attualmente in OPG.  Non era evidentemente questo lo “spirito” delle sentenze della Corte Costituzionale del 2003 e del 2004 né quello delle norme “originarie” per il superamento degli OPG, a partire dal DPCM del 2008. Atti ispirati ai principi introdotti nell’ordinamento dalla Legge 180 e dalla Riforma sanitaria, che dovevano finalmente, dopo la chiusura dei manicomi civili, interessare quelli giudiziari.

Ecco perché una ulteriore proroga della chiusura degli Opg è inaccettabile senza introdurre precisi vincoli di legge che favoriscano le dimissioni e le misure alternative alla detenzione, che frenino gli ingressi impropri (ad esempio gli invii in OPG come misura di sicurezza provvisoria ) e pongano fine alle proroghe della misura dovute in gran parte – ed è cosa nota - non alla pericolosità della persona ma all’incuria delle istituzioni che dovrebbero farsi carico di costruire un credibile progetto terapeutico riabilitativo individuale (PTRI). 

 

Cosa proponiamo di fare

Siamo convinti che la situazione attuale riproponga tre questioni che STOPOPG ha più volte evidenziato:

  1. Una vera e propria governance  del superamento degli OPG
  2. La modifica della Legge 9/2012 e della durata della misura di sicurezza detentiva
  3. Modifiche sostanziali del Codice Rocco

 

 

 1  E’ necessaria una vera e propria governance  del superamento degli OPG,

 in grado di stimolare e mettere in comunicazione i diversi attori interessati promovendo un loro agire non routinario.

Senza questa governance è fatale si verifichi ciò che abbiamo sotto gli occhi: il superamento dell’OPG derubricato a problema di lavori pubblici. Proponiamo perciò l’istituzione di una Autorità per il superamento degli Opg. A questa Autorità, composta paritariamente da rappresentanti dello Stato (Ministeri della Salute e della Giustizia) e delle Regioni e della Pubblica Amministrazione, va affidato il compito di accompagnare Regioni e ASL nel percorso di superamento degli OPG. Andrebbe inclusa tra le finalità di questo organismo la promozione di azioni quali la stipula di  protocolli di collaborazione tra Asl-DSM, Magistratura competente e DAP finalizzati: a garantire la consulenza, anche peritale, alla Magistratura da parte del DSM titolato a seguire la persona internata; alla presa in carico delle persone per il PTRI; a favorire le dimissioni e le misure alternative. Tali protocolli potrebbero assumere la forma di Accordi o di Intesa in Conferenza Unificata, o altre forme capaci comunque di introdurre pratiche virtuose nel funzionamento delle istituzioni.

L’Autorità per il superamento degli Opg vigila evidentemente sui tempi di attuazione del  superamento degli OPG, che vanno comunque fissati per legge con Intesa in Conferenza Unificata. Il Commissario (attualmente previsto al comma 9 della legge 9/2012) va individuato nell’ambito di tale Autorità.

 

 

 2  Sono necessari alcuni interventi di modifica della Legge 9/2012,

allo scopo di evitare che una sua rigida interpretazione si risolva in un indebolimento della normativa vigente (nota 1).
Occorre al contrario introdurre alcune disposizioni che a nostro avviso possono agevolare significativamente il conseguimento dell’obiettivo per cui pure la legge 9 è nata, ovvero il superamento dell’OPG.   In particolare, va modificato l’articolo  3 ter nei seguenti aspetti:

2.1. Il primo riguarda l’annoso e già citato problema della ampia quota di proroghe della misura di sicurezza dovute non alla pericolosità della persona ma all’incuria delle istituzioni che dovrebbero farsi carico di costruire un credibile progetto terapeutico riabilitativo individuale (PTRI).  I PTRI  devono essere resi obbligatori da disposizioni vincolanti che vanno introdotte nella legge, in modo da rendere più chiaro e cogente l’obbligo di presa in carico da parte delle Asl già previsto dal comma 6. Si deve disporre quindi che i programmi regionali di cui al comma 6 prevedano la presentazione obbligatoria dei PTRI, da parte di  ogni Asl/Dsm, entro 3 mesi dall’avvio dell’eventuale proroga. Vale a dire che tutte le Regioni devono disporre entro maggio dell’elenco nominativo di tutte le persone “dimissibili” e che entro il 1 luglio 2014 i DSM/Asl  “allertati” dalla Regione devono produrre un PTRI dettagliato e immediatamente esecutivo (nota 2)
Ciò serve, evidentemente, per rendere applicabile il comma 4, laddove prevede che “le persone che hanno cessato di essere socialmente pericolose devono essere senza indugio dimesse” (cosa che invece continua a non accadere e non cessano così le proroghe dovute alla mancanza di presa in carico da parte dei servizi nel territorio). Analogamente si provvede privilegiando misure non detentive si provvede nei confronti delle persone che la legge dispone non siano più ricoverate in OPG (e nemmeno in Rems) ma destinate al carcere (nota 3). Non possiamo dimenticare che il diritto all’assistenza sanitaria da parte delle persone detenute resta un drammatico vuoto da colmare.

2.2 Va anche affrontato il problema della durata della misura di sicurezza detentiva. Riteniamo sia realistico e urgente introdurre una disposizione che stabilisca che la durata massima della misura non può essere superiore alla durata della pena detentiva per il reato per il quale la persona è stata condannata. Questo anche allo scopo di evitare che il reiterarsi inerziale delle proroghe possa realizzare detenzioni abnormi per reati di scarso o nullo allarme sociale, o addirittura il  già tristemente noto fenomeno degli “ergastoli bianchi”.

2.3. Cruciale il tema dell’utilizzo dei Finanziamenti per i Budget di Salute. Le risorse correnti (comma 7 art. 3 ter) sono assegnate dalla Regione ai Dipartimenti di Salute Mentale delle singole Aziende Sanitarie Locali per finanziare i PTRI, tramite i “Budget di Salute”. Per evitare di indebolire ulteriormente i Dipartimenti di salute mentale, è necessario modificare la distribuzione delle risorse. Si propone che le risorse in conto capitale (comma 6) siano destinate prevalentemente (almeno nella misura del 70%) per consentire la costruzione o la riconversione di strutture finalizzate all’esecuzione di misure non detentive alternative al ricovero in Opg (e alle Rems) o all'assegnazione in Casa di cura e custodia (ad esempio per l’alloggio assistito). E in via residuale per la riconversione/realizzazione delle strutture richiamate dal comma 2 (Rems). A questo scopo, anche in ragione dell’eventuale proroga, le Regioni hanno tutto il temo per concordare con il Ministero della Salute come aggiornare/adeguare i programmi presentati per riconvertire le Rems.

2.3. E’inoltre necessario intervenire sul tema del personale, precisando che il personale, del SSN o “convenzionato” con esso, che si occupa delle persone destinatarie di misura di sicurezza deve essere  adibito esclusivamente a funzioni assistenziali.

2.4. Ci pare anche necessario, allo scopo di orientare e favorire l’azione dell’Autorità per il superamento degli OPG, prevedere un sistema che potremmo definire di “premi e sanzioni” . Prevedendo che costituiscano adempimenti delle Regioni, anche ai fini di premi e sanzioni ( e di eventuale commissariamento) ad esempio il rispetto delle previsioni relative all’obbligo di assicurare  i PTRI con relativo Budget di Salute, per favorire misure alternative, dimissioni ecc.; la  presentazione al Ministero dell’aggiornamento dei  Programmi di utilizzo delle risorse correnti (comma 7) e in conto capitale (comma 6).

2.5. Si propone infine di introdurre una modifica al comma 8 bis, che preveda debba essere presentata ogni anno (fino a data da stabilirsi …) la relazione al Parlamento attualmente prevista  solo per 2013.

 

 3  La terza questione: la modifica del Codice Rocco su cui riteniamo si debba intervenire è assolutamente decisiva per abolire gli OPG: è la  modifica della legge penale in tema di misura di sicurezza. Senza modifiche sostanziali del Codice Rocco non è possibile evitare gli effetti perversi della logica del doppio binario, che separa il destino del “reo folle” dal "reo sano” o dal “reo affetto da altre malattie". Questo tema va inserito nell’agenda parlamentare.

 

 


 

nota 1 - Il comma 1 dell’articolo 3 ter legge 9/2012 così dispone: Il completamento del processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari già previsto dall’allegato C del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1° aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 126 del 30 maggio 2008, e dai conseguenti accordi sanciti dalla Conferenza unificata ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nelle sedute del 20 novembre 2008, 26 novembre 2009 e 13 ottobre 2011, secondo le modalità previste dal citato decreto e dai successivi accordi è disciplinato ai sensi dei commi seguenti.
 

nota 2 - Le ASL devono inscrivere nel PAL un capitolo di spesa adeguato in modo che il DSM possa disporre di idoneo budget (es. fino a €  50.000 anno e fino a 3 anni per ogni internato in dimissione). il Ptri va gestito dal del DSM, con un’attenta regia e con una puntuale coprogettazione in caso di coinvolgimento di servizi del privato. Al meglio dovrebbero essere molteplici le compagini sociali e istituzionali che partecipano al progetto.

nota 3 - Ad esempio utilizzando Codice Procedura Penale Art. 286. Custodia cautelare in luogo di cura: Se la persona da sottoporre a custodia cautelare si trova in stato di infermità di mente che ne esclude o ne diminuisce grandemente la capacità di intendere o di volere, il giudice, in luogo della custodia in carcere, può disporre il ricovero provvisorio in idonea struttura del servizio psichiatrico ospedaliero, adottando i provvedimenti necessari per prevenire il pericolo di fuga. Il ricovero non può essere mantenuto quando risulta che l'imputato non è più infermo di mente.

 

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