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Chiusura Ospedali Psichiatrici Giudiziari: superare ritardi e incongruenze

Con oltre due mesi di ritardo la Conferenza delle Regioni ha finalmente nominato i propri rappresentanti nell’Organismo di coordinamento per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (previsto dalla nuova Legge n. 81/2014 all’articolo 1 comma 2 bis). Sono gli Assessori regionali alla Salute di: Emilia Romagna, Liguria, Puglia, Sardegna e Toscana che rappresenteranno tutte le regioni italiane.
L’Organismo ha il compito delicatissimo di esercitare funzioni di monitoraggio e di coordinamento delle iniziative assunte per garantire il completamento del processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari e di relazionare al Parlamento.
Sollecitiamo il Ministero della Salute a convocarlo immediatamente.
Il nuovo Organismo deve agire subito, perché vi sono ritardi e incongruenze nell’attuazione della nuova legge: dopo una flessione iniziale risultano in aumento i “nuovi ingressi” in Opg, mentre molte regioni invece di ridurre al minimo indispensabile i posti nelle Rems (i “mini Opg”) insistono per costruire queste neo strutture manicomiali, trascurando i progetti terapeutico riabilitativi individuali alternativi all’internamento.
Si profila così il rischio non solo di un’ulteriore inaccettabile proroga, ma di uno stravolgimento della nuova legge: i vecchi Opg sarebbero sostituiti da nuove strutture regionali di tipo manicomiale. Ancora una volta la custodia e la segregazione delle persone al posto della cura e del reinserimento sociale.
Per questo stopOPG riprende la sua mobilitazione: l’obbiettivo resta abolire le parti del codice penale che tengono in vita l’Opg e quindi la logica manicomiale. E nel frattempo attuare questa buona legge, che ha finalmente considerato l’Opg, come era il manicomio, luogo “inadatto” alla cura e ha fornito concrete opportunità per chiuderli.

Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Patrizio Gonnella

Roma, 15 settembre 2014

 

Chiusura OPG, stopOPG al sottosegretario alla Salute De Filippo: incontro per verificare rispetto scadenze di legge

Il comitato nazionale stopOPG scrive al Sottosegretario alla Salute on. Vito De Filippo rinnovando la richiesta di incontro (vedi la nota del 3 giugno scorso) e chiede informazioni sullo stato di attuazione della Legge 81/2014 sul superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, in particolare per verificare il rispetto (non burocratico) di alcune scadenze (vedi lettera)

  • Entro trenta giorni (ndr: 1 luglio 2014): attivare presso il Ministero della salute un organismo di coordinamento per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari
  • Entro il 15 giugno 2014: Modifica dei Programmi regionali per ridurre le Rems e riqualificare i Dipartimenti di Salute Mentale.
  • Entro 15 luglio 2014: Presentazione dei percorsi terapeutico-riabilitativi individuali di dimissione di ciascuna delle persone ricoverate

Siamo naturalmente interessati all’applicazione di quanto prevede la legge, al di là delle scadenze sopraindicate

Opg: a rischio scadenze attuazione legge.Il Comitato stop - Opg denuncia ritardi e poca chiarezza

(ANSA) - ROMA, 30 LUG - Scadenze a rischio per il percorso che deve portare alla chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari. La denuncia viene dal comitato Stop Opg, che segnala ritardi e poca chiarezza nell'attuazione di quanto previsto dalla Legge 81/2014 sul superamento degli ex manicomi criminali, in merito  all'assegnazione dei fondi e alla presentazione dei percorsi terapeutico-riabilitativi.

"Una buona legge rischia di esser vanificata da mancati adempimenti", riassume Stefano Cecconi, portavoce del comitato Stop Opg. Entro il primo luglio, ovvero entro a 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, doveva essere attivato presso il ministero della Salute un organismo di coordinamento per il superamento degli Opg. "Ci risulta sia stato emanato il decreto ministeriale, ma l'organismo non e' ancora operativo perche' le Regioni non hanno nominato i loro rappresentanti".

Scadeva invece il 15 giugno 2014 il termine per la modifica dei programmi regionali per ridurre le Rems e riqualificare i dipartimenti di Salute Mentale. "Ci risulta - commenta in merito Cecconi - che solo poche regioni si sono mosse in questo senso, ma e' anche vero che non hanno ancora ricevuto i finanziamenti previsti". Entro 15 luglio 2014, invece scadeva il termine per la presentazione dei percorsi terapeutico-riabilitativi individuali di dimissione di ciascuna delle persone ricoverate, ma commenta, "non ci risulta che questo termine sia stato rispettato". (ANSA).

Vedi anche 

Chiusura Ospedali Psichiatrici Giudiziari, stopOPG al sottosegretario alla Salute De Filippo: incontro per verificare rispetto scadenze di legge

 

Il comitato nazionale stopOPG scrive al Sottosegretario alla Salute on. Vito De Filippo rinnovando la richiesta di incontro (vedi la nota del 3 giugno scorso) e chiede informazioni sullo stato di attuazione della Legge 81/2014 sul superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, in particolare per verificare il rispetto (non burocratico) di alcune scadenze VEDI LETTERA stopOPG ALLEGATA:

  • Entro trenta giorni (ndr: 1 luglio 2014): attivare presso il Ministero della salute un organismo di coordinamento per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari
  • Entro il 15 giugno 2014: Modifica dei Programmi regionali per ridurre le Rems e riqualificare i Dipartimenti di Salute Mentale.
  • Entro 15 luglio 2014: Presentazione dei percorsi terapeutico-riabilitativi individuali di dimissione di ciascuna delle persone ricoverate

Siamo naturalmente interessati all’applicazione di quanto prevede la legge, al di là delle scadenze sopraindicate: vedi le proposte di stopOPG per applicare bene la legge 81/2014

 

 

p. stopOPG nazionale

Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Patrizio Gonnella, don Armando Zappolini

StopOPG Lazio scrive al Presidente Zingaretti

Con la nuova legge sugli OPG si aprono possibilità di grandi miglioramenti nelle modalità di dimissione dagli OPG soprattutto attraverso lo spostamento di almeno una parte delle risorse destinate ai posti letto delle REMS sui percorsi di riabilitazione e di inclusione sociale gestiti dai servizi di comunità

PAGINA SPECIALE - Approvata Legge 81/2014 testo coordinato con DL 52/2014 “…disposizioni urgenti in materia di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari“

Legge Opg, operatori della salute mentale protagonisti non custodi.

 La lettera aperta a Governo e Regioni di FP CGIL  e FP CGIL Medici

 

Superamento Ospedale Psichiatrici Giudiziari “meno Rems più servizi di salute mentale”: alcune Regioni si stanno muovendo ...

Uno dei punti qualificanti della legge 81/2014, che ha convertito con modifiche il Decreto Legge 52/2014, è lo spostamento del focus dalle misure di sicurezza detentive alle misure di sicurezza alternative alla detenzione, con l'obbligo per le Asl di formulare entro il 15 luglio progetti di presa in carico per la dimissione degli attuali internati, motivando in maniera circostanziata le eventuali circostanze che li non rendono possibili. Questo ha rimesso finalmente il processo di superamento degli Opg nei binari della L.180.
Da quanto enunciato consegue per le Regioni la possibilità, prevista esplicitamente dalla nuova legge (*) , di diminuire il numero dei posti delle Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza detentive o “mini Opg”) e di riconvertire il budget verso i Dipartimenti di salute mentale. Va ricordato che le Regioni, tutte tranne il Veneto, avevano previsto un numero di 1022 di Rems, che supera il numero dei 894 internati - di cui 91 donne presenti al 9 gennaio nei sei Opg.
Abbiamo notizie, seppure informali, che alcune Regioni si stanno muovendo positivamente verso questo obbiettivo:

  • la Toscana che prevederebbe di diminuire il numero dei posti di Rems, passando dai 28 già deliberati a 7-10 in una sezione del carcere di Empoli.
  • In questa direzione pare muoversi pure la Lombardia, che aveva già deliberato 240 posti di Rems tra Castiglione, 120, e l'altra metà in reparti di due ospedali e di un ex manicomio, Limbiate (anche se qui l’impresa è ardua: i numeri previsti di Rems sono un’enormità …)
  • La regione Emilia Romagna ha già dichiarato che rispetterà i termini della proroga per chiudere l'Opg in relazione ai suoi cittadini, indipendentemente dalla apertura della Rems.
  • nfine la regione Friuli Venezia Giulia, già prima della legge, con delibera n. 744 del 17 aprile 2014, aveva rimodulato la precedente delibera del luglio 2013, che prevedeva 10 posti nella struttura di Maniago (Pn), in posti da mettere a disposizione della magistratura per l'esecuzione delle Misure di sicurezza detentiva, così allocati: 4 posti nella struttura residenziale di Maniago, 4 posti in una struttura sanitaria di accoglienza di Udine, 2 posti in una struttura struttura sanitaria di accoglienza di Duino Aurisina (Ts). Si tratta quindi di posti, che pur rispondendo ai requisiti della L.9/12, saranno allocati in strutture della salute mentale, qui di non "dedicate".

Ci auguriamo che altre Regioni assumano queste scelte, ma per questo è necessario che la scadenza del 15 giugno, prevista dalla legge per rivedere i progetti regionali sulle Rems, non sia inderogabile.

Peraltro alcune Regioni, quali il Piemonte (che si è dichiarata disponibile a ridurre le Rems) e l'Abruzzo, non avranno a quella data ancora le nuove Giunte, quindi potranno eventualmente solo fare una dichiarazione di intenti per la diminuzione dei posti di Rems, come sollecitano i comitati Stopopg locali.


(*) Decreto Legge 52/2014 coordinato con Legge 81/2014 Articolo 1 comma 1 bis: Entro il 15 giugno 2014, le regioni possono modificare i programmi presentati in precedenza al fine di provvedere alla riqualificazione dei dipartimenti di salute mentale, di contenere il numero complessivo di posti letto da realizzare nelle strutture sanitarie di cui al comma 2 e di destinare le risorse alla realizzazione o riqualificazione delle sole strutture pubbliche”;

OGGETTO: RICHIESTA INCONTRO superamento ospedali psichiatrici giudiziari

Roma, 3 giugno 2014

Al Sottosegretario alla Salute on. Vito De Filippo

 

Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari alla prova del voto e della civiltà

 

di Anita Eusebi

Quasi fosse tutto uno scherzo estremo e pessimo, a partire dal decreto-legge del 22 dicembre 2011, n. 211, poi convertito con modificazioni dalla legge del 17 febbraio del 2012, n. 9, che fissava la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) al 31 marzo 2013, tale scadenza – ne avevamo parlato – sembrava essere stata in ultimo prorogata al 1° aprile 2017 su richiesta avanzata della Conferenza delle Regioni, in ragione dei tempi necessari per la costruzione delle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (rems).

Di risposta, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso 31 marzo 2014 un decreto-legge che, pur comprendendo e accogliendo in parte le preoccupazioni delle regioni, ha limitato l’ennesima proroga a un solo anno, ribadendo la necessità del definitivo superamento degli OPG in tempi rapidi, sulla scia di quanto discusso anche pochi giorni prima in occasione del convegno organizzato dalla Commissione Sanità del Senato della Repubblica Impegni per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Insomma, gli OPG chiuderanno il 31 marzo 2015.

Una proroga che è stata firmata dallo stesso Napolitano “con estremo rammarico”, ma insieme con “sollievo per gli interventi previsti nel decreto-legge per evitare ulteriori slittamenti e inadempienze, nonché per mantenere il ricovero in ospedale giudiziario soltanto quando non sia possibile assicurare altrimenti cure adeguate alla persona internata”. Anche Stefano Cecconi, portavoce di StopOPG, ha criticato la vergogna dell’ulteriore proroga e ribadito l’assoluta necessità di porre dei vincoli ben precisi ad essa, norme più stringenti a garanzia dell’effettivo superamento degli OPG e al tempo stesso del rafforzamento dei servizi di salute mentale sul territorio, a sostegno di percorsi e progetti individuali. Di qui la proposta di StopOPG di apportare degli emendamenti al decreto-legge del 31 marzo 2014, n. 52, relativo appunto alla proroga dei termini per il superamento degli OPG, per assicurarne maggiore incisività.

Dopo aver superato l’esame delle commissioni Giustizia e Sanità del Senato lo scorso 17 aprile, il testo del decreto con le modifiche richieste è stato discusso e approvato in Senato il 24 aprile, e pur non risolvendo tutte le criticità, costituisce certamente un miglioramento dell’attuale normativa. L’esame del provvedimento è stato quindi inviato in commissione alla Camera, dove il dibattito iniziato lo scorso 12 maggio è stato ora rinviato ad altra seduta. Tra le principali novità apportate dagli emendamenti al decreto: la possibilità per le regioni di rivedere i programmi sulle rems, riducendo i posti letto e reinvestendo i finanziamenti a favore dei servizi di salute mentale; l’obbligo dei programmi di dimissione; l’adozione di norma di misure alternative all’internamento; le condizioni socio-economiche di una persona e la mancanza di un progetto terapeutico non devono più giustificare pericolosità sociale, internamento e proroghe; la misura di sicurezza non può avere durata superiore a quella della pena, dunque un no chiaro ai cosiddetti ‘ergastoli bianchi’.

“Così il faticoso processo del superamento degli OPG può rientrare nei binari della legge 180, che chiudendo i manicomi restituì dignità, diritti e speranze a tante persone – ha dichiarato Cecconi –, anche se c’è naturalmente un grande lavoro da fare, nel solco sempre della legge 180, per dare forza ai servizi socio-sanitari e di salute mentale e rendere quantomeno residuale la necessità di regionalizzazione tramite le rems”. La 180, una legge che, approvata dal Parlamento il 13 maggio del 1978, solo pochi giorni fa ha festeggiato i suoi 36 anni. “Oggi di nuovo i parlamentari sono chiamati come allora a rispondere alla stessa domanda: ma questi internati, queste persone con disturbo mentale che hanno commesso un reato, sono o non sono cittadini? Valgono per loro i diritti della Costituzione? – ha commentato lo psichiatra Peppe Dell’Acqua – E malgrado tutto, questa legge comincia ad aprire degli spiragli e gli internati stanno diventando cittadini”.

Malgrado soprattutto un’accesa polemica dell’ultimo minuto: alcuni emendamenti sembrano infatti prestare il fianco a difficoltà interpretative e perplessità, emerse in particolare nelle prese di posizione da un lato dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) e del Coordinamento dei Magistrati di Sorveglianza (CONAMS) in un comunicato congiunto, e dall’altro di alcune società scientifiche di psichiatria ed epidemiologia firmatarie di una lettera aperta al ministro Lorenzin. Tra tutti, l’emendamento più contestato è quello secondo cui l’attribuzione della pericolosità sociale deve basarsi solo su criteri soggettivi e non socio-economici: le condizioni di vita individuale, familiare e sociale, sostengono i firmatari, "da sempre assumono importanza fondamentale nelle valutazioni della pericolosità sociale di tutti i soggetti siano o non siano essi infermi di mente".

L’Unione delle Camere Penali Italiane risponde alle critiche avanzate da ANM e CONAMS e puntualizza che questo provvedimento serve a fare in modo che la legge sia uguale per tutti, per i ricchi e per i poveri. E non tornare al celebre “chi non ha non è”. D’altro canto le società scientifiche rimproverano che l'utilizzo esclusivo di criteri soggettivi per determinare la pericolosità sociale di un individuo prefigurino il ritorno di un certo ‘lombrosianesimo’. “È un’accusa che non sta in piedi – replica Dell’Acqua –, l’emendamento dice semplicemente che le condizioni sociali ed economiche non devono portare con disinvoltura all’etichetta di socialmente pericoloso”.

Se alcune preoccupazioni sono certamente comprensibili e una seria riflessione comunque non guasta, altre lo sono davvero molto meno: l’accostamento da parte delle società scientifiche della lotta per il superamento degli OPG alle vicende ‘Di Bella’ e ‘Stamina’, tristemente note, resta assolutamente di cattivo gusto.

 

link al documento originale

Il Pensiero lungo di Aldo Moro

 

9 maggio 2014

“Durante i lavori della Costituente, il tema della condizione dell’infermo di mente fa capolino una prima volta in una proposta del giovane Aldo Moro che trovò subito seguito:

nessun trattamento sanitario può essere obbligatorio se non per legge. Non sono ammesse pratiche sanitarie lesive della dignità umana.

Questo il testo di un suo emendamento da cui prese forma, dopo alcune correzioni minori, il secondo comma dell’articolo 32 della Costituzione italiana. Moro illustrò le ragioni che lo inducevano ad avanzare la proposta, rilevando che:

si tratta di un problema di libertà individuale che non può non essere garantito dalla Costituzione, quello cioè di affermare che non possono essere imposte obbligatoriamente ai cittadini pratiche sanitarie, se non vi sia una disposizione legislativa, impedendo, per conseguenza, che disposizioni del genere possano essere prese dalle autorità senza l’intervento della legge.

Poi proseguiva:

Importante è anche l’altra parte dell’emendamento. Non soltanto ci si riferisce alla legge per determinare che i cittadini non possono essere assoggettati altrimenti a pratiche sanitarie, ma si pone anche un limite al legislatore, impedendo pratiche sanitarie lesive della dignità umana. L’esperienza storica recente dimostra l’opportunità che nella Costituzione italiana sia sancito un simile principio.”

Da: Il pensiero lungo. Franco Basaglia e la Costituzione. Daniele Piccione, Ed. Alpha Beta Verlag, Collana 180 Archivio Critico della Salute Mentale.

Oggi 9 Maggio, come non ricordare il ritrovamento del corpo di Aldo Moro.

Giovanissimo partecipa all’Assemblea Costituente facendosi promotore e anticipatore di quei principi che circa trent’anni dopo daranno corpo alla Legge 180.

Nell’assurda prigionia è costretto a vivere sulla sua pelle proprio la perdita di quei diritti e di quella libertà che aveva cercato di tutelare, di quella dignità che aveva posto come limite invalicabile nel rapporto tra il cittadino e le istiruzioni.

Quattro giorni dopo, il 13 Maggio 1978, la Legge 180, rifacendosi proprio a quei principi costituzionali, affermerà che:

“Gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari. Nei casi di cui per legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono e essere disposti dall’ autorità sanitaria nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura.”

(Art.1 L.180/1978)

Fonte: http://www.news-forumsalutementale.it/il-pensiero-lungo-di-aldo-moro/

La libertà è terapeutica. di Giuseppe Dell'Acqua (intervistato da Piazza Grande, il giornale di strada)

Piazza Grande, il giornale di strada

 

La libertà è terapeutica è una frase che continua a starci a cuore ed è la ragione per cui in tanti continuiamo a lavorare per buttare giù quest’ultimo muro che sono gli Opg”. A parlare è Giuseppe Dell’Acqua, psichiatra, classe ’47, salernitano d’origine ma friulano d’adozione. Allievo di Franco Basaglia e iniziatore, assieme a lui e a un ristretto gruppo di menti illuminate, di quel modello triestino che ha ridato dignità ai malati psichiatrici. Quella frase era scritta a caratteri cubitali sui muri dell’ex manicomio di Trieste ed è l’essenza dell’idea che i percorsi terapeutici non possono essere efficaci se coercitivi. “Per libertà bisogna intendere restituzione di diritto, ritorno o comunque ingresso nella cornice costituzionale per le persone che soffrono di disturbi mentali e a maggior ragione, per quelli che soffrono di disturbo mentale e hanno commesso un reato – dice Dell’Acqua – Ricordo anni fa un convegno aperto dal Cardinal Martini che partiva da uno slogan che faceva il verso al nostro, ovvero: ‘La cittadinanza è terapeutica’. Sono questi i punti fondamentali: libertà e cittadinanza, i diritti ed i bisogni primari, la libertà e quindi i bisogni radicali, restituire dignità, possibilità di innamorarsi, di sognare, tutto questo è terapeutico”.

Gli Opg saranno sostituiti dalle Rems, Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria. Quali differenze ci sono?

Queste strutture, come pensate dal legislatore, non sono diverse dagli Opg, dovrebbero essere soltanto più piccole e, nella fantasia di chi ha scritto quella legge, più belle, meglio arredate e più ‘sanitarizzate’. Anche se fosse così non cambierebbe molto. Allora mi domanderà, qual è la soluzione? Il problema è l’insensatezza colossale dell’Opg, di come vi si entra, di come si perdono i diritti, di come non si esce e di come si esce, forse, un giorno. È un meccanismo insensato che nasce da una preposizione ideologica, quella di dire che il malato di mente non è in grado di intendere e di volere, non ha responsabilità. Quando togliamo responsabilità a una persona la riduciamo all’inesistenza. Anche con le Rems. Il problema è capire se siamo in grado di spostare le risorse per rafforzare i Servizi di salute mentale territoriali, per garantire la presa in carico dei cittadini che hanno commesso un reato e hanno bisogno di cura, come di quelli che non hanno commesso reati.

E le Residenze sanitarie psichiatriche?

In realtà quel cambiamento di 35 anni fa presupponeva e presuppone, come il “modello triestino”, lo spostamento della cura e della riabilitazione nei luoghi di vita e non in luoghi speciali. Tutto questo ridurrebbe drasticamente o azzererebbe la necessità di un Opg. Oggi a Trieste negli Opg non c’è nessuno, nel Friuli che più o meno attua questo modello, c’è il numero più basso di presenze rispetto all’intera realtà nazionale. Le Residenze protette stanno alle Rems come quest’ultime agli Opg: rotto il grande istituto manicomiale ne abbiamo creati tanti altri, più piccoli e belli, ma sempre troppo strutturati. Le strutture non sono né terapeutiche né riabilitative. Oggi dopo 35 anni le persone nella maggior parte dei casi permangono negli Opg per periodi indefiniti, siamo arrivati a 25-30 anni. Non vi è una reale attività terapeutica, è delegata dal pubblico ai privati che, se va bene, sono buone cooperative, ma se va male non hanno le necessarie competenze. E poi queste residenze costano tantissimo, coprono il 70-80% dei bilanci per la salute mentale delle Regioni. Si spendono 5-6 mila euro al mese a posto letto per negare l’esistenza delle persone. Spendendo gli stessi soldi si potrebbero fare progetti differenti, far lavorare queste persone in cooperative con percorsi assistenziali e riabilitativi di tutt’altra natura, con un Dipartimento di salute mentale forte e capace di tenere la regia di tutti gli interventi e senza il pubblico debba delegare.

Quindi una soluzione è lasciare il paziente nella sua quotidianità?

Non solo a casa sua, ma anche in un gruppo di convivenza. Restituire i diritti significa restituire a una persona il diritto a essere processato e a essere punito. Siamo noi a dover capire se questa pena è il carcere. Questo non è scandaloso, perché si possono curare le persone in carcere, non è che negli Opg si curano meglio le persone anzi sono i Servizi di salute mentale che dovrebbero entrare nelle carceri. In questo modo le persone potrebbero essere titolari di un progetto terapeutico sotto forma per esempio di una misura di sicurezza come la libertà vigilata, lavorare alla mattina, al centro di salute mentale al pomeriggio, al gruppo teatrale o agli allenamenti di calcio e seguire le indicazioni terapeutiche del medico del centro. Per quale ragione i detenuti comuni vengono curati come le persone non detenute, mentre chi ha commesso un reato e ha un disturbo mentale, deve essere curato con uno strumento e all’interno di un luogo non terapeutico e dannoso come l’Opg? Fermo restando che il progetto terapeutico deve prevedere le cure e la riabilitazione ma anche la garanzia della sicurezza sociale.

Non si rischia così di creare sezioni speciali e ritornare al concetto dei vecchi manicomi?

Rimanere in carcere e aver bisogno di cure psichiatriche è qualcosa di diverso che andare nei manicomi criminali anche nel caso si facesse una sezione speciale. In carcere io continuo a essere una persona, ho il diritto a essere un cittadino, ho diritto alla certezza della pena anche se sono all’interno di un percorso terapeutico mirato. Il concetto è questo: chi commette un reato va in carcere dove, se necessario, viene curato sino a che non esce o va in una Rems. Queste devono essere poche e specializzate e offrire un programma riabilitativo: la permanenza nelle Rems sarà temporanea, da 18 a 33 mesi al massimo. Con la certezza della pena e delle terapie si ridà dignità alla persona.

a cura di Maurizio Tonellotto

redazione@piazzagrande.it    www.piazzagrande.it/giornale/

12 maggio 2014

 

Salute Mentale, CGIL: suscita ancora speranze la Legge 180 !

L'importante è che abbiamo dimostrato che l'impossibile può diventare possibile. Franco Basaglia

 

 

 

 

 

 

 

 

La legge 180, approvata il 13 maggio 1978, ha posto fine a secoli di abusi. Con la liberazione delle persone internate nei manicomi ha restituito cittadinanza e dignità. Abolendo la funzione repressiva della psichiatria ha dato un contributo formidabile allo sviluppo della democrazia e delle libertà nel nostro Paese. Il valore della legge 180 sta proprio nella sua spinta liberatrice e nella visione di società solidale e giusta che descrive.

Certo sappiamo bene quale siano la fatica, le inadempienze e i ritardi nell’attuare la legge 180 e nel garantire il diritto alla salute e alle cure. E per questo dobbiamo continuare la mobilitazione contro le assurde politiche di austerity che colpiscono il welfare e per ottenere risorse per la salute mentale. Per garantire 24 ore su 24 la “presa in carico” delle persone e dei loro familiari nei servizi territoriali, con Centri di Salute Mentale accoglienti, servizi domiciliari e residenziali e per l’inclusione lavorativa, abitativa e sociale: per riconoscere così diritti e piena cittadinanza.

In queste ore siamo impegnati, nel comitato stopOPG, affinché il Parlamento approvi finalmente la nuova legge per chiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari: questa è un’altra tappa di civiltà, che a 36 anni dalla legge 180 suscita nuove speranze a chi crede che la tutela della salute sia un diritto fondamentale, in una società che include, che accoglie, che soccorre, in cui ogni essere umano ha piena cittadinanza.

 

p. CGIL nazionale
Vera Lamonica Segretaria confederale
Stefano Cecconi  Responsabile Politiche della Salute

 

 

Roma, 13 maggio 2014

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