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StopOpg ha visitato le Rems in Emilia Romagna: tappa a Casale dei Mezzani (Parma) e alla Casa degli Svizzeri (Bologna)

 

 

Il Report degli incontri

 

Dalle visite e dai colloqui con gli operatori, sia a Bologna che a Casale dei Mezzani, emerge con chiarezza che il ruolo delle Rems - e quindi della misura di sicurezza detentiva - deve divenire residuale rispetto ai progetti di cura e riabilitazione da svolgersi nel circuito del servizi di salute mentale territoriali (proprio come indica la Legge 81/2014).

Il 14 gennaio 2016 una delegazione del comitato nazionale stopOpg ha visitato le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza REMS  (le strutture previste dalla legge 9/2012 per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari OPG) dell’Emilia Romagna a Casale dei Mezzani e a Bologna. Le tappe in Emilia seguono  le visite alle Rems in Friuli Venezia Giulia, Campania e Lazio (vedi Report 30 novembre, 3 e 4. Dicembre 2015).

In allegato proponiamo un bilancio, sintetico e generale, su quanto visto, su quanto emerso dalla discussione con gli operatori e dall'incontro con le persone internate nelle due Rems visitate in Emilia Romagna.

Ma prima di tutto vogliamo ringraziare per la buona accoglienza ricevuta, sia a Casale dei Mezzani che a Bologna.

Agli incontri  hanno partecipato per stopOPG in entrambe le Rems: Stefano Cecconi, Elia De Caro, Antonio Fortarezza e Alessio Maione. A Casale dei Mezzani anche Rosalba Calandra Checco (Fp Cgil Parma). A Bologna anche Giovanna Del Giudice e Marco Baldo (Fp Cgil Bologna)

Per la Regione Emilia Romagna erano presenti in entrambe le visite le dirigenti Mila Ferri e Anna Cilento, che ringraziamo per averci accompagnato.

Abbiamo incontrato:

  • A Casale dei Mezzani il Sindaco di Mezzani Romeo Azzali e l’assessore alle Politiche Sociali,  il Direttore generale Ausl Parma Elena Saccenti, il Direttore DSM Ausl Parma Piero Pellegrini, Giuseppina Paulillo responsabile Rems, diversi Operatori della struttura e rappresentanti della società civile e delle cooperative che operano all'interno della struttura.
  • A Bologna il Direttore sanitario AUSL Angelo Fioritti, il Responsabile della REMS Claudio Bartoletti, la coordinatrice della Rems Velia Zulli e il Direttore del DSM Ivonne Donegani.

Il Report non pretende di essere esaustivo ed è inevitabilmente parziale e di parte: sollecitiamo tutti coloro che hanno partecipato agli incontri nelle due Rems ad inviarci riflessioni, testimonianze, suggerimenti, proposte.

p. il Comitato nazionale stopOPG
Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Elia De Caro


 

Il contributo-precisazioni dei responsabili Ausl/Dsm/Rems di Bologna

Pubblichiamo ben volentieri il contributo con le precisazioni sul Report della nostra visita alla Rems Casa degli Svizzeri, che ci hanno inviato i responsabili Ausl e Rems di Bologna). Da parte nostra una sola precisazione: l’incontro è stato videoregistrato non solo “fortunatamente”, come scrivono gli amici di Bologna, ma per precisa volontà di stopOpg che produrrà un video-doc sulle visite a tutte le Rems italiane. Nel caso specifico di Bologna ci auguriamo in una prossima visita di essere autorizzati ad intervistare anche le persone internate, come è accaduto in altre Rems.

 

Finalmente chiuso l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Secondigliano (Napoli). Ora commissariare le regioni inadempienti per chiuderli tutti.

 

Ci son voluti nove mesi dalla data stabilita dalla legge (il 31 marzo 2015)  ma finalmente il primo OPG è stato chiuso ! In questo periodo le persone internate a Secondigliano - in gran parte residenti in Lazio e Campania - sono stati progressivamente trasferite nelle Rems (le Residenze regionali per l’Esecuzione della Misura di Sicurezza): strutture in condizioni più decorose degli Opg ma sempre di tipo detentivo, che non possono essere perciò l’alternativa ai manicomi giudiziari.

Ora restano altri 4 Opg da chiudere: Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Aversa e Barcellona Pozzo di Gotto. Per questo non è più accettabile che il Governo ritardi la nomina del commissario nelle regioni inadempienti che non hanno ancora accolto i loro pazienti. Ma soprattutto il commissario deve dare attuazione alla nuova legge 81. Infatti non possiamo e non vogliamo accettare che il superamento degli Opg si risolva con la sola apertura delle Rems (o peggio come a Castiglione delle Stiviere).

Strutture che la nuova legge considera una extrema ratio, privilegiando misure alternative alla detenzione, nello spirito della legge 180, che, abolendo il manicomio, ha indicato come centrali gli interventi terapeutico riabilitativi di comunità, fuori dalla logica della custodia e dell’esclusione sociale.
 

p. StopOPG nazionale

(Stefano Cecconi, Vito D’Anza, Giovanna Del Giudice, Patrizio Gonnella)

4/12/2015- Chiusura OPG di Secondigliano NAPOLI: scaduti i termini fissati dal Decreto del Ministro della Giustizia, ora l’Opg finalmente chiude?

Il Mattino di Napoli: Opg Secondigliano chiude il 21 dicembre
Un DM Giustizia del 30 settembre 2015 stabiliva la chiusura dell’OPG di Napoli Secondigliano entro sessanta giorni, per motivazioni di carattere economico finanziario! La Regione Campania ha lavoraro per il trasferimento degli internati (sono 24 persone al 30 novembre 2015 secondo i dati ufficiali del DAP) alle Rems ed eventualmente all’Opg di Aversa. Con l’apertura della Rems ad Avellino (1.12.2015) l’obiettivo della chiusura del’Opg di Napoli Secondigliano è a portata di mano. Certo resta aperta la controversa questione delle Rems - strutture detentive ad altissimo rischio neo manicomiale - che finora sono state la prevalente risposta alla chiusura degli Opg, anziché l’extrema ratio, come prescrive la legge 81/2014: che orienta decisamente verso misure di cura e riabilitazione alternative alla detenzione.

Il viaggio di StopOpg per visitare le Rems: le prime quattro tappe. Come in Opg: custodia non si concilia con cura

Il 30 novembre 2015 una delegazione del comitato nazionale stopOpg ha iniziato da Maniago in Friuli (Aas 5 di Pordenone) il viaggio per visitare le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza REMS, le strutture previste dalla legge 9/2012 per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari OPG. Il 3 dicembre ha visitato due Rems in Campania (Asl di Caserta) a Mondragone e a Roccaromana, e il 4 dicembre è stata la volta della regione Lazio a Pontecorvo (Asl di Frosinone). A fine dicembre il viaggio toccherà Aurisina, a gennaio le Rems in Emilia Romagna e poi le altre. Rimandando ad un report dettagliato su ogni singola Rems visitata, stopOpg presenta un primo bilancio, sintetico e generale, su quanto visto, su quanto emerso dalla discussione con gli operatori e dall'incontro con le persone internate

... leggi il REPORT flash

 

 

 

nella foto:
Rems di Pontecorvo (FR): sbarre del corridoio esterno

L'Istituzione Inventata/Almanacco Trieste 1971-2010

Cari Amici della Collana 180,
 

mano alla penna che sono molto gli appuntamenti da mettere in agenda per questo mese di Novembre ricco di novità e impegni per i nostri autori. 

 

Franco Rotelli dopo l'uscita a giugno del libro “L'Istituzione Inventata/Almanacco Trieste 1971-2010” ha iniziato a viaggiare per raggiungere tutti gli amici che volevano interrogarlo e scoprire di più di questa nuova pubblicazione. Anche Giovanna Del Giudice con il suo “... e tu slegalo subito” sta girando lo stivale.

 

Ecco tutte le presentazioni e gli incontri degli autori della Collana del mese di novembre:

  1. mercoledì 04 novembre - ore 16.00 - aula Pessina – Università di Napoli Federico II “Vivere senza manicomi, si può” con l'autore Franco Rotelli ci saranno Sergio Moccia, Antonio Cavaliere, Enrico Beniamino De Notaris, Paolo Valerio docenti dell'Università di Napoli Federico II.
     
  2. giovedì 05 novembre - ore 18.30 - Roma (Garbatella) via Nicolò Odero 13, “Si può fare diversamente” presentazione de “L'Istituzione Inventata/Almanacco Trieste 1971-2010”. Franco Rotelli ne parla con Marino Sinibali, giornalista, scrittore, conduttore radiofonico e direttore di Radio 3, Fabrizio Gifuni, attore teatrale e cinematografico coordinati da Edgardo Reali responsabile del progetto 180gradi.
     
  3. giovedì 12 novembre - ore 8.30 - San Severo Sala Conferenze Museo Alto Tavoliere “Contenzione meccanica  chimica ed  emotiva : aspetti deontologici etici e  giuridici” Tavola rotonda con la partecipazione di Giovanna Del Giudice, Piero Cipriani e Roberto Mezzina
     
  4. giovedì 12 novembre - ore 14.00 e venerdì 13 novembre - ore 9.00 Auditorium Ordine dei Medici di Foggia.
    “VII Congresso Nazionale dei S.P.D.C. no restraint” 

     
  5. giovedì 19 novembre - Cascina Clarabella – Iseo presentazione di “... e tu slegalo subito” con l'autrice Giovanna Del Giudice
     
  6. venerdì 20 novembre - ore 14.00  - Cascina Clarabella – Iseo "Salute mentale e agricoltura sociale: percorsi d'inclusione sociale" con Franco Rotelli e Giovanna Del Giudice
     
  7. sabato 21 novembre - ore 17.00 -  sala Don Ticozzi – Lecco presentazione de “L'Istituzione Inventata/Almanacco Trieste 1971-2010” con l'autore Franco Rotelli
     
  8. venerdì 27 novembre – ore 15.00  – Auditorium del MAXXI di Roma  “Incontro di mondi” convegno organizzato da MAXXI  e Comunità di Sant'Egidio in occasione della mostra “Cesar Meneghetti I\O_IO E' UN ALTRO” interviene Peppe Dell'Acqua
     
  9. coming sono … sabato 28 novembre a Roma con la  Comunità di Sant'Egidio presentazione de “L'Istituzione Inventata/Almanacco Trieste 1971-2010” con l'autore Franco Rotelli e Peppe Dell'Acqua 

Per essere sempre aggiornati su eventi e presentazioni seguiteci su Facebook - Collana 180 e su www.alphabetaverlag.it/180

Cronache di ordinaria IN-Giustizia da Barcellona Pozzo di Gotto: “Colpevoli coloro che omettono di applicare la legge”. di padre Giuseppe Insana

L’INTERNATO che, giorni addietro, “..ha aggredito due guardie in servizio, dopo averle minacciate con una forbicina” nell’O.P.G. di Barcellona, è una persona giovane che ha avuto la sventura nella sua vita di non avere una famiglia, per cui è cresciuto in collegi, in carcere minorili, in carceri normali, in OPG, che, secondo le Istituzioni e il Parlamento è una struttura disumana, incivile, incostituzionale, incapace a curare e a rispettare la dignità della persona; e quindi doveva essere superata entro il 31 marzo 2015.

L’OPG non l’ha saputo aiutare nel superare i suoi gravi problemi dovuti al suo sventurato vissuto; non era il luogo idoneo per aiutarlo. E lo sventurato internato continua a subire un ambiente non idoneo per colpa del Magistrato e della Sanità dal momento che da molti mesi è stato prodotto per lui dal Modulo Dipartimentale n. 1 di Palermo il Programma Terapeutico riabilitativo individualizzato che prevede l’inserimento nella ReMS di Naso.

E l’internato attende il trasferimento nella ReMS. Ma tutto questo non è avvenuto perché l’Amministrazione Penitenziari invia nella ReMS persone del territorio piuttosto che le persone internate in OPG.

Non si giustifica il gesto di aggressione della persona internata ma si condannano le omissioni delle Istituzioni competenti (Ministero della Giustizia e della Sanità, Magistratura e Sanità regionali) che ancora permettono che 48 persone restano sequestrate (non curate e trattate) dentro l’ex OPG che oggi è, a tutti gli effetti, carcere con oltre 120 detenuti.

I mass-media, se vogliono essere etici, hanno il dovere di spiegare in modo esaustivo i fatti e le situazioni per cui l’internato che aggredisce non è colpevole.

I colpevoli sono coloro che omettono di realizzare la Legge.

 

Giuseppe Insana

"Cosa fareste voi che siete persone normali" di don Pippo Insana

 

Cosa fareste voi che siete persone normali, a posto di Fabio che da  più di sei anni è internato nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gottoin OPG perché riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento del reato? Ha tenuto sempre buona condotta; mai un richiamo o rapporto disciplinare; ha collaborato con gli Psichiatri e col personale tutto; ha partecipato con profitto a tutte le attività propostigli; ha usufruito di molte licenze d’esperimento, tutte con esito positivo, da più di due anni usufruisce di art. 21 per lavorare in un laboratorio di ceramica in ambiente esterno con  risultati eccezionali; Tiene ottimo comportamento come asseriscono tutte le relazioni dell’equipe di trattamento e come può confermare lo stesso Magistrato di Sorveglianza. Ma, nonostante la Legge 81, che non è di ieri ma del mese di maggio 2014 che vuole tutti i ricoverati in luoghi diversi dall’OPG, Fabio resta in OPG. Chi sono i responsabili di questa evidente infrazione della Legge? E’ il suo Dipartimento di Salute Mentale di Palermo che dinanzi alla richiesta del Programma Terapeutico individualizzato, come vuole la Legge 81, senza vederlo, nonostante le relazioni positive e vari solleciti, propone  in modo secco  per Fabio la ReMS dove, fra l’altro, non c’è posto per Fabio; trovano invece posto persone inferme di mente del territorio (anche questo in contrasto con la Legge 81/2014, e persone di altre regioni. Secondo me, anche la Magistratura di Sorveglianza  dovrebbe essere solerte e incisiva nei confronti del DSM inadempiente; ma anche il Ministero della Giustizia e della Sanità dovrebbero  fare il punto per Fabio e gli altri 51 internati  ancora nell’OPG  di Barcellona.

Altrettanto assurda la situazione di Domenico di Foggia. Da molti mesi gli è stata proposta la Comunità Don Milani di Molfetta in attesa che si liberasse un posto; circa due mesi addietro il DSM  invia la Comunicazione che Domenico deve attendere la costruzione di una Comunità per soli dimessi dall’OPG. Significa togliere diritti, giuste attese, speranza a persone che, nonostante il buon comportamento, come risulta dalle relazioni dell’OPG, si prolunga la permanenza in OPG, che già secondo Legge dovrebbe essere chiuso, con proroghe della misura di sicurezza. Di simili assurdità ci sono veri responsabili: il DSM, ma anche la Magistratura.

Salvatore dal 2005 è internato nell’ OPG di Barcellona per furto di un motorino. Già da molto tempo,  l’equipe di trattamento relaziona che Salvatore ha un ottimo comportamento. Ma la Magistratura di Sorveglianza continua a dare proroghe della misura di sicurezza perché elementi della sua famiglia non sono corretti, perché il suo DSM propone per lui la ReMS; ma lui continua a restare in OPG. Magistratura e DSM fate il vostro dovere, applicate la Legge 81.

Nelle stesse situazioni di Fabio, di Domenico, di Salvatore ci sono altri internati. Magistratura di Sorveglianza, DSM provvedete di fare interventi  urgenti per questi casi. Disapprovo i vostri attuali atteggiamenti; vi chiamo responsabili per queste ingiustizie. Abusate del vostro potere. Ministero della Giustizia e della Salute, quanto tempo ancora per commissariare le regioni inadempienti per potere dare risposte adeguate per questi internati?
21.09.2015

                         Giuseppe Insana

Per chiudere gli OPG commissariare subito le regioni inadempienti

 

Sono passati 4 mesi dal 31 marzo 2015 e gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari non sono ancora chiusi.

Più di trecento persone sono internate nei 5 Opg superstiti: Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa, Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia; e altri 240 sono gli internati nell’ex Opg di Castiglione delle Stiviere, che ha solo cambiato “targa” diventando Rems.

Alle dichiarazioni del sottosegretario De Fiilippo che, nei giorni scorsi in Parlamento, annunciava il commissariamento delle regioni inadempienti non sono seguiti i fatti. Il commissariamento non è più rinviabile e riguarda le regioni che non hanno ancora accolto i propri pazienti, costringendoli così a restare in Opg.

Ma il commissariamento deve agire per la completa attuazione della Legge 81/2014, che non si limita a far chiudere gli Opg. Tanto più dopo la sentenza della Corte Costituzionale di questi giorni che, respingendo il ricorso del Tribunale di sorveglianza di Messina, ha confermato la piena legittimità della legge 81, con motivazioni che ne sostengono lo spirito innovatore.

La nuova legge infatti privilegia misure alternative anche alla detenzione nelle Rems (le strutture regionali di detenzione che stanno sostituendo gli Opg invece di diventare residuali). Il commissario può dare impulso e sostegno a Regioni e Asl che, collaborando con la Magistratura, devono costruire l’alternativa all’internamento delle persone in Opg e nelle Rems: con progetti di cura e riabilitazione individuale, potenziando i servizi territoriali di salute mentale.

Come per la chiusura dei manicomi la vera sfida è costruire nelle comunità l’alternativa all’esclusione sociale.

(p. stopOPG: Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Patrizio Gonnella)

Servizio “Primo soccorso stop OPG- REMS"

 

Il Comitato STOP OPG ha organizzato il servizio “Primo soccorso stop OPG- REMS": un gruppo di esperti, composto  da avvocati, psichiatri e operatori dei servizi di salute mentale e da rappresentanti delle associazioni dei familiari che si sono resi disponibili a titolo gratuito a offrire informazioni sulle innovazioni introdotte dalla Legge 81/2014, quali ad esempio: dimissioni senza proroghe a fine misura di sicurezza, preferenza di misure alternative alla detenzione in OPG (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) e in REMS (Residenza per l’Esecuzione della Misura di Sicurezza), dimissioni per i già internati, obbligo di presa in carico e presentazione del Progetto Terapeutico Riabilitativo Individuale."

Il “PS stopOPG-REMS” nasce per decisone del Comitato nazionale stopOPG come ulteriore azione del Comitato a sostegno dei diritti delle persone internate o a rischio di internamento in OPG o in REMS.

 

Tutti possono scrivere al “PS stopOPG-REMS” ponendo domande, illustrando casi e relative problematiche, preferibilmente
       
  inviando una e-mail a:       oppure scrivendo a:
  primosoccorso@stopopg.it      

PS stopOPG-REMS
presso Associazione Antigone

Via Monti Di Pietralata n.16
00157 Roma

            fax 06233215489
               

 

Il “PS stop OPG-REMS” non offre direttamente assistenza legale o sociosanitaria ma fornisce prime informazioni e suggerimenti relativi all’assistenza legale e socio sanitaria per le persone internate o a rischio di internamento in OPG o in REMS e ai loro familiari, congiunti, amici, legali, associazioni di tutela.


 

Materiali:  
  Lettera di presentazione del servizio  
 

Testo Legge 81/2014 coordinato con DL 31 marzo 2014, n. 52

 
       

 

 

 

 

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MORIRE DI TSO

La morte di Andrea Soldi a Torino durante l’esecuzione di un Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) è inaccettabile, al di là di eventuali responsabilità penali che spetta alla magistratura accertare. Una misura sanitaria voluta a garanzia del malato non può trasformarsi in un atto che conduce alla morte. La qualità del TSO - cioè proprio il modo in cui viene eseguito -  riguarda il rispetto dei diritti e della dignità della persona malata. Non può svolgersi come se fosse l’arresto di un criminale (che peraltro deve avvenire sempre nel rispetto dei diritti dell’imputato).

Il TSO non è ammesso, salvo i casi disciplinati dalla legge: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Da questo imperativo della nostra Costituzione (articolo 32) nasce il TSO psichiatrico. Fu la riforma Basaglia le Legge 180 del 1978, quando decretò la fine dei manicomi, che regolò le modalità di esecuzione di questa extrema ratio a tutela del malato. Fu pensato come misura limitata nel tempo e da eseguirsi con modalità ben precise a garanzia della libertà e dei diritti della persona, proprio per evitare gli abusi del ricovero coatto in manicomio. Questa norma di civiltà e progresso oggi è rispettata ? La tragica vicenda di Torino, che non è isolata, impone un’approfondita ed urgente verifica.

Per questo il Ministro Lorenzin non po’ accontentarsi di inviare gli ispettori a Torino.

Bisogna aprire subito un confronto sullo stato e sulla qualità dei servizi di salute mentale nel nostro Paese, sulle condizioni difficili in cui sono spesso costretti a lavorare gli operatori spesso in conseguenze dei tagli alla sanità, sulle buone e sulle cattive pratiche. Una situazione ben illustrata nella relazione conclusiva dell’ultima inchiesta parlamentare sulla salute mentale presentata al Senato dalla Commissione Sanità nel 2013. Bisogna parlare delle porte chiuse in troppo reparti psichiatrici (e in troppe strutture residenziali), bisogna parlare della contenzione, fenomeno diffusissimo come segnala il recente documento del Comitato Nazionale di Bioetica.

Per questo non bastano gli ispettori del Ministero: bisogna reagire contro tutto ciò che può farci arretrare ai tempi e alle pratiche del manicomio. La stessa chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg) segnala un pericolo, per i ritardi con cui sta avvenendo (urge il commissariamento per le regioni inadempienti) e per l’idea di sostituire i vecchi Opg con i nuovi manicomi regionali, le REMS. Bisogna invece far emergere, valorizzare e diffondere le tante esperienze in cui la salute mentale si tutela con servizi aperti e accoglienti nel territorio, favorendo l’inclusione sociale e la vita nella comunità e non il ricovero in luoghi separati, sostenendo le famiglie dei malati troppo spesso lasciate sole. Insomma non c’è tempo da perdere, per evitare che altri possano morire di TSO, per garantire ad ogni cittadino che il trattamento sanitario, anche quando obbligatorio, è sempre davvero una misura a tutela della salute e mai può “violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Stefano Cecconi


CONTRIBUTI:

 

  • Se c’è una cosa buona
    di Lorenza Magliano ... leggi tutto

     
  • Andrea Soldi, ennesima vittima di un sistema fondato sul rifiuto delle persone con sofferenza mentale
    di Girolamo Digilio  ... leggi tutto

     

  • Psichiatria e disagi, più fondi e risposte
    di Emilio Lupo ... leggi tutto

     

  • Il TSO e lo stato dei servizi di salute mentale in Italia
    di Vito D'Anza ... leggi tutto

     

  • Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, sugli ultimi due casi di morte per TSO
    intervista su Radio Radicale ... ascolta ora

     

  • Lettera aperta di UNASAM al Ministro della Salute Lorenzin
    di Gisella Trincas ... leggi tutto
     
  • Lettera aperta sulle “Morti per TSO”
    di Luigi Benevelli
      .. leggi tutto

     

  • L’omicidio di Andrea Soldi.
    di Galileo Guidi  ... leggi tutto

 

E’ morto Bruno Benigni, maestro di giustizia sociale e diritti

Ciao Bruno.

Bruno era una bella persona, a cui in tanti volevamo bene e a cui siamo grati per l’esempio che ci ha dato, con il suo impegno politico onesto e disinteressato. Era da oltre 50 anni impegnato nella Politica, in quella di partito e nel sindacato, dentro e fuori le Istituzioni: in quella buona, che intende risolvere i problemi delle persone, garantire i diritti, costruire una società più giusta. Ha svolto il suo impegno con passione, competenza e una dote sempre più rara: quella di approfondire i problemi; non li ha mai affrontati con slogan o comode scorciatoie. Il suo era un impegno sempre alla ricerca di una soluzione possibile. Non si accontentava di “agitare” i problemi sociali, ne cercava la soluzione. E contemporaneamente guardava oltre i limiti delle apparenti possibilità. Si pensi al suo lavoro per affermare il diritto alla salute mentale – prima e dopo la chiusura dei manicomi - e alla salute in carcere. Negli ultimi anni ricordiamo il suo contributo per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Montelupo Fiorentino in primis) e l’adesione al comitato stopOPG. Ci mancherà Bruno, ci mancheranno i suoi consigli e le sue provocazioni, il suo rigore politico e morale. Il vuoto che lascia è grande: il modo migliore che abbiamo per ricordarlo ed essergli riconoscenti è quello di continuare le sue battaglie per una società più umana e fraterna.

Stefano Cecconi - CGIL nazionale, comitato stopOPG

 

 

“Tutti abbiamo un debito con Bruno Benigni. La sua è stata una vita dedicata alla riforma sanitaria come diritto fondamentale scritto nella Costituzione ma da realizzare con azioni quotidiane. La sua formazione era lontana dal massimalismo, ma era fortemente determinato a raggiungere gli obiettivi individuati come giusti. Così è stato per l’ultima sua fatica, quella dedicata alla chiusura degli Opg. Le sue relazioni e i suoi documenti sono state la base per l’iniziativa specialmente in Toscana. Non ha mollato di un millimetro e non ha fatto sconti a nessuno, tanto meno a chi apparteneva alla sua storia.Abbiamo il dovere di riprendere con maggiore forza e determinazione la battaglia per la chiusura di Montelupo, dedicando proprio a lui il raggiungimento dell’obiettivo".

Franco Corleone - Garante Diritti dei Detenuti della Regione Toscana


 

Non si deve morire di TSO

 

La morte di Andrea Soldi a Torino durante l’esecuzione di un Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) è inaccettabile, al di là di eventuali responsabilità penali che spetta alla magistratura accertare. Una misura sanitaria voluta a garanzia del malato non può trasformarsi in un atto che conduce alla morte. La qualità del TSO - cioè proprio il modo in cui viene eseguito -  riguarda il rispetto dei diritti e della dignità della persona malata. Non può svolgersi come se fosse l’arresto di un criminale (che peraltro deve avvenire sempre nel rispetto dei diritti dell’imputato).

Il TSO non è ammesso, salvo i casi disciplinati dalla legge: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Da questo imperativo della nostra Costituzione (articolo 32) nasce il TSO psichiatrico. Fu la riforma Basaglia le Legge 180 del 1978, quando decretò la fine dei manicomi, che regolò le modalità di esecuzione di questa extrema ratio a tutela del malato. Fu pensato come misura limitata nel tempo e da eseguirsi con modalità ben precise a garanzia della libertà e dei diritti della persona, proprio per evitare gli abusi del ricovero coatto in manicomio. Questa norma di civiltà e progresso oggi è rispettata ? La tragica vicenda di Torino, che non è isolata, impone un’approfondita ed urgente verifica.

Per questo il Ministro Lorenzin non po’ accontentarsi di inviare gli ispettori a Torino.

Bisogna aprire subito un confronto sullo stato e sulla qualità dei servizi di salute mentale nel nostro Paese, sulle condizioni difficili in cui sono spesso costretti a lavorare gli operatori spesso in conseguenze dei tagli alla sanità, sulle buone e sulle cattive pratiche. Una situazione ben illustrata nella relazione conclusiva dell’ultima inchiesta parlamentare sulla salute mentale presentata al Senato dalla Commissione Sanità nel 2013. Bisogna parlare delle porte chiuse in troppo reparti psichiatrici (e in troppe strutture residenziali), bisogna parlare della contenzione, fenomeno diffusissimo come segnala il recente documento del Comitato Nazionale di Bioetica.

Per questo non bastano gli ispettori del Ministero: bisogna reagire contro tutto ciò che può farci arretrare ai tempi e alle pratiche del manicomio. La stessa chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg) segnala un pericolo, per i ritardi con cui sta avvenendo (urge il commissariamento per le regioni inadempienti) e per l’idea di sostituire i vecchi Opg con i nuovi manicomi regionali, le REMS. Bisogna invece far emergere, valorizzare e diffondere le tante esperienze in cui la salute mentale si tutela con servizi aperti e accoglienti nel territorio, favorendo l’inclusione sociale e la vita nella comunità e non il ricovero in luoghi separati, sostenendo le famiglie dei malati troppo spesso lasciate sole. Insomma non c’è tempo da perdere, per evitare che altri possano morire di TSO, per garantire ad ogni cittadino che il trattamento sanitario, anche quando obbligatorio, è sempre davvero una misura a tutela della salute e mai può “violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Stefano Cecconi

 

 

Stefano Cecconi
CGIL Nazionale - Responsabile nazionale Politiche della Salute, Non Autosufficienza, Terzo Settore, Dipendenze (co-Osservatorio Contrattazione Sociale)

Chiusura Ospedali Psichiatri Giudiziari:bene dichiarazioni sottosegretario De Filippo su commissariamento Regioni inadempienti.

 

stopOPG lo chiede da tempo: il commissariamento è necessario per assicurare le dimissioni e il trasferimento delle persone ancora internate a tre mesi dalla scadenza fissata dalla legge, e chiudere uno alla volta tutti gli Opg. Ma il commissariamento non serve solo a superare i ritardi nella chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari: deve occuparsi dell’attuazione integrale della Legge 81/2014. La nuova legge, infatti, non si limita a far chiudere gli Opg. Costruisce l’alternativa, seguendo la strada della legge 180 che ha chiuso i manicomi: prevede siano presentati dalle Regioni, tramite le Asl, progetti individuali di cura e riabilitazione per adottare misure alternative alla detenzione nelle Rems (le strutture regionali che stanno sostituendo gli Opg), su cui si pronuncia la magistratura. Perciò stopOPG sostiene il commissariamento e continua la sua mobilitazione: per chiudere davvero gli Opg = più servizi di Salute Mentale e non Rems. (p. stopOPG: Stefano Cecconi)

Speciale VIII FORUM SALUTE MENTALE

Concluso l'VIII° Forum Nazionale Salute Mentale

a Pistoia si è visto il mare... Vito D'Anza nuovo portavoce

Vito D’Anza, psichiatra direttore del DSM Asl 3 di Pistoia eletto nuovo portavoce del Forum. Giovanna Del Giudice, portavoce storica, una dei fondatori del Forum, passa il testimone (ma non abbandona !!)

 

All’ VIII Forum nazionale del ‘Forum Salute Mentale’ si è ripetuto il miracolo. A Pistoia si è visto il mare. Sì, una marea di proposte, idee, orizzonti di senso, di persone, di passione per l’umano, di slancio e di futuro per una società senza muri. Una società senza recinti mentali o murali. Si è assaporata e condivisa una proposta di salute mentale che squarci il telo di paura, indifferenza, pregiudizio che ‘avvolge’ inchiodandoli nella diversità e distacco, i cosiddetti ‘matti’. Si è parlato di una società che sappia restituire e coniugare il valore del Diritto nel diritto delle persone dentro le loro unicità di vita. Si è respirata la politica alta, ovvero quella a ’servizio’ della persona. di Gianluca Monacelli (Fonte: la terra è blu)

 

Documento Cgil e Fp Cgil:  “la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e il Lavoro per la Salute Mentale”
La battaglia per chiudere  davvero gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari coinvolge direttamente chi lavora per la Salute Mentale. Aver scongiurato l’ennesima proroga alla chiusura degli OPG italiani è un successo della mobilitazione di tante persone e associazioni, e senza dubbio del comitato stopOPG di cui Cgil e Fp Cgil sono promotori. Sappiamo bene che la chiusura degli Opg sarà graduale ma niente ora può e deve fermarla. Chiudere gli Opg davvero sarà una vittoria per tutti. Prima di tutto, è chiaro, per le persone che hanno subito e subiscono l’internamento, ma è una grande vittoria anche per gli operatori degli Opg e dei servizi di salute mentale. Il documento congiunto di CGIL e FP CGIL mette al centro il ruolo e il valore del lavoro come contributo decisivo alla mobilitazione per la chiusura degli Opg e il superamento della logica manicomiale e per il potenziamento dei servizi socio sanitari, a partire da quelli di salute mentale ...leggi il documento CGIL - FP CGIL

Breve resoconto del Forum “Continuiamo a volare alto" (di Anita Eusebi) ...leggi tutto
altri contributi:
Verso il Forum Salute Mentale di Pistoia (di Luigi Benevelli) ...leggi tutto
Verso Pistoia. Riaccendere le luci sui servizi (di Gloria Gaetano) ...leggi tutto

REPORT INCONTRO stopOPG Sottosegretario alla Salute Vito DE FILIPPO

Chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, stopOPG ha incontrato il Sottosegretario De Filippo.

Commissariare Regioni inadempienti, insistere con Magistratura e Servizi per progetti di cura senza misure detentive, applicando bene la Legge 81/2014.
Il 17 giugno, a Roma presso il Ministero della Salute, si è svolto l’incontro tra il Comitato nazionale stopOPG e il Sottosegretario alla Salute on. Vito De Filippo (Presidente dell’Organismo di Coordinamento del processo di superamento degli Opg). Per stopOPG erano presenti: Stefano Cecconi, Denise Amerini, Franco Corleone, Patrizio Gonnella, Girolamo Digilio.
Nella prima parte dell’incontro il Sottosegretario De Filippo ha riepilogato la situazione, che a breve verrà ripresa nella IV Relazione al Parlamento.

In sintesi, come stopOPG:

  • Abbiamo confermato il giudizio positivo sulla decisione del Governo di non concedere proroghe alla scadenza del 31 marzo 2015 per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.
  • Denunciamo che a distanza di oltre due mesi gli Opg non sono stati ancora chiusi: almeno 300 persone restano rinchiuse nei 5 Opg “superstiti” (Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa, Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia) e quasi 250 persone sono rinchiuse nell’Opg di Castiglione delle Stiviere, che cambiando targa (in Rems), è diventato un “neomanicomio”. Nelle otto Rems sinora attivate nelle altre regioni vi sono meno di 100 persone.
  • Abbiamo chiesto che le Regioni che non hanno ancora accolto i loro pazienti siano immediatamente commissariate, per assicurare le dimissioni e il trasferimento delle persone internate. Il Commissariamento è indispensabile per superare i ritardi nella chiusura degli Opg e per l’attuazione integrale della Legge 81/2014. La nuova legge infatti non si limita a far chiudere gli Opg: per garantire cura e assistenza alle persone privilegia progetti individuali con misure alternative alla detenzione in Opg e in Rems; misure e progetti che il Ministero della Salute è tenuto a monitorare e a sollecitare. Perciò le risorse assegnate per la chiusura degli Opg devono essere sbloccate e spostate ai servizi socio sanitari, quelli di salute mentale in particolare. In questo senso le stesse Rems “transitorie” potranno e dovranno essere riconvertite.
  • Va organizzato, come si è fatto a livello nazionale, anche nelle singole regioni un coordinamento tra i diversi “attori” (Regioni/Asl, Magistrature) chiamati ad attuare la legge 81/2014. Una buona legge che, privilegiando le misure non detentive, rivedendo la pericolosità sociale e ponendo fine ai cosiddetti “ergastoli bianchi”, costituisce un importante passo in avanti nel faticoso processo di superamento degli Opg.
  • Abbiamo chiesto un confronto sui regolamenti adottati nelle Rems: che devono essere “visitabili ed accessibili”, organizzate e  gestite nel riconoscimento dei diritti delle persone assistite e degli operatori (ai quali non possono essere richieste funzioni di “custodia” ma solo di cura), senza segregazione, senza utilizzo di mezzi coercitivi, con la presa in cura globale di ogni persona da parte dei servizi del territorio, e in un rapporto costante con la magistratura per rendere transitorio l'internamento (come recita la legge 81).
  • È indispensabile il ruolo – e la necessaria collaborazione con i servizi – della Magistratura nel dare attuazione alla nuova legislazione. Ad esempio le prime informazioni segnalano un diffuso ricorso a misure di sicurezza provvisorie nelle Rems, strutture detentive, che rischiano di diventare soluzione prevalente anziché essere residuale come vorrebbe la ratio della norma. Ciò implica un azione decisa anche del Ministero della Giustizia.
  • In questa situazione, il Comitato stopOPG ha confermato la mobilitazione lanciata con l’Appello Chiudere davvero gli Ospedali Psichiatrici Giudiziarii = più Servizi per la salute mentale e non Rems

Lettera StopOPG a Sottosegretario alla salute on. Vito De Filippo

Al Sottosegretario alla Salute on. Vito De Filippo
Presidente dell’Organismo di Coordinamento del
processo di superamento degli OPG (D.M. Salute 26.6.2014)

 

 

Gentile Sottosegretario,

abbiamo apprezzato la decisione del Governo di non concedere proroghe alla scadenza del 31 marzo 2015 per la chiusura degli OPG, che però a tutt’oggi non sono stati chiusi. Mentre non è chiaro in che modo i diversi “attori” (Regioni/Asl, Magistrature) stiano attuando la legge 81/2014. In questa situazione, come Le è noto, il Comitato stopOPG ha rilanciato una nuova mobilitazione, vedi: http://www.stopopg.it/node/1239.

Visto che, nonostante ripetuti tentativi, non siamo ancora riusciti a fissare l’incontro per fare il punto sulla chiusura degli OPG, Le proponiamo di concordare un incontro.

 

 

Cordialmente p. Il comitato nazionale stopOPG
Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Patrizio Gonnella

Chiusura Ospedali Psichiatrici Giudiziari, stopOPG risultato di una mobilitazione che proseguirà.

 

COMUNICATO STAMPA

 

1 aprile 2015 - Comunicato stopOPG

Oggi celebriamo una tappa fondamentale, che sarà ricordata come un passo avanti nella direzione dell'affermazione e del riconoscimento dei diritti e della cittadinanza di uomini e donne fino ad ora esclusi.
La chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari senza alcuna proroga è un risultato della grande mobilitazione del comitato stopOpg, di cui la Cgil fa parte. Mobilitazione che proseguirà, perché chiudere gli Opg non basta: dobbiamo costruire un'alternativa". Queste le parole del dirigente sindacale della Cgil nazionale e tra i promotori di stopOpg Stefano Cecconi, a margine dell'iniziativa sul superamento degli Opg in corso a Palazzo Giustiniani, che vede la partecipazione, tra gli altri, del Presidente del Senato Pietro Grasso, della Presidente della Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama, Emilia Grazia De Biasi, di  Vito De Filippo, sottosegretario di Stato per la salute, del ministro della Giustizia Andrea Orlando e del viceministro Enrico Costa. "La  svolta positiva a cui si è arrivati ieri - continua Cecconi - apre un nuovo percorso: si avvia finalmente il graduale trasferimento delle persone internate negli Opg ai servizi esterni, e le regioni che non hanno rispettato i tempi previsti e che stanno rallentando la chiusura possono e devono essere commissariate". Il promotore del comitato sottolinea che "chiudere gli Opg non è sufficiente: bisogna ridurre drasticamente le Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, di fatto 'mini Opg') e investire risorse e personale nei servizi socio sanitari e di salute mentale nel territorio". "Per completare la riforma Basaglia, porre finalmente fine alla logica manicomiale e restituire a tutti dignità e cittadinanza - conclude Cecconi - occorre spostare gli interventi dalle strutture ai percorsi di cura e di inclusione sociale".

Comunicato stampa stopOPG 1.4.2015

La Rems toscana, secondo quanto stabilito da una delibera della Giunta, si farà presso il carcere di Sollicciano "Mario Gozzini", con un numero spropositato di posti che ostacolerà le dimissioni e la prevenzione degli internamenti. Pessima soluzione: si va di male in peggio: dall’Opg al Carcere-Opg.

Per quanto riguarda la Lombardia, l'Opg di Castiglione rimane aperto,  con 160 posti tra cui vi saranno anche internati provenienti da altre regioni. In queste situazioni serve il commissariamento.

Come abbiamo sempre sostenuto, è evidente che le Rems NON sono la soluzione per superare gli Opg ma una loro prosecuzione.

E, come nei casi toscano e lombardo, nemmeno sotto mentite spoglie. La mobilitazione continua.

 

P. stopOpg: S. Cecconi, F. Corleone, G. Del Giudice

Psichiatria democratica: Dall’opg al carcere: non è così che si chiude Montelupo

COMUNICATO STAMPA

 

Dall’opg al carcere: non è così che si chiude Montelupo

Al peggio, come noto, non c’è fine. Se eravamo stati facili profeti nel denunciare, con largo anticipo, che il 31 marzo 2015 l’opg di Montelupo non avrebbe chiuso, nemmeno per gli internati toscani, non potevamo certo immaginare che, a due giorni dalla scadenza di legge, al termine di un grottesco “gioco dell’oca”,  la Giunta Regionale avrebbe deliberato di costituire la REMS a vigilanza rafforzata, presso il carcere Mario Gozzini di Firenze comunemente noto come Solliccianino perché limitrofo al più conosciuto e grande Sollicciano !

Perché di questo si tratta: dopo una serie di annunci regolarmente disattesi che individuavano la localizzazione della struttura destinata alla misura di sicurezza detentiva prima a S. Miniato (da realizzare ex novo), poi a Empoli ( ristrutturazione del locale carcere), poi a Massa Marittima (idem), quindi a Pistoia e  infine a Firenze – in diverse localizzazioni tutte rapidamente cassate – ecco la trovata che ha messo tutti d’accordo - amministratori regionali e locali, magistratura e PRAP: la REMS si farà presso il carcere Mario Gozzini, utilizzando una parte dell’istituto che già ospita detenuti a custodia attenuata o in semi-libertà ed è a tutti gli effetti  una struttura penitenziaria;  né rassicura il fatto che venga disposto un “tavolo e un cronoprogramma” per l’adeguamento del Gozzini alle nuove esigenze.

Anche per le strutture non detentive c’è stato un analogo balletto: fatte salve le già esistenti Le Querce e Aulla, altre sono state via via individuate  a Bibbiena, a Lastra a Signa, a Firenze per poi ripiegare su Volterra, Abbadia S. Salvatore e Arezzo.

 Va inoltre sottolineato che, comunque, per nessuna delle strutture  destinate ad accogliere i 48 internati toscani sono certi i tempi di realizzazione e di trasferimento.

Tutte queste incertezze sono più che sufficienti  per ribadire il giudizio negativo ripetutamente espresso da Psichiatria Democratica sulla incapacità della Regione Toscana di gestire, politicamente, una così importante scadenza di legge (e in tre anni avrebbe avuto tutto il tempo di farlo).

Abbiamo parlato di “gioco dell’oca” perché del Gozzini per gli internati di Montelupo già si era parlato nel 2010, in un contesto di riforma ben diverso da quello prospettato, oggi, dalla legge 81/2014: una sistemazione all’epoca plausibile, sia pure con qualche riserva, ma oggi improponibile e a nostro avviso contraria allo spirito della legge non fosse altro perchè appare piuttosto improbabile realizzare una struttura che la legge prevede di tipo “sanitario” in un contesto fortemente connotato in senso detentivo come il Gozzini.

Alla luce di questi fatti, come Psichiatria Democratica, respingiamo questa ipotesi di Rems auspicando che altrettanto faccia il Ministero provvedendo di conseguenza al commissariamento della Regione.

Arezzo/Napoli 31.3.2015

                                                                                              PSICHIATRIA DEMOCRATICA

31 marzo 2015, chiudono per legge gli Opg,

 

le più violente ed insensate istituzioni totali del nostro paese:

una tappa del cammino per affermare i diritti di uomini e di donne finora esclusi

 

Nessuna proroga è stata concessa alla data di scadenza per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

E’ un risultato positivo, dovuto alla grande mobilitazione del Comitato stopOPG. Per questo un grazie particolare va a quanti - e sono tanti ! -  hanno partecipato alla “staffetta del digiuno: per chiudere gli Opg senza proroghe e senza trucchi”.

Ma decisivo è stato anche l’atteggiamento del Governo che ha respinto le richieste di proroga, in particolare per l’impegno del sottosegretario De Filippo, e l’esistenza della Legge 81, approvata in Parlamento a fine maggio 2014, con il ruolo trainante della Commissione Sanità del Senato.

Il 31 marzo 2015 è una tappa fondamentale nella strada dell'affermazione dei diritti e cittadinanza di uomini e di donne finora esclusi. Ma non ci si deve fermare alla chiusura degli istituti e si deve continuare nel percorso di contrasto alle Rems.

Dopo questa data si apre una fase carica di speranze ma anche di preoccupazioni e di rischi.

Intanto vanno commissariate subito le regioni che non si sono fatte carico delle persone internate dei loro territori.

Va intensificato e completato con le dovute attenzioni per ogni paziente, il trasferimento di oltre 700 persone nei servizi esterni agli Opg, organizzare le dimissioni e privilegiare le misure alternative alla detenzione per evitare nuovi ingressi. Si potrà così rendere sempre più residuale la risposta  di internamento nelle Rems. Questa fase “transitoria” va utilizzata per ridurre drasticamente il numero di queste Residenze, sanitarie ma pur sempre inequivocabilmente detentive, indirizzando risorse e personale verso i Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) e i servizi socio sanitari nel territorio. Anche per evitare categoricamente che gli operatori dei servizi svolgano funzioni di custodia come al tempo dei manicomi.

Purtroppo rimane ancora aperto l’ultimo ospedale psichiatrico, quello di Castiglione delle Stiviere: chiuderlo resta obiettivo necessario per evitare si ri-affermi una logica neomanicomiale.

Tutto ciò presuppone l’applicazione corretta della legge 81/2014, che ha spostato il baricentro degli interventi per il superamento degli Opg dalle strutture ai percorsi di cura e inclusione sociale per ogni persona.

Così come bisogna applicare il recente Accordo della Conferenza Unificata (Stato/Regioni/Comuni) che prevede protocolli di collaborazione tra Magistrature e Asl e l’obbligo di inviare i progetti di cura individuali e di dimissione al Ministero della Salute.

E’ evidente che serve una forte regia nazionale. È necessaria attenzione e vigilanza per garantire qualità  alle dimissioni delle persone ancora presenti negli Opg, per fornire indicazioni e sostegno, ove necessario, agli operatori dei DSM e agli operatori della giustizia nei nuovi percorsi di presa in carico, impedire soluzioni che non modifichino nella sostanza una cultura manicomiale di segregazione e di abolizione di diritto.

Dal 1 aprile inizia dunque un nuovo percorso: non solo per ridurre drasticamente le Rems che vanno considerate residuali, e attivare percorsi di cura nel territorio, ma per rivedere il codice Rocco che ancora mantiene i malati di mente autori di reato in un recinto speciale che li separa dagli altri cittadini. E per garantire il diritto alla salute e alle cure dei detenuti, troppo spesso oggi negato.

E’ un percorso impegnativo, i diritti si conquistano: servirà una partecipazione responsabile e un’altra mobilitazione.

p. stopOPG
Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Patrizio Gonnella, don Armando Zappolini

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