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Le ragioni del viaggio di Marco Cavallo nel mondo di fuori per incontrare gli internati negli OPG. di Peppe Dell’Acqua

La condizione di disinformazione, di sospensione, di estrema incertezza cui sono costretti gli internati congiura a rendere ancora più difficile e penoso l’abitare. Non sapere quando la pena avrà termine rende ogni cosa provvisoria. L’organizzazione dello spazio, in molte celle, denuncia questo stato di provvisorietà. Solo alcuni internati cercano di costruire qualcosa di personale intorno al letto e al comodino, nel tentativo di circoscrivere, con un confine fittizio, uno spazio privato dove potersi ritirare al riparo dagli sguardi e dall’invasione della presenza altrui. Foto di familiari appiccicate alle pareti, pagine di riviste con cantanti, calciatori o belle ragazze nude. Anche la cura del letto, un asciugamano, un copriletto colorato, denuncia quest’attenzione. Per i più, la provvisorietà si coglie in tutta la sua pervasiva intensità: i sacchi neri della spazzatura con i vestiti, le valigie non disfatte, nulla di personale. Come se pensassero che tanto, domani, si va via. Molte celle restituiscono l’immagine di una sala d’aspetto di una stazione. Per molti il « vado via domani » dura da anni e anni. « È interessante notare che il reo non viene inviato in carcere perché non può comprendere ciò che significa pena e rieducazione. Viene allora inviato in manicomio giudiziario, dove sotto forma di cura espia in realtà una pena che capisce ancora meno »

(F. Basaglia , La libertà comunitaria come alternativa alla regressione istituzionale, in ScrittiI1953-1968, Einaudi, Torino 1981, p. 399).

Salute Mentale, CGIL, FP CGIL. Il Lavoro e il Viaggio di Marco Cavallo con stopOPG: 12 - 25 novembre 2013

 

Il Viaggio di Marco Cavallo con stopOPG coinvolge direttamente chi lavora per la Salute Mentale. E’ un Viaggio di denuncia, perché gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari italiani sono ancora in funzione, con oltre mille persone internate, rinchiuse in luoghi che il Presidente Napolitano ha definito “indegni per un Paese appena civile”. 

E’ un Viaggio per riaffermare l’alleanza tra i diritti nel Lavoro e i diritti alla Salute e alle cure, per ricostruire e rinforzare le alleanze tra sindacato, associazioni, familiari e cittadini utenti dei servizi. E’ un Viaggio che reclama la chiusura degli OPG, lo stop ai mini OPG regionali, l’apertura dei Centri di Salute Mentale h24

Il Viaggio di Marco Cavallo con stop OPG è per noi un viaggio di lotta e di speranza, un impegno che continuerà con la prima Assemblea nazionale sul “Lavoro per la Salute Mentale” in programma l’11 dicembre 2013.

 

in allegato il documento CGIL, FPCGIL

 

 

ELETTROSHOC: Crocetta: "La giunta abolisce la pratica in Sicilia"

 

Con una deliberazione, su proposta dell'ass.re alla Salute Lucia Borsellino, la giunta ha vietato l'uso dell'elettroshock come strumento terapeutico in Sicilia. La decisione è stata assunta dopo aver verificato che alcune aziende sanitarie, ne hanno denunciato negli ultimi 3 anni, 10 casi di utilizzo per scopo terapeutico."E' una grande scelta di civiltà, -ha detto il presidente Crocetta- che mette in primo piano la Sicilia per diritti civili e per la tutela della dignità delle persone".

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Il Viaggio è "autofinanziato": con il contributo delle associazioni che compongono il comitato stopOPG e con la sottoscrizione volontaria di singole persone.

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intestato a "Viaggio Marco Cavallo stopOPG" (medesima causale)

 

 

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Il processo di superamento degli OPG rischia di uscire dai binari della legge180

La risposta del sottosegretario alla Salute Fadda a interrogazione parlamentare al Senato conferma l’allarme lanciato dal comitato stopOPG

 

 

E’ in vista un nuovo rinvio per la chiusura degli OPG

Sottosegretario Fadda:

"… per le Regioni più efficienti sarà quasi impossibile rispettare il termine previsto dalla norma."

 

Si stanno aprendo circa mille posti in strutture manicomiali regionali (le REMS o miniOPG):

Sottosegretario Fadda:

"… In merito al numero dei posti letto, i programmi presentati prevedono l’allestimento di circa 970 posti a fronte dei 1400 finanziabili (ndr: sic) La dimensione delle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza deve infatti tenere conto anche delle eventuali future decisioni dei magistrati di assegnare nuovi soggetti alle Residenze stesse".

 

PUGLIA: anche qui la Giunta prevede 3 "mini OPG" (strutture speciali per 60 posti letto totali), invece che Progetti alternativi al'internamento.

Il testo del messaggio di Antonella Morga, stopOPG Puglia a Elena Gentile, assessore regionale alla salute e alle politiche Sociali della Puglia 
   
Cara Elena ho letto che ieri in Giunta avete approvato il Programma  relativo alla realizzazione di strutture sanitarie extraospedaliere per il  superamento degli OPG. Constato ancora una volta che le decisioni assunte non hanno tenuto conto delle indicazioni che come comitato regionale,di cui io sono la portavoce, abbiamo provato ad indicare il 22 di marzo scorso. 
Inoltre constato che ,come ormai è cattiva consuetudine, nessun confronto in merito è stato attivato con chi rappresenta Organizzazioni,Associazioni, Cittadinanzattiva,etc. Non è possibile che si proceda così e che tutto avvenga nella dimensione di decisioni assunte dalla dirigenza dell'Assessorato,magari dopo confronti con i responsabili delle ASL di riferimento,senza avere luoghi democratici di confronto. 
Ti invito se puoi a recuperare per evitare ulteriori tensioni che già in alcuni dei territori interessati stanno portando a proteste e contestazioni. La democrazia richiede tempo e pazienza e non la si può rivendicare solo quando riguarda le decisioni del governo nazionale. 
Ti ho allegato tutto il materiale prodotto in precedenza per consentirti di ricostruire la storia di un interlocuzione che purtroppo si è fermata solo a scambi epistolari. 
Attendo un tuo segnale in assenza del quale decideremo come Comitato pugliese le azioni da intraprendere. 
 
Antonella Morga
(stopOPG Puglia) 
 
 

StopOPG lancia un allarme al Ministro della Salute: il rischio che il processo di superamento degli OPG esca dai binari della legge 180/78 è altissimo.

Oggetto: chiusura Ospedali Psichiatrici Giudiziari OPG

c.a. Beatrice Lorenzin - Ministro della Salute
Roma, 7 agosto 2013

Gentile Ministro della Salute,
Le scriviamo una terza volta, non avendo ricevuto alcun riscontro a nostre due precedenti lettere, pari oggetto, del 16 maggio e del 16 giugno 2013.
Abbiamo invece ricevuto riscontro dal Ministero della Giustizia.
Le abbiamo chiesto un incontro per poter conoscere la natura dei programmi presentati dalle Regioni, al vaglio del Ministero della Salute per l’assegnazione, dopo i riparti già avvenuti, a ciascuna regione dei finanziamenti, in conto capitale e di parte corrente, destinati al superamento degli OPG.
Le è noto che, purtroppo, con i programmi presentati dalle regioni si prevede l’apertura, in tutta Italia, di decine di strutture speciali (c.d. REMSi1) per circa mille posti letto: pari al numero degli attuali internati ! Stiamo assistendo alla regionalizzazione degli OPG non al loro superamento.
Perciò insistiamo per fare in modo che i programmi regionali siano finalizzati a “percorsi terapeutico – riabilitativi, … , che assicurino il diritto alle cure e al reinserimento sociale, nonché a favorire l’esecuzione di misure di sicurezza alternative al ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o all’assegnazione a casa di cura e custodia” (come recita l’articolo 3ter comma 6 della Legge n. 9/2012 dopo l’approvazione della recente Legge 57/2013). ) Inoltre, utilizzando la norma prevista dalla legge 57/2013, il budget assegnato ad ogni regione può essere utilizzato anche per il potenziamento e la riqualificazione dei servizi del DSM.
Il rischio che il processo di superamento degli OPG esca dai binari della legge 180/78 è altissimo. Siamo disponibili a collaborare: vogliamo evitare questo deragliamento, e riprendere il faticoso cammino per affermare il diritto alla tutela della salute mentale.

In attesa di riscontro, cordiali saluti

p. stopOPG nazionale
Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice

 

Giuseppe Casu: non si può morire legati. Comunicato ASARP - Natascia Casu e Gisella Trincas

 
A.S.A.R.P
Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica
Comitato Verità e Giustizia per Giuseppe Casu
 
COMUNICATO STAMPA
Esprimiamo sconcerto e preoccupazione per l’esito del processo d’appello sulla vicenda del Signor Giuseppe Casu.                                       
Il Signor Giuseppe Casu è morto in un servizio pubblico ospedaliero (SPDC di Cagliari), mentre si trovava da 6 giorni legato, in un letto, mani e piedi.
Ad oggi, non risulta alcun colpevole per la morte di un uomo di 60 anni che entra sano in un ospedale pubblico che avrebbe dovuto tutelare la sua vita e la sua salute.
La contenzione non è un atto medico, come recita l’art. 1 della Legge 180/78 “…possono essere disposti dall’autorità sanitaria accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione…”
La contenzione è una offesa alla dignità della persona che la subisce ed è sintomo di grave inefficacia ed inefficienza dei servizi che la adottano, come affermato all’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’ Uomo “…nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani e degradanti…”
Noi non siamo giudici, siamo cittadini che usano o potranno usare i servizi di salute mentale e in questa veste un giudizio lo abbiamo emesso da tempo.
La città di Cagliari, e le sue istituzioni, non possono non interrogarsi su tali vicende, non possono ignorare la morte di un uomo in condizioni inumane.
La famiglia Casu continuerà a percorrere la strada giudiziaria, fino alla Cassazione e successivamente alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo. Si chiederà inoltre una audizione alla Commissione “Diritti Umani” del Senato.
La violazione dei diritti umani è questione che riguarda tutti i cittadini e tutte le organizzazioni, e richiede una precisa presa di posizione affinché nessuno possa più subire, in nessun luogo, trattamenti disumani e degradanti.
 
Cagliari 23 settembre 2013
 
Il Comitato Verità e Giustizia:  Natascia Casu
A.S.A.R.P:  Gisella Trincas
 

Psichiatra uccisa a Bari

  • Fp Cgil nazionale: Psichiatra uccisa a Bari: poca sicurezza figlia di tagli e abbandono. di Cecilia Taranto, Massimo Cozza
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  • Sulla morte della dottoressa Paola Labriola. di Emilio Lupo segretario nazionale Psichiatria Democratica
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  • Bari quanta tristezza di Peppe Dell’Acqua
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  • La costernazione della consulta salute mentale di Foggia. di Claudia Cignarella
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  • Girolamo Diglio, presidente UNASAM, sulla tragedia di Bari
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  • CGIL e FP CGIL Puglia intervengono sulla tragica morte della psichiatra Paola Labriola
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  • Un passo avanti per Paola.di Giovanna Del Giudice
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A proposito di 181 ed altro … di Girolamo Digilio - Presidente UNASAM

 

Molto opportunamente Stefano Cecconi e Denise.Amerini (CGIL), 7/8/2013, e Gian.Luigi Bettoli, (LegacoopFvg), 7/8/2013, prendono posizione contro la proposta della cosiddetta “legge 181” che rappresenta un'ulteriore, significativa manifestazione di disorientamento culturale mentre è in atto un pericoloso processo di controriforma del sistema di tutela della salute mentale nel nostro Paese: lo smantellamento dei servizi territoriali per la presa in carico globale e la inclusione sociale delle persone con soffrernza mentale, la ricostituzione di una neo- manicomialità diffusa attraverso l'offerta prevalente di posti letto nei SPDC e nelle cosiddette “strutture residenziali”, gestite generalmente da privati, nelle quali rsulta spesso difficile riconoscere tracce significative di una qualche pratica riabilitativa e, infine, la paradossale conclusione della pur brillante indagine sugli O.P.G. che ha rappresentato l'occasione per stabilizzare il sistema custodialistico attraverso la costruzione di tanti “graziosi” miniOPG regionali.
Ciò che colpisce, come giustamente osserva Bettoli, è la ipocrita discrepanza fra le accattivanti buone intenzioni in premessa e le condotte reali attraverso le quali si sta compiendo, se non si è già compiuta, questa strisciante riforma. E' proprio questa doppiezza, questa sostanziale disonestà intellettuale che deve essere smascherata e bloccata.
Per ciò che concerne, in particolare, la cosiddetta “legge 181”, l'U.NA.SA.M. non può che ribadire la posizione già espressa alle prime formulazioni di questa equivoca proposta (contemporaneamente alla apparizione dei cosiddetti “UFE”) e, successivamente, al momento della sua presentazione ufficiale nel maggio scorso (vedi “Redattore sociale” 10/5/2013).
Questa proposta tuttavia e l'enfasi che su di essa viene posta anche in ambiti che, pure, dovrebbero essere più avveduti, ci devono spingere ad una ulteriore riflessione su quanto vasta sia ancora l'area dell'ignoranza e del pregiudizio, su quanto sia radicata e su quanto sia importante smontare l'opinione che le insufficienze del nostro sistema di tutela della salute mentale derivino da una carenza legislativa e, in particolare, da una insufficienza della legge 180:
una legge quadro, questa, che in nessun modo detta norme di assistenza sanitaria limitandosi (se vi par poco) a definire norme e procedure di attuazione del Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) in ottemperanza agli articoli 13 (inviolabilità della libertà personale) e 32 (“nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento se non per disposizione di legge”) della Costituzione italiana. Un insieme di norme a garanzia dei diritti fondamentali della persona, che ha rappresentato una grande conquista di civiltà di cui il nostro Paese può andare giustamente fiero. Finora voler modificare questa legge ha significato, nelle intenzioni di chi lo ha proposto, ridurre le garanzie da essa previste facilitando ulteriormente la messa in atto del Trattamento Sanitario Obbligatorio (del quale si abusa ancora oggi nonostante i giusti vincoli imposti dalla legge), prolungandone la durata (vedi proposta Ciccioli) e rendendolo possibile anche presso strutture private.
Invocare una modifica della legge 180 non è soltanto, e in primo luogo, un errore concettuale, ma rappresenta anche un grave rischio in quanto rafforza la tesi di chi vorrebbe cambiarla in realtà per peggiorarla questo rischio diventerebbe reale nel caso in cui la proposta giungesse in Parlamento dove facilmente per essere approvata potrebbe essere oggetto di patteggiamenti e compromessi fra le varie forze politiche.
Fortunatamente tutto ciò non è finora riuscito grazie anche alla presenza e alla costante vigilanza delle associazioni dei familiari e degli utenti.
Non c'è dubbio che, come viene osservato da molti, la vera ed improrogabile necessità oggi non è quella di fare nuove leggi, ma quella di completare la messa i n atto della normativa vigente che regola con estrema determinatezza e pertinenza la materia più strettamente sanitaria (Progetti Obiettivo 1994-1997 ( DPR7/4/94) e 1998-2000 (DPR10/11/99), legge 328/2000, Linee guida Turco, Conferenza Stato-Regioni 2008) e definisce l'organizzazione dei Dipartimenti di Salute Mentale, le finalità e i principi fondamentali della loro attività, gli standard di personale e di strutture necessarie in rapporto alla popolazione ecc.: urge infatti ricostituire le piante organiche dei DSM e restituire loro la funzione di presa in carico globale e di riabilitazione delle persone con sofferenza mentale evitandone la istituzionalizzazione di tipo neo-manicomiale, una deriva che purtroppo si sta propagando; ciò costituisce, prima di tutto, un delitto contro la salute di migliaia e migliaia di giovani,oltre che un sovraccarico economico per la collettività e quindi un ingiustificabile spreco di danaro pubblico.
Contro questa perversa deriva, per l'attuazione delle leggi vigenti e per la difesa dei diritti delle persone con sofferenza mentale, lotta l'Unione Nazionale delle associazioni dei familiari e degli utenti attraverso il confronto e l'interlocuzione costante con le Istituzioni. L'esperienza di questi lunghi anni di lotta sembra suggerirci tuttavia che per fronteggiare questa fase piena di sottili contraddizioni e di pesantissimi rischi occorra una più complessiva riflessione sulle forme di lotta e di aggregazione delle varie componenti movimento e il superamento di schemi e di “liturgie” che sembrano appartenere a un passato ormai remoto.
Girolamo Digilio
Presidente U.NA.SA.M.
10 agosto 2013

StopOPG lancia un allarme al Ministro della Salute

Il rischio che il processo di superamento degli OPG esca dai binari della legge 180/78 è altissimo. Siamo disponibili a collaborare: vogliamo evitare questo deragliamento, e riprendere il faticoso cammino per affermare il diritto alla tutela della salute mentale.

In allegato la lettera indirizzata al Ministro della Salute on. Beatrice Lorenzin.

SALUTE MENTALE, SÌ ALLA LEGGE 180, NO ALLA PROPOSTA DI LEGGE 181 …

La legge 180 del 1978, cancellando l’impostazione repressiva della psichiatria, ha dato un contributo fondamentale per lo sviluppo della democrazia e delle libertà nel nostro Paese. Ha posto fine a secoli di abusi nei confronti di migliaia di persone obbligate all’internamento nei manicomi, restituendo loro libertà e dignità. Proprio qui sta il valore centrale della legge 180: nella sua spinta liberatrice e nell’idea di società che include, che accoglie, che soccorre, in cui ogni essere umano ha piena cittadinanza.
Tuttavia sappiamo bene che la riforma Basaglia, pur positiva e ricca di successi, non è ancora stata pienamente applicata: il diritto alla salute mentale non è garantito ancora su tutto il territorio nazionale. Si sono riaperte strutture residenziali molto simili ai vecchi ospedali psichiatrici e spesso sono i farmaci l’unica risposta al bisogno di cura. E gli OPG sono ancora aperti. Questa situazione di abbandono di chi soffre e delle loro famiglie offre pretesti ai “nostalgici” del manicomio. E anche a chi, in buona fede, soffre per la mancata applicazione della 180. Basta pensare ai disegni di legge contro la legge 180 presentati anche quest’anno in parlamento, che abbiamo duramente contrastato.
Ora abbiamo visto che un comitato sta raccogliendo firme per una “Proposta di Legge 181”, che consideriamo un grave errore. Concordiamo nel giudizio con il Forum Salute Mentale
Si tratta di una proposta, quella della 181, che, al di là delle migliori intenzioni, è pericolosa e fuorviante.
Pericolosa perché offre una sponda inaspettata – fuori e dentro al parlamento - a chi in questi anni ha tentato di affossare la 180 con disegni di legge di stampo neomanicomiale (vedi D.d.L. Ciccioli).
Fuorviante perché “distrae” e deresponsabilizza tutti coloro (Governo, Regioni, Asl …) che devono applicare la 180 e non lo fanno, o lo fanno poco e male.
Non abbiamo bisogno di una nuova legge, quella che abbiamo è bellissima: il problema è applicarla e applicarla bene. Siamo confortati e confermati in questa posizione dalla Relazione conclusiva della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale presieduta dal senatore Marino nella precedente legislatura. (Vedi: http://www.news-forumsalutementale.it/public/Relazione_finale_sm.pdf)
Semmai, sono i tagli al Servizio sanitario e al welfare che aggravano la situazione, indeboliscono per primi i servizi territoriali: dai Dipartimenti di Salute Mentale ai servizi sociali, e producono nuove esclusioni e disagi. Per questo insistiamo con Governo e Regioni: bisogna investire per la salute mentale, garantire 24 ore su 24 la “presa in carico” delle persone e dei loro familiari nei servizi territoriali, con Centri di Salute Mentale accoglienti, visibili, attraversabili e vicini, servizi domiciliari e residenziali e per l’inclusione lavorativa, abitativa e sociale. Per fare questo non serve un'altra legge, piuttosto aggiornare e finanziare il Progetto obiettivo nazionale (e regionali) per la tutela della salute mentale.
E’ importante ricordare che il lavoro di Basaglia è stato “lavoro di gruppo”, e che prosegue: ancora oggi moltissimi operatori, associazioni di cittadini utenti e familiari sono impegnati per affermare il diritto alla salute mentale e a trattamenti sanitari sempre rispettosi della dignità della persona, come afferma la nostra Costituzione. Che è una grande Legge: come la 180, va applicata non cambiata.

Roma, 6 agosto 2013

 

p. CGIL nazionale, Stefano Cecconi
p. FP CGIL nazionale, Denise Amerini

 

Un altro suicidio nell'Opg di Aversa.

Un'altra morte silenziosa che sembra non scuotere le coscienze.

Ci segnalano che la notte del 3 agosto Gilberto, uno degli attuali  centosessanta internati, si è suicidato impiccandosi con una striscia di lenzuolo  alle sbarre della sua cella. Era stato arrestato per una rapina, ma le sue condizioni psichiche al momento del reato avevano fatto si che il Magistrato ordinasse un periodo di internamento nella struttura di Aversa. Gilberto era una bella persona. Gilberto aveva partecipato al teatro-laboratorio  e aveva portato in scena la solitudine e la malinconia dell’Opg. Gilberto stava aspettando di andare in comunità , ma questa possibilità tardava a verificarsi. E allora Gilberto non ce l'ha fatta più e si è liberato da solo, mettendo fine alla sua pericolosità sociale.

Lettere: contenzione zero... di Antonella Tuoni

La direttrice reggente dell’OPG di Montelupo Fiorentino racconta come, e perché, ha abolito la pratica della contenzione nell’istituto. E solleva la questione “della contenzione zero” in qualsiasi struttura psichiatrica.

E’ certo un fatto molto positivo, che va apprezzato e incoraggiato.

Naturalmente, per noi resta ferma la lotta per abolire gli OPG: come tutte le istituzioni totali, pur “migliorati”, restano gravemente nocivi per la salute e per i diritti delle persone.

La riforma continua del “definitivo superamento” degli OPG.

La tormentata vicenda legislativa dell’art.3-ter del d.l. n. 211/2011. di Francesco Schiaffo

Ordine del Giorno Camera dei Deputati sugli OPG del 20-5-2013

Ordine del Giorno Camera dei Deputati sugli OPG: “impegna il Governo nel rispetto delle competenze e degli ambiti di tutti i soggetti coinvolti nel definitivo superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, a vigilare – anche previa emanazione di specifiche linee di indirizzo – affinché i programmi regionali siano ispirati ai principi della legge n. 180 del 1978, degli articoli 33 e seguenti della legge n. 833 del 1978 e della Carta costituzionale, superando la logica manicomiale ed inaugurando percorsi innovativi di cura e di assistenza

Il viaggio di Marco Cavallo con stopOPG: come contribuire al finanziamento

 

Dopo le prime tappe di maggio (Castiglione delle Stiviere, Reggio Emilia, Brescia) riprende a ottobre il  Viaggio di Marco Cavallo con stopOPG: per chiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, per aprire i Centri di Salute Mentale h24 .  
 
Il Viaggio è "autofinanziato": con il contributo delle associazioni che compongono il comitato stopOPG e con la sottoscrizione volontaria di singole persone.
 
Dalla dimensione della sottoscrizione dipenderà anche il programma del Viaggio di ottobre. 
 
Per effettuare il versamento:   
 
Bonifico bancario presso BANCA ETICA c/c 158957 IBAN: IT62P 05018 03200 000 000 158957, intestato a " Viaggio Marco Cavallo stopOPG" (e con medesima causale).   
    
Riprende il Viaggio, perché avvertiamo un pericolo per la stessa legge 180. E quindi sono in pericolo il diritto alla tutela della salute mentale e quello alla libertà, e con essi il rispetto della dignità di ogni persona.
 
Grande è la nostra preoccupazione per come si applicherà la nuova legge per chiudere gli OPG (articolo 1 Legge 57/2013). Se ne rispetteranno le indicazioni prioritarie ? In particolare laddove la legge prevede che i programmi regionali devono " favorire le dimissioni e l'esecuzione di misure di sicurezza alternative al ricovero in Opg".   
 
Oppure tutto si ridurrà alla creazione delle "strutture speciali" in ogni regione, che diventano il nuovo Opg invece di essere residuali. Riaprendo così seri problemi circa l'eventuale utilizzo, del tutto improprio, di personale sanitario dei Dipartimenti di Salute Mentale in funzioni anche "detentive.  
 
Sappiano che chiudere gli OPG significa fare buona assistenza nel territorio per la salute mentale per tutti i cittadini, come ha stabilito la legge 180, e come è successo dove i servizi di salute mentale funzionano … E siamo consapevoli che, per abolire definitivamente la logica manicomiale, cioè un trattamento speciale per i "folli autori di reato" diverso da quello usato verso i "cittadini sani", bisogna cambiare il codice penale.  
 
Oggi siamo ad un bivio: si possono superare gli Opg e riprendere la strada, faticosa ma certamente buona, indicata dalla legge 180. Oppure tornare indietro alla logica manicomiale.  
 
Spetta anche a noi imboccare la strada giusta, e allora eccoci in viaggio con Marco Cavallo.  
 
Un caro saluto. 
p. stopOPG Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice   

Psichiatria Democratica contro la “legge 181”

Posizioni
Pubblicato Martedì, 14 Maggio 2013 14:28
Dichiarazioni di Emilio Lupo tratte da L'Unità del 14 maggio 2013

TUTTI PAZZI PER LA 181
di Cristiana Pulcinelli (pagina 17)
Ma c'è chi questa proposta non la condivide. Per Emilio Lupo, Segretario di Psichiatria Democratica,"esiste la legge quadro ed esistono i progetti obiettivo regionali. Nella lege c'è già la centralità dei servizi teritoriali, c'è il nuovo protagonismo di utenti e familiari,c'è la centralità dell'abitare e del lavoro, il resto può essere inserito nei regolamenti aziendali o nei progeti obiettivo regionmali. Il problema oggi è un altro:il depauperamento delle risorse dei dipartimenti di salute mentale.Oggi non c'è turnover, le risorse per l'abitare e il lavoro sono sempre meno. Il che vuol dire che si può aprire una deriva veso una neoistituzionalizzazione. Oggi c'è da difendere la centralità del servizio pubblico,partendo dalla linea di demarcazione della 180".

Antefatto:
L'associazione "Le parole ritrovate" lancia un'iniziativa popolare cui è stato dato il nome di "181": un testo di legge presentato come "fuori dagli schemi", in cui "speranza e fiducia sono le parole-chiave". I proponenti: "Bisogna far partecipare utenti e familiari ai servizi di salute mentale e garantire buone cure in tutta Italia". E sono pronti a raccogliere 50mila firme con lo slogan "Tutti pazzi per la 181" .

Per saperne di più

Ed inoltre Secondo il presidente Luigi Attenasio "non c'è bisogno di una nuova legge" e la proposta di superare la 180 è "inutile": occorre invece applicare la normativa vigente perché laddove ciò è stato fatto essa ha funzionato. Il vero problema? "I servizi desertificati"

ROMA - La proposta di legge 181? "Noi riteniamo che sia inutile e potenzialmente dannosa". A parlare è Luigi Attenasio, psichiatra e presidente dal 2010 di Psichiatria democratica. Non c'è bisogno di una nuova legge, ma di applicare quelle vigenti: dove la legge 180 è stata applicata, ha funzionato".
 

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