OPG superamento

Concluso il primo viaggio del camper di Marco Cavallo con stopopg
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il report della PRIMA TAPPA. Ne parlano Denise Amerini e Stefano Cecconi ...guarda il video |
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il report della SECONDA TAPPA. Ne parlano: Denise Amerini, Paola Ambrosini, Monica Franzoni, Stefano Cecconi ...guarda il video |
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il report della TERZA TAPPA. Dal Parco Basaglia a Brescia ne parlano gli organizzatori ...guarda il video |
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le immagini da BRESCIA, da CASTIGLIONE DELLE STIVIERE e da REGGIO EMILIA ...guarda le foto |
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il "Viaggio" sul web. Quotidiani, agenzie e gruppi Facebook ne hanno parlato così ...rassegna stampa |
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Le immagini del primo viaggio del 16, 17 e 18 maggio 2013: il camper di Marco Cavallo in viaggio da Brescia a Castiglione delle Stiviere fino a Reggio Emilia.













Terza tappa del viaggio di Marco Cavallo con stopOPG
da Brescia ne parlano gli organizzatori
Sosteniamo il “Viaggio di Marco Cavallo con stopOpg” (maggio – ottobre 2013)
per chiudere gli OPG e per aprire i Centri di Salute Mentale h24.
Mercoledì 16 maggio parte il viaggio di Marco Cavallo, il cavallo azzurro che quarant’anni fa sfondò il muro di cinta del manicomio di Trieste, diventando da quel giorno simbolo di libertà e di speranza.
Il viaggio rinnova l’impegno a rispettare la legge 180, una grande conquista per il nostro Paese, troppo spesso disattesa. La legge 180/1978 va invece pienamente attuata: dove è successo, ha dimostrato che la cura e la tutela della salute mentale sono possibili solo fuori dalla logica manicomiale, e che i diritti sono garantiti solo se c’è rispetto della libertà e della dignità della persona. Per questo anche la chiusura degli OPG – che seppur rinviata è prevista fra dieci mesi, a marzo 2014 - deve seguire la “bussola” della legge 180: mai più strutture e pratiche che riproducono la logica del manicomio, ma priorità a percorsi di cura e assistenza che favoriscano l’inserimento sociale e restituiscano piena cittadinanza.
Le Senatrici e i Senatori
- Nerina Dirindin
- Felice Casson
- Patrizia Manassero
- Federico Fornaro
- Gianluca Rossi
- Monica Cirinnà
- Francesca Puglisi
- Stefania Pezzopane
- Giorgio Santini
- Daniele Borioli
- Valeria Cardinali
- Magda Zanoni
- Walter Tocci
- Corradino Mineo
- Emma Fattorini
- Manuela Granaiola
- Silvio Lai
- Rosaria Capacchione
- Giorgio Pagliari
- Franco Mirabelli
- Rita Ghedini
- Valeria Fedeli
- Vincenzo Cuomo
- Sergio Lo Giudice
- Aria Grazia Gatti
- Annalisa Silvestro
- Giuseppe Luigi Cucca
- Donella Mattesini
Seconda tappa...continua il viaggio di Marco Cavallo con stopOPG
da Reggio Emilia ne parlano Denise Amerini, Paola Ambrosini, Monica Franzoni, Stefano Cecconi
Dopo Brescia...continua il viaggio di Marco Cavallo con stopOPG
da Castiglione delle Stiviere ne parlano Denise Amerini e Stefano Cecconi del Comitato stopOPG
Il 15 maggio è scaduto il termine per la presentazione al Ministero della Salute dei programmi regionali sul superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, dove sono rinchiuse ancora più di mille persone. Il Comitato, proprio alla partenza del suo Viaggio con Marco Cavallo , ha chiesto ai Ministri Lorenzin e Cancellieri (vedi LETTERA) un incontro urgente, per verificare se e in che modo i programmi delle Regioni " favoriscano l'adozione di misure alternative all'internamento negli ospedali psichiatrici giudiziari ovvero anche nelle nuove strutture … , potenziando i servizi di salute mentale sul territorio", come prevede la legge.
GIOVEDI’ 23 MAGGIO 2013 ORE 14.30
SALONE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE
LARGO LANFRANCO – GENOVA
CONVEGNO
CHIUDONO GLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI:
QUALI RISPOSTE IN LIGURIA?
Il 1 aprile 2014, dopo l’ennesima proroga, in Italia chiudono definitivamente gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Si concretizza finalmente un obbiettivo di grande civiltà, ma molti sono gli interrogativi ancora aperti: quali servizi alternativi all’internamento? Quali le garanzie sulla continuità di cura? Quali le risposte alle famiglie e al personale? Sono questi alcuni dei temi che saranno affrontati nel convegno regionale Cgil e Funzione Pubblica che si terrà giovedì 23 maggio 2013 a Genova, presso la Sala del Consiglio Provinciale in Largo Lanfranco.
Ore 14.30 apertura lavori - Relazione introduttiva
- Giulia Stella, Segreteria Regionale CGIL
Interventi:
- Prof. Luigi Ferranini, Resp. Dip. Salute Mentale ASL 3 Genovese
- Prof. Franco Della Casa, Facoltà di Giurisprudenza Università di Genova
- Dr.ssa Daniela Verrina, Magistrato di Sorveglianza
- Antonella Bombarda, Segreteria Funzione pubblica CGIL Liguria
- Dr. Giorgio Pescetto, ALFaPP Associazione Ligure Famiglie Pazienti Psichiatrici
- Claudio Montaldo, Assessore Regionale alla salute e sicurezza dei cittadini
- Ore 17.30 conclusioni -
- Stefano Cecconi, Dipartimento Welfare CGIL Nazionale
per CHIUDERE gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari,
per APRIRE i “Centri di Salute Mentale 24 ore”
Parte il 16 maggio, e poi ancora a ottobre, il viaggio di Marco Cavallo, il cavallo azzurro che quarant’anni fa sfondò il muro di cinta del manicomio di Trieste, diventando da quel giorno simbolo di libertà e di speranza. Così ne parlava Franco Basaglia: “È difficile dire cosa sia Marco Cavallo. Una cosa è certa: per i “matti” e per tutti noi ha avuto una profonda importanza. Un momento che segnò un inizio; un progetto di vita che non aveva niente più in comune con la soffocante quotidianità del manicomio, che rappresentava piuttosto un legame tra individui in una nuova dimensione. Quando il cavallo azzurro lasciò il ghetto, centinaia di ricoverati lo seguirono. Gli internati dell’ospedale invasero le strade della città portando con sé la speranza di poter stare insieme agli altri in un aperto scambio sociale, in rapporti liberi tra persone libere”. Questa volta “Marco Cavallo è in viaggio con stopOPG: per CHIUDERE gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, per APRIRE i Centri di Salute Mentale 24 ore”. E’ dunque un viaggio di denuncia, perché gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari italiani sono ancora in funzione, con oltre mille persone internate, rinchiuse in luoghi che il Presidente Napolitano ha definito “indegni per un Paese appena civile”. Ma il viaggio lancia anche un allarme: al posto degli OPG si stanno progettando delle “strutture speciali” in ogni regione (i mini OPG), in cui trasferire e rinchiudere gli internati. Con il rischio si aprano, al posto dei vecchi manicomi giudiziari, nuovi manicomi regionali.
La mancata chiusura degli OPG è, anche, lo specchio di come funzionano (o non funzionano) i servizi di salute mentale nel territorio. Ecco perché il viaggio è dedicato all’apertura dei Centri di Salute Mentale 24 ore.
Infatti, chiudere gli OPG significa fare buona assistenza nel territorio per la salute mentale per tutti i cittadini, come ha stabilito la legge 180, e come è successo dove i servizi di salute mentale sono visibili, attraversabili e vicini: con la "presa in carico” delle persone e dei loro familiari, con Centri di salute mentale accoglienti, aperti 24 ore e integrati con i servizi comunitari territoriali, con la progettazione di forme abitative sostenute, di formazione al lavoro e di inclusione lavorativa e sociale.
Così Marco Cavallo è ancora in viaggio, per chiudere gli OPG, scongiurare l'apertura al loro posto dei manicomi regionali (miniOpg), e tornare allo “spirito originale” della legge 180 che, chiudendo i manicomi, restituì dignità e cittadinanza alle persone malate di mente, e rese migliore l’Italia.
Il viaggio, organizzato dal Comitato stopOPG, si svolgerà in due momenti: a Maggio con tappe a:
- 16 - Brescia,
- 16 e 17 - Castiglione delle Stiviere (sede di OPG),
- 17 - Reggio Emilia (sede di OPG), 18 – Brescia.
a Ottobre da sud a nord: Barcellona Pozzo di Gotto, Napoli, Aversa, Roma, Montelupo Fiorentino e ... dove Marco Cavallo verrà invitato e ospitato.
Il viaggio viene organizzato con il coinvolgimento delle associazioni che compongono stopOPG regionali e delle città tappa. E grazie al sostegno della collana “180 – archivio critico della salute mentale” (Edizioni alphabeta Verlag di Merano, www.alphabetaverlag.it/180), che nasce nel 2010 per tenere viva l’attenzione e stimolare il “pensiero critico” proprio intorno ai temi della salute mentale.
Tutte le informazioni, anche sulla sottoscrizione che è stata aperta per finanziare l’iniziativa su: www.stopopg.it
SOTTOSCRIVI PER FINANZIARE "il viaggio di Marco Cavallo con stopOPG" direttamente ai banchetti di raccolta fondi oppure tramite bonifico bancario presso BANCA ETICA c/c 158957 - IBAN IT62P 05018 03200 000 000 158957 intestazione e causale:“Viaggio Marco Cavallo stopOPG”

Concluso il primo viaggio del camper di Marco Cavallo con stopopg. A ottobre riprende il viaggio da sud a nord: BARCELLONA P.d.G. - ROMA - NAPOLI – AVERSA - MONTELUPO FIORENTINO e …dove Marco Cavallo sarà chiamato
Approvato dal Senato, con due emendamenti, l’articolo 1 del Decreto Legge 24/2013 relativo agli OPG. Ora il provvedimento passa alla Camera.
Come temevamo, il testo approvato dall’Aula, purtroppo, non è identico a quello approvato in Commissione.
- In particolare, su iniziativa del Governo, è stata inserita una frase relativa al fatto che si prevedono “entro il 31 marzo 2014 le dimissioni per tutte le persone internate” ma precisando: “per le quali l'autorità giudiziaria abbia già escluso o escluda la sussistenza della pericolosità sociale”.
Siamo alle solite: come è noto, spesso i magistrati non dichiarano cessata la pericolosità sociale se non c’è “presa in carico” da parte dei servizi di salute mentale. Anche se poi è richiamato l’obbligo per le Asl della presa in carico, su questo punto non è stato fatto alcun vero passo in avanti.
- Tuttavia è rimasta la formulazione che impone alle regioni di presentare i Programmi per ottenere i finanziamenti (entro il 15 maggio 2013) “con l'obbligo per le ASL di presa in carico all'interno di progetti terapeutico - riabilitativi individuali che assicurino il diritto alle cure e al reinserimento sociale nonché di favorire l'esecuzione di misure di sicurezza alternative al ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o all'assegnazione a casa di cura e custodia.» (e ciò, stante la normativa, si riferisce quindi anche alle “nuove strutture” ex comma 2 articolo 3 ter legge 9/2012). Ed è su questa parte della legge che dobbiamo far “pressione” sulle Giunte regionali e, come Comitato nazionale, sul Governo che deve approvare i Programmi.
- E’ rimasto anche l’obbligo di una relazione al Parlamento, entro sei mesi, sullo “stato di attuazione dei programmi regionali, …, relativi al superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari e in particolare l'effettiva, totale, presa in carico dei malati da parte dei dipartimenti di salute mentale e del conseguente avvio dei programmi di cura e di reinserimento sociale."».
Confermiamo quanto abbiamo più volte affermato: il ritardo e quindi il decreto di rinvio sono dovuti all’inerzia di Governo e Regioni, e ad una legge sbagliata (la n. 9/2012) laddove prevede i “miniOPG” regionali, e applicata male nelle parti relative alle dimissioni "senza indugio" degli attuali internati.
Ribadiamo alcuni punti chiave (suggeriti anche per la formulazione di emendamenti): la misura alternativa all’internamento in OPG è la norma non il contrario, cessare le proroghe, invece delle nuove strutture si possono utilizzare quelle esistenti dei DSM, costituire subito un’Autorità anche con funzioni commissariali, prevedere sanzioni per le inadempienze, il personale delle strutture e dei servizi di salute mentale è adibito solo a funzioni assistenziali (non di custodia), i finanziamenti vanno assegnati ai DSM.
La nostra mobilitazione perciò continua.
A breve, alcune informazioni sui prossimi appuntamenti (Lucca 13 aprile, Firenze 19 aprile, Brescia – Castiglione delle Stiviere – Reggio Emilia 16, 17, 18 maggio).
Stefano Cecconi
Si sono concluse la due giornate del VII Forum salute mentale. Centinaia le presenze tra operatori della salute mentale, sindacalisti, familiari, persone con esperienza, ricercatori, specializzandi in psichiatria, psicologi, precari, comitati di base per la salute mentale, cooperativisti. Particolarmente rilevante la partecipazione delle persone con esperienza.
Di seguito 4 playlist di youtube corrispondenti alle assemblee in cui è stato suddiviso il convegno:
Il testo del Decreto Legge n. 24 del 25 marzo 2013 (Gazzetta Ufficiale 26.3.2013) con cui il Governo ha rinviato il termine di attuazione delle norme sugli OPG, con le modifiche apportate alla legge 9/2012
Ad una prima lettura vediamo che:
- il termine del 31.3.2013 è rinviato ma specificando che: “Dal 1° aprile 2014 gli ospedali psichiatrici giudiziari sono chiusi (mentre prima era scritto: … dal 31.3.2013 le misure di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e dell'assegnazione a casa di cura e custodia sono eseguite esclusivamente all'interno delle strutture sanitarie …)
- E’ precisato che i programmi regionali, da presentare al Ministero della Salute entro il 15 maggio 2013 devono favorire misure alternative all’internamento: Il programma, oltre agli interventi strutturali, prevede attività volte progressivamente a incrementare la realizzazione dei percorsi terapeutico riabilitativi di cui al comma 5 e comunque a favorire l'adozione di misure alternative all'internamento negli ospedali psichiatrici giudiziari ovvero anche nelle nuove strutture di cui al comma 2, potenziando i servizi di salute mentale sul territorio.";
Questa precisazione, pur non essendo una modifica ancora adeguata della legge 9/2012 (le strutture speciali rimangono) e per nulla scontata nella sua applicazione, tuttavia apre una possibilità per le misure alternative, che in questi mesi avevamo richiesto fosse esplicitamente prevista nella norma.
- È previsto un “commissario unico” per le regioni inadempienti (che al 15.5.2013 non hanno presentato il programma o che successivamente non lo attuano)
A breve un nostro commento più preciso e quindi un’iniziativa verso il Parlamento, che entro i prossimi sessanta giorni dovrà convertire in legge il Decreto, pena la sua decadenza.
Stefano Cecconi
6 GLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI
1.400 I MALATI OSPITATI
446 QUELLI DICHIARATI DIMISSIBILI
160 QUELLI REALMENTE PASSATI A CARICO DELLE RISPETTIVE ASL
Prorogata la chiusura di un anno, ma non si sa come intervenire.
Urgente passare dagli ospedali giudiziari a strutture più leggere
Ancora un anno di tempo. Dodici mesi per scrivere la parola fine sugli ospedali psichiatrici giudiziari. Un tempo supplementare chiesto dalla Regioni, in ritardo nel predisporre le strutture speciali per i circa 1.400 internati rinchiusi nei sei opg italiani. Ma in molti sperano che la proroga diventi l’occasione per riformare i dipartimenti di salute mentale e individuare nuovi percorsi di cura. A chiederlo, a qualche giorno dal decreto che ha spostato la chiusura dei manicomi criminali al primo aprile 2014, sono proprio gli addetti ai lavori. Il 31 marzo, data iniziale prevista per il superamento degli opg, nessuna Regione sarebbe stata in grado di prendersi in carico tutti i malati. Troppo A pochi i fondi e il personale sanitario, già sotto la scure della spending review.
E troppi i nuovi ingressi in opg, spesso pari al numero dei dimessi. Come a Castiglione delle Stiviere, dove nel 2012 sono uscite ed entrate 182 persone, o a Montelupo Fiorentino, con 25 dimissioni e altrettanti ingressi. Fa eccezione l’opg di Barcellona Pozzo di Gotto, su cui pende un sequestro sospeso fino a fine mese; qui si viaggia al ritmo di 120 dimessi l’anno e per i 148 ospiti rimasti sono pronte quattro strutture protette. La questione, però, non è il trasferimento degli internati da un istituto all’altro. La chiusura degli opg impone la «fine della cultura sulla salute mentale del passato», dice la responsabile del Forum Salute Mentale, Giovanna Del Giudice, con i territori "cenerentola" di cura. Il decreto, in realtà, sollecita le Regioni e la magistratura a individuare misure alternative all’internamento, potenziando i servizi sul territorio. Un orientamento che non considera «il loro indebolimento e gli accorpamenti di questi anni» e le condizioni di precariato degli operatori. Si utilizzi il tempo aggiuntivo, continua, per spostare il «focus dalle strutture speciali verso budget di cura individuali nella comunità, che favoriscano l’integrazione degli ex internati». Una proroga non è una buona notizia quando si parla di salute mentale. Significa che «per mesi delle persone continueranno a vivere in strutture inadeguate». Per il portavoce del Comitato Stopopg Stefano Cecconi, tuttavia, la soluzione non è costruirne di nuovi dove spostare «i folli autori di reati». La gran parte degli internati, difatti, può essere «affidata ai dipartimenti di salute mentale. Si usino perciò i 173 milioni previsti dalla legge per potenziare i servizi delle asl».
Aversa: «Nemmeno noi sappiamo cosa accadrà domani»
Lo dicono le mura alte, i cancelli e le grate a tutte le finestre: da qui è difficile uscire. Più delle barriere fisiche è il meccanismo giuridico, farraginoso e fuori dal tempo, a impedire alla libertà di prendere il volo. Puoi volare, ma non sai quando. Ieri uno dei 156 internati dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa "Filippo Saporito", giovane, non più di quarant’anni, con la barba e la voce strascicata e petulante, ripeteva: «Quando mi fate uscire? Quando mi fate uscire?», poi ha cominciato ad alzare la voce. Hanno gridato anche le guardie e lui si è calmato. Il fatto è che non lo sa nessuno quando uscirà. Potrebbe restare ad Aversa per tutta la vita.
C’è un uomo che è rinchiuso qui da 23 anni. Il codice penale è spicciolo e dispensa limbi di attesa e di sbarre: 2, 5 o 10 anni a seconda del reato commesso. Allo scadere del tempo se ne riparla. Ma se il recluso è ritenuto ancora pericoloso, la pena che non è pena e la cura che non è cura saranno prorogate per tanti anni ancora. E sempre ieri un altro recluso la libertà ha finito di assaporarla. Gli era stata riconosciuta dopo anni la "licenza finale di esperimento". La dizione dice tutto: l’affidamento a una comunità serve per appurare se davvero è in grado di muoversi libero tra la gente. È un esperimento. Dalla comunità si è però assentato. Al giudice ha detto che voleva andare a prendere un caffè. Lui non gli ha creduto e lo ha rispedito nell’ospedale, nello stesso reparto, nella stessa cella dal pavimento appiccicoso per il grasso accumulato. Esperimento fallito.
Quando è venuta qui, meno di un anno fa, la nuova direttrice, Elisabetta Palmieri, ha avuto in eredità una storia triste e spaventosa: una sfilza di suicidi e un paio di procedimenti in corso contro due guardie accusate (furono anche arrestate) di aver costretto un transessuale ad avere rapporti sessuali, e contro altre persone per aver fatto uso di letti di contenzione. Nel 2008 la Commissione europea per i diritti dell’ammalato in visita ad Aversa fece anche il conto di questi strumenti di vera tortura.
Il battesimo all’opg della direttrice Palmieri fu la morte di un recluso. Il suo compagno di cella gli diede fuoco con la bomboletta di un fornellino da campo. Da allora - decisione drastica - soltanto fornelli elettrici che possono essere utilizzati due ore al giorno. «La vigilanza - dice la direttrice - è massima. Me ne occupo personalmente, con continui controlli e ripetuti colloqui con i reclusi, così da prevenire azioni violente anche contro sé stessi». Il suicidio, appunto: «Non sono medico - dice - e non posso affermarlo con certezza, ma spesso la volontà suicida si matura in momenti di lucidità. Ad ogni modo, quale sia la molla, abbiamo formato un’equipe di prevenzione dei suicidi presente in ogni reparto con uno psicologo, uno psichiatra e un funzionario giuridico-pedagogico».
Le iniziative per dare un senso a una vita dietro le sbarre di ferro e dell’insanità mentale non mancano. Ci sono quelle dette in perfetto burocratichese "trattamentali": teatro, ippoterapia e art brut che si aggiungono ai corsi finanziati dall’Asl, i cosiddetti progetti terapeutici individualizzati. Mario, uno degli internati più anziani, è intento a colorare vasi fatti di cartapesta. È davvero bravo. «Il fatto stesso di portarli qui, fuori dal reparto - dice Angelo Russo, uno dei funzionari giuridico-terapeutico - è segno di una evoluzione». Indica Mario assorto a decorare un portamatite: «Quando si avverte la necessità di aprirsi, pur in una struttura chiusa, è segno dell’inizio di un percorso gradualizzato verso l’esterno».
La gran parte degli internati, spiega il responsabile sanitario, lo psichiatra Raffaello Liardo, è qui perché denunciata dalla famiglia per maltrattamenti: violenze che nascono da una sofferenza mentale. «Questo significa - dice Liardo - che anche quando viene meno la loro pericolosità e potrebbero uscire non hanno la famiglia disposta ad accoglierli, sicché con la carenza di strutture alternative, la libertà si allontana». Aversa, come gli altri cinque opg italiani chiuderà, - secondo la proroga - a fine aprile del 2014. Il primo termine, il 31 di questo mese, si è rivelato impossibile da rispettare perché le Regioni, chiamate ad offrire strutture alternative, non hanno mantenuto gli impegni. Negli opg destinati a scomparire, però, continuano ad arrivare ammalati, perché le norme del codice che dispongono l’internamento restano le stesse. Ad Aversa sono arrivati negli ultimi mesi anche pazienti di altre regioni, dalla Puglia e addirittura dalla Sicilia, per il sequestro dell’opg di Barcellona Pozzo di Gotto, con un disagio soprattutto per i familiari che per le visite sono costretti a lunghi viaggi.
Quest’anno in più dà un po’ di respiro a tutti. «È difficile operare - dice la direttrice Palmieri - in una situazione di incertezza. Nemmeno noi sappiamo che succederà domani». Cosa succederà domani ai Mario o ad Antonio che in questo luogo da dove è difficile uscire ha fatto entrare la poesia. Ci regala un suo verso: «La vita è un battito di cuore e un pensiero nella mente». Fa quasi il paio con la contessa Bellentani alla quale fu concesso di tenere qui un pianoforte e la sera scioglieva i nodi della sua follia nei notturni di Chopin.
Castiglione, l'istituto modello ha già un piano
di Francesca Gardenato
«Se da paziente mi chiedo cosa sarà di questo Opg e delle nostre sorti, è perché qualcosa di buono c’è, solo che va migliorato». Il punto di vista di Federica non si ferma qui, ma si libera in un suggerimento: «Dovrebbe essere aperto verso l’esterno e non chiuso al suo interno come adesso». Lei guarda avanti, forse anche perché è ospite di quella che è considerata una struttura modello, l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. Attrezzato con 193 posti (ora però ci sono un centinaio di pazienti in più), immerso nel verde, non ha guardie carcerarie, ma solo medici, infermieri e operatori sociosanitari, oltre a psicologi, educatori e assistenti sociali. In tutto 170 persone.
«Appena conosciuto questo ospedale da dentro, è iniziata la fase professionale più gratificante della mia vita - racconta Anita Ledinski, che da otto anni lavora a Castiglione -. Questo non è solo un istituto penitenziario per persone affette da malattie psichiatriche che hanno commesso un reato, è una struttura che fornisce assistenza, terapie e un iter di riabilitazione che passa anche attraverso l’amore e la fiducia che ricevono, grazie agli operatori e a quanti con professionalità le seguono nel loro cammino, affrontando anche dei rischi».
Per la giustizia i 280 internati, tra cui un’ottantina di donne, sono incapaci di intendere e volere. Sono invece solo pazienti da assistere per gli operatori che, spiega lo psichiatra Antonino Calogero, direttore sanitario dell’Opg fino all’anno scorso, «devono funzionare da supporto "materno"», essere «in grado di aiutarli a ripristinare le parti bloccate da disperazione e annichilimento. Aiutano le persone che arrivano qui confuse e disorientate, nella cura del sé e in tutti gli aspetti più umani della vita quotidiana».
Una struttura modello non solo per il presente, ma anche per il futuro, visto che esiste già un’idea di come dovrà cambiare in vista della chiusura, slittata di un anno. «Si tratta di archiviare l’attuale assetto organizzativo basato su grandi reparti e di andare verso piccole strutture», spiega il direttore sanitario Ettore Straticò, preservando però «la professionalità del personale, che ha sempre lavorato ottimamente». L’ipotesi più realistica, chiosa il primario del reparto femminile Arcobaleno, Ettore Vernizzi, «consiste nel frazionare l’attuale Opg in sei comunità da non più di 20 posti letto ciascuna, di cui almeno una femminile. Credo che il "modello Castiglione" sia allo studio da parte di molte Regioni e Provincie autonome, a giudicare dalla numerose visite di esperti che stiamo ricevendo».
L’obiettivo, come ovvio, è di evitare che l’esperienza e la professionalità accumulate vadano disperse. Ma soprattutto la filosofia che guida gli operatori: coniugare nel tempo l’applicazione delle misure di sicurezza con la cura e il recupero del malato di mente, autore di reato, secondo un modello puramente sanitario. Da qui l’avvio di contatti con la Regione, sottolinea Straticò, per individuare «una serie di percorsi» che hanno permesso già di localizzare «le sedi dove spostare i pazienti». E consentire loro di proseguire il percorso di recupero personalizzato che punta al reinserimento lavorativo, abitativo e sociale. E per favorirlo gli internati fanno attività sportive (in palestra e piscina) e culturali frequentando l’atelier di pittura, la biblioteca e il cineforum o incontrando personaggi famosi. E il lunedì arriva anche il parrucchiere...
VII° FORUM NAZIONALE SALUTE MENTALE 10 anni per la salute mentale 20 e 21 marzo 2013 - Centro Congressi Frentani - ROMA
PODCAST - Sessione n. 3: OPG Rischiare visioni radicali
Roma, 21 Marzo 2013
Alla fine il Governo ha deciso di rinviare la data di chiusura degli OPG: leggeremo il testo definitivo del decreto per esprimere una valutazione compiuta. StopOPG aveva denunciato il pericolo di soluzioni improvvisate, di fronte al ritardo nell’attuazione delle norme sul superamento degli OPG (magari miniOPG affidati a cliniche private) e dichiarato come inaccettabile un rinvio senza vincoli e precisi impegni per chiuderli davvero:
- dare priorità alle misure di sicurezza alternative all'Opg, con dimissioni per tutte le persone internate in “proroga” (la regola deve essere la dimissione a fine misura, non la proroga dell’internamento)
- un’unica authority Stato Regioni per seguire e promuovere il processo di chiusura degli OPG e commissariamento per le regioni inadempienti.
Perché il problema non è il ritardo nell’apertura dei "miniOPG regionali", le strutture speciali previsti dalla legge 9/2012 al posto degli attuali sei Opg, dacché StopOpg chiede di non farli ma di usare invece il budget previsto per chiudere gli OPG per potenziare i servizi di salute mentale delle ASL. L’alternativa agli OPG non poteva e non può essere quella dei manicomi regionali.Per abolire definitivamente gli OPG, terribili residui della logica manicomiale che prevede un trattamento speciale per i “folli autori di reato”, occorre cambiare il codice penale. Ma intanto oggi si possono superare gli Opg, scongiurare l'apertura al loro posto dei manicomi regionali (miniOpg), e cosi tornare allo “spirito originale” della “Riforma Basaglia”, la legge 180, che, chiudendo i manicomi, restituì dignità e cittadinanza alle persone malate di mente.
Per il comitato: Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Denise Amerini
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